Residence, manda il figlio in vacanza dai nonni e riceve lo sgombero: il Tar dà torto al Comune

Il tribunale ha annullato la comunicazione di revoca dell'assistenza alloggiativa

La decisione del Campidoglio di sgomberare una famiglia residente in un centro per l’assistenza alloggiativa per aver mandato il figlio di dieci anni in vacanza senza prima comunicarlo agli uffici competenti è una misura “manifestatamente ingiusta e irragionevole” oltre che “priva di riscontro nella disciplina di riferimento”. Il Tribunale amministrativo del Lazio ha così annullato la comunicazione di avvio del procedimento di revoca dell’assistenza alloggiativa, con disposizione di sgombero immediato, emesso dal dipartimento Politiche abitative nei confronti di una famiglia residente nella struttura di via Tovaglieri, a Tor Tre Teste, destinata in via provvisoria a quanti vivono una condizione di disagio abitativo in attesa di una casa popolare.

La comunicazione oggetto del ricorso risale al luglio del 2018. Alla fine di giugno Gina e suo marito, che vivono in quel residence dal 2010, avevano mandato il figlio di dieci anni in Romania dai nonni. “Dopo tanti anni di disoccupazione mio marito aveva finalmente trovato un lavoro”, aveva raccontato Gina a Romatoday pochi giorni dopo aver ricavuto quella lettera. “Non potevamo permetterci una baby-sitter così abbiamo mandato nostro figlio in vacanza dai nonni in Romania. Non pensavo di doverlo comunicare all’amministrazione anche perché io, mio marito e la mia figlia più grande non ce ne siamo mai andati”.

Il video: manda il figlio in vacanza e finisce sotto sgombero

Una volta informata di questo Gina, il 10 luglio, inoltra la richiesta di autorizzazione all’allontanamento al dipartimento Politiche abitative che però la rigetta perché ormai i giorni erano andati oltre il numero consentito, ovvero venti. Così il 9 agosto Gina riceve dal dipartimento la comunicazione di avvio del procedimento di revoca: lei e la sua famiglia non hanno più diritto all’assistenza alloggiativa e devono lasciare la struttura altrimenti rischiano lo sgombero. Scatta anche una multa: 57,69 euro al giorno, oltre 1600 euro al mese.

Il 10 dicembre 2019  il Tar del Lazio ha accolto il ricorso di Gina e annullato la comunicazione emessa dal Campidoglio. “L'assistenza alloggiativa è prestata nei confronti dell'intero nucleo familiare”, si legge nelle motivazioni, “e non del suo singolo componente”. La decisione dell’amministrazione di rendere impossibile l’allontanamento anche di un singolo componente della famiglie per i giudici determina inoltre “un'ingustificata compressione delle normali esigenze di vita e relazionali della persona”.

Gina ha quindi vinto la battaglia. La prima battaglia. Perché al Tar sono stati depositati altri due ricorsi: quello contro il provvedimento di revoca vero e proprio seguito alla comunicazione e quello contro l’esclusione dal nuovo servizio di assistenza alloggiativa, i Sassat, scattato non perché Gina non avesse i requisiti ma come conseguenza del provvedimento di revoca.

“Attendiamo a breve l’esito del secondo ricorso”, spiega l’avvocato Pierluigi Alessandrini. “Dal momento che il Tar, nella sentenza già emessa, si è espresso nel merito della questione confidiamo nel fatto che anche questo secondo procedimento sia a noi favorevole. In teoria, a cascata, dovremmo ottenere anche l’annullamento dell’esclusione dal nuovo servizio di assistenza”, aggiunge l’avvocato.

“Quando sono venuta a conoscenza della notizia sono scoppiata a piangere”, racconta Gina. “So che ancora devo attendere ma vedo la fine di un incubo. È oltre un anno che viviamo con la paura che ci buttino per strada dall’oggi al domani. Ora spero di essere riammessa al Sassat e al buono casa”. Sempre con il sogno di vedersi assegnata una casa popolare.

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Contattato da Romatoday, l'assessorato Politiche Abitative non ha commentato la sentenza del Tar. 

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