Sgombero Capranica, il trasporto scolastico genera dubbi: "Siamo tutti lontani, come funzionerà?"

Movimenti in una nota: "E' l'ennesimo spreco di soldi. Servono soluzioni dignitose"

Uno dei centri di accoglienza dove sono ospitate le famiglie (Immagine di repertorio)

Dubbi e proteste. Le soluzioni messe in campo dal Campidoglio per garantire la continuità scolastica dei bambini sgomberati lo scorso 15 luglio dall’ex scuola di Cardinal Capranica, a Primavalle, non convincono le famiglie interessate e sollevano le critiche dei movimenti per il diritto all’abitare. La soluzione individuata è stata annunciata due giorni fa mezzo stampa, a distanza di pochi giorni dal suono della prima campanella: “Tutti i bambini della scuola dell’infanzia e delle elementari e i ragazzi delle medie attualmente ospitati nelle strutture di accoglienza di Roma Capitale e provenienti dallo stabile di via Cardinal Capranica usufruiranno gratuitamente del trasporto scolastico”, le parole dell’assessora alle Politiche sociali Laura Baldassarre.

Tramonta, quindi, la possibilità di garantire la continuità scolastica grazie all'individuazione di soluzioni abitative nel quartiere di provenienza. Strada che era stata percorsa inizialmente dalle istituzioni ma che non ha mai trovato uno sbocco. La soluzione inoltre per quanti hanno accettato l’accoglienza nei centri e non per le famiglie che hanno deciso di trovare soluzioni autonome da parenti e amici o in altre occupazioni della città. 

Parla il padre del bambino simbolo: "Non so dove andrà a scuola"

La prima preoccupazione è di natura logistica, dal momento che i tre centri dove sono state trasferite queste famiglie non sono distanti solo dal quartiere di provenienza ma anche tra di loro. “Ci farebbe piacere sapere come funzionerà, dato che i nuclei familiari che hanno accettato ‘l'accoglienza’ predisposta da Roma Capitale sono stati disseminati su tutta la città. Ci sono bambine e bambini a piazza delle Gardenie, a Tor Vergata e a via del Casaletto che dovrebbero essere "trasportati" quotidianamente. Per cui ci immaginiamo levatacce e mugugni prima di iniziare un tour nel traffico romano” si legge in una nota dei movimenti per il diritto all'abitare e di Roma non si chiude.

Non solo. A distanza di quasi due mesi non si conosce ancora dove finiranno queste famiglie ospitate in centri di accoglienza. “Ci stupisce l'ennesimo spreco di risorse pubbliche per gestire questo 'servizio', che va ad aggiungersi alla spesa di circa 20 euro a persona”, si legge ancora nella nota. “Non sarebbe stato più economico (e rispettoso della continuità non solo scolastica, ma di vita delle persone coinvolte) garantire soluzioni alloggiative dignitose e permanenti nel territorio in cui molti minori sono nati, cresciuti e hanno abitato fino a ieri?”.

Ad oggi, l’unica soluzione sul piatto è il sostegno all’affitto da 516 euro che viene sbloccato qualora queste famiglie riescano a trovare autonomamente appartamenti sul mercato privato. “Chi oggi vive nei centri di accoglienza non sa ancora se e come possono usare questi soldi, se spetteranno a tutti e quanti saranno effettivamente”, denuncia Sukena, che fino al 15 luglio ha abitato nell’ex scuola di Cardinal Capranica. “Molte famiglie senza busta paga o garanzie economiche hanno paura di non ottenere nulla rivolgendosi autonomamente al mercato privato con la sola garanzia del Comune. Sembra tanto che la soluzione dei trasporto gratuito sia stata avanzata per nascondere il fatto che non è stata trovata alcuna soluzione per queste famiglie”. 

Per questo lunedì 9 settembre alle 16, in piazza Alfonso Capecelatro a Primavalle scatterà la protesta di movimenti per il diritto all’abitare e Roma non si chiude finalizzata a chiedere il “mantenimento degli impegni presi nei tavoli di confronto con gli occupanti, i movimenti e i sindacati presenti. La Roma solidale che si è mobilitata prima, durante e dopo lo sgombero di Cardinal Capranica non ha nessuna intenzione di lasciare sole le famiglie e i singoli sgomberati con l'uso massiccio di divise e mezzi, né ha dimenticato i bambini e le bambine che quel giorno hanno perso la propria casa e la serenità”. 

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