Casa, in Aula i Cinque Stelle votano con il Pd: "Raggi fermi il piano sgomberi senza le alternative"

L'ordine del giorno proposto dall'opposizione di centrosinistra è stato appoggiato dalla maggioranza pentastellata

L'Aula Giulio Cesare (ANSA/RICCARDO ANTIMIANI)

Niente sgomberi senza “una dignitosa sistemazione delle persone”. A poche ore di distanza dall’ennesimo tavolo in Prefettura e con i movimenti per il diritto all'abitare e i sindacati in presidio sotto le finestre di Palazzo Senatorio, l’Assemblea capitolina ha preso posizione sul piano sgomberi della prefettura. E lo ha fatto con un via libera trasversale, con la maggioranza pentastellata che ha dato il proprio voto favorevole a un ordine del giorno firmato dall’opposizione di centrosinistra (Pd, lista civica Roma torna Roma e Sinistra per Roma) presentato nel corso del Consiglio tematico convocato proprio sull’emergenza abitativa e sul piano prefettizio.

In particolare il testo, approvato con 26 voti favorevoli e solo i due contrari dei consiglieri Fdi, impegna la sindaca di Roma, Virginia Raggi, e la Giunta a non applicare il piano degli interventi di sgombero per 23 immobili, della durata di sette anni, adottato dalla prefetta di Roma, Gerarda Pantaleone, il 18 luglio 2019 se prima non vengono definite “azioni di accompagnamento in grado di garantire da un lato la dignitosa sistemazione delle persone sgomberate, dall'altro la tenuta dello stato sociale della città”.

Per dare risposte alternative, si legge ancora nel documento, l’Aula chiede di prevedere  “l'attivazione di un programma di edilizia residenziale pubblica per aumentare l'offerta di alloggi a canone sociale”, l'attuazione “di un piano strutturale abitativo” da “reperire anche attraverso forme di recupero e autorecupero, a partire dall'immenso patrimonio pubblico e privato inutilizzato” prevedendo anche che gli immobili di proprietà privata rimasti a lungo inutilizzati vengano acquisiti “per pubblica utilità volta a contrastarne il degrado”.

Visti i costi sostenuti per le famiglie sgomberate dall’ex scuola di via di Cardinal Capranica, oltre duemila euro a famiglia al mese in un centro di accoglienza, l’ordine del giorno approvato dall’Aula chiede inoltre, qualora si proceda con le operazioni di polizia, di presentare all’Aula con una delibera il “programma degli interventi e dei costi” dell’assistenza provvisoria.

Il voto arriva a poche ore dalla riunione del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica con al centro lo sgombero degli ex uffici di viale del Caravaggio dove vivono circa 350 persone. L’operazione era stata programmata già per il 31 gennaio scorso, poi sospesa di fronte all’impegno da parte della Regione Lazio di provvedere all’approvazione di un provvedimento che destini il dieci per cento degli immobili popolari alle famiglie che devono lasciare gli stabili occupati. Un provvedimento che dovrebbe arrivare proprio in queste ore nel corso della discussione del collegato al Bilancio. Anche il voto espresso nel corso del consiglio comunale straordinario sull’emergenza abitativa va nella direzione di fermare gli sgomberi.

“Stiamo lavorando al tavolo della prefettura”, ha commentato a Romatoday l’assessora alle Politiche abitative, Valentina Vivarelli. “Non è Roma Capitale che sceglie quale immobile sgomberare. La situazione è sempre molto difficile da affrontare, lo è sempre stata ed è chiaro che lo è anche per noi adesso ma stiamo portando avanti un lavoro molto collaborativo. L’Aula si esprime e ci dà un indirizzo ma non possiamo decidere noi”.

E se opposizione di centrosinistra e Movimento cinque stelle sono concordi nel chiedere uno stop agli sgomberi, diverso è il nodo delle alternative da mettere in campo. La maggioranza pentastellata ha infatti chiesto, con un suo ordine del giorno, “l’istituzione di un tavolo di lavoro con la Regione Lazio” per ripensare la delibera approvata dalla prima giunta Zingaretti nel 2014 che stanziava fondi per reperire nuovi alloggi popolari destinandoli in parte anche a favorire lo svuotamento delle occupazioni e a quanti oggi risiedono nei costosi residence per l’emergenza abitativa. “Chiediamo di aumentare l’edilizia residenziale pubblica investendo i fondi ex Gescal solo per lo scorrimento delle graduatorie”, ha spiegato il presidente della commissione capitolina Patrimonio, Francesco Ardu.

Nel corso della seduta è stato approvato un secondo ordine del giorno a firma M5S per chiedere alla Giunta Raggi di aumentare il buono casa da 516 euro che era stato messo in campo nell’agosto scorso dopo lo sgombero dell’ex scuola di Primavalle ma del quale quasi nessuna famiglie che ne aveva diritto è riuscita ad usufruirne. Un particolare non da poco, dal momento che la misura è l’unica messa sul tavolo della Prefettura dal Campidoglio come alternativa alloggiativa per le famiglie sgomberate. L’ordine del giorno chiede inoltre di “aprire un confronto con la Prefettura e il Ministero degli Interni” al fine di concedere contributi economici e immobili da destinare a forme di assistenza alle persone che versano “in situazioni di fragilità sociale” subito dopo lo sgombero. Anche perché, ha ribadito l’assessora alle Politiche sociali, Veronica Mammì, nel corso della seduta, “il circuito assistenziale di Roma è saturo perché le emergenze e le fragilità sono tante e a oggi ha in carico fragilità derivanti da altri sgomberi” tanto che far fronte ad altre operazioni “oggi è complicato”.

La seduta è stata anche l’occasione per ribadire da parte della maggioranza capitolina, pur con qualche perplessità individuale non espressa ufficialmente, la contrarietà del Movimento cinque stelle in Campidoglio alla regolarizzazione delle famiglie senza titolo residenti nelle case popolari (non prevista per tutte) in discussione nelle stesse ore alla Pisana appoggiata dalla maggioranza di centrosinistra ma anche dalla capogruppo M5S Roberta Lombardi e dal presidente della commissione regionale Urbanistica, Marco Cacciatore.

“Bloccare gli sfratti nelle case popolari toglie ossigeno alle persone che hanno bisogno di una casa a un prezzo accessibile e umano”, le parole dell’assessora alle Politiche abitative, Valentina Vivarelli. “Sono contraria perché è una graduatoria indiscriminata mentre noi stiamo lavorando per assegnare le case a chi è in lista da anni. Siamo l’amministrazione che ha assegnato più case popolari”, ha affermato a Romatoday. “Mi dispiace che mai nessuno faccia domande sulle famiglie che stanno fuori ad attendere (ma solo sul destino delle famiglie sfrattate, ndr)”.

Oltre alla convergenza sull’ordine del giorno a favore dello stop agli sgomberi, dure critiche sono arrivate da parte dell’opposizione alle politiche abitative della Giunta Raggi. “A quasi quattro anni dall'insediamento la Giunta Raggi non ha neanche accennato all'unica strada possibile per garantire il diritto all'abitare: un piano pluriennale per l’edilizia residenziale pubblica”, l’appello di Stefano Fassina, di Sinistra per Roma. “Non basta il principio di legalità a guidare le istituzioni, bisogna credere nella giustizia sociale e porsi il problema delle persone e delle soluzioni successive agli sgomberi”, le parole della capogruppo della Lista Civica Roma Torna Roma, Svetlana Celli.

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Per l'opposizione ieri è stato però il giorno della “soddisfazione” verso l’approvazione dell’ordine del giorno che chiede di fermare gli sgomberi: “Anche se non ha l’imperatività di una delibera e Roma Capitale non può fermare un’ordinanza prefettizia", le parole del capogruppo capitolino del Pd, Giulio Pelonzi, "il messaggio che esce dall’Aula oggi è chiaro: sospendiamo l’applicazione dell’ordinanza sugli sgomberi”. 

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