Occupazioni, si lavora a nuova lista di sgomberi. Movimenti in piazza: "Ci difenderemo"

Priorità verrà data agli immobili giudicati instabili o a quelli su cui pendono provvedimenti giudiziari

Sugli immobili da sgomberare nella Capitale si riparte dal decreto che porta la firma del ministro dell'Interno Matteo Salvini. È quanto emerso dal Comitato per l’ordine e la sicurezza che si è tenuto questa mattina in Prefettura, alla quale hanno partecipato tutti gli enti coinvolti tra cui il Comune, la Regione e l’Avvocatura dello Stato. Una riunione tecnica che ha voluto analizzare gli effetti del decreto in materia di immigrazione e sicurezza e delle circolari attuative emanate dal Viminale il 1 settembre e il 19 dicembre scorso.

Il risultato è stato che la ‘mini-lista’ di 15 immobili il cui sgombero era stato definito prioritario verrà rivista (tra gli indirizzi che dovrebbero restare ci sono via di Caravaggio, via Cardinal Capranica, via Tiburtina all’altezza di San Basilio e l’ex Hotel 4 Stelle sulla Prenestina). Sul tavolo è tornato l’elenco con le 88 occupazioni che verranno ordinate in termini di urgenza sulla base di due elementi: verrà data priorità ai palazzi giudicati instabili dal punto di vista statico e a quelli su cui pendono ordinanze di sequestro preventivo o provvedimenti di rilascio, che al momento sono 22 e che con molta probabilità saranno i primi ad essere oggetto di queste operazioni.

La strada degli sgomberi alla luce delle nuove disposizioni, però, pone alcune 'questioni' tecniche per una città dove, si stima, vivono in occupazione oltre 10 mila persone. Numeri alti che richiedono una quantità di 'alloggi alternativi' che Comune e Regione non hanno a disposizione, soprattutto considerando che il nuovo decreto pone tempistiche da rispettare: 90 giorni dal momento della sentenza di rilascio estendibile fino ad un anno su richiesta della Prefettura in caso di necessità. Tempi oltre i quali i proprietari potrebbero avvalersi economicamente sulle istituzioni competenti. 

La riorganizzazione del lavoro dei prossimi mesi però non ha fermato l’iter per arrivare allo ‘sgombero concordato’ della palazzina di via Carlo Felice iniziato ormai nel settembre scorso. Secondo quanto si apprende Comune, Regione e proprietà, la società Sidief controllata da Bankitalia, dovrebbero aver trovato la quadra sugli appartamenti che ospiteranno i circa 32 nuclei familiari (molti dei quali composti da una sola persona) che attualmente ci vivono. Il Comune metterà a disposizione un immobile del proprio patrimonio disponibile in via Giolitti per 13 famiglie, anche se, secondo quanto apprende Romatoday, queste famiglie resteranno in attesa in un altro alloggio in quanto in quel palazzo vanno effettuati dei lavori di ristrutturazione. 5 appartamenti sono invece stati messi a disposizione dalla proprietà e altri 5 dalla Regione. 

Da questa mattina il Comune è impegnato ad intrecciare i dati in suo possesso per decidere come riallocare le famiglie. L’operazione dovrebbe concludersi entro il 31 gennaio. Anche per gli altri immobili si dovrebbe seguire lo stesso iter che ha visto sedersi attorno a un tavolo Comune, Regione e Prefettura (e nel caso anche la proprietà). Laddove non ci fosse disponibilità di immobili alternativi, in presenza delle cosiddette fragilità, il prefetto potrebbe decidere di differire lo sgombero di un anno al massimo. Un iter dal quale sono invece rimaste fuori le palazzine sgomberate martedì scorso a Tor Cervara. 

Mentre negli uffici della Prefettura era in corso il Comitato per l’ordine e la sicurezza piazza Santi Apostoli si è riempita di manifestanti dei movimenti per il diritto all’abitare, sindacati degli inquilini, abitanti dei residence, occupanti e senza casa, sgomberati e sotto sfratto: “Di fronte a nuovi sgomberi non resteremo a guardare” il messaggio. Lo avevano già detto giovedì scorso in Campidoglio. Lo hanno ribadito oggi. E sono pronti farsi sentire anche sotto le finestre della Regione Lazio il prossimo 7 febbraio.

“Siamo qui per dire che non si inventassero pretesti in merito alla stabilità degli alloggi per dare il via libera agli sgomberi” spiega Gianluca Staderini dei movimenti per il diritto all’abitare. Il riferimento è soprattutto all’ex Hotel 4 Stelle sulla Prenestina, giudicato inagibile in seguito a un incendio che ha coinvolto una piccola parte della struttura, e all’occupazione di via del Caravaggio, anch’essa colpita da un incendio in seguito al quale due piani sono stati definiti inutilizzabili. “Non solo le condizioni delle occupazioni sono stabili ma continuano a costituire l’unica risposta al disagio abitativo di migliaia di famiglie”. Per questo, la posizione della piazza, “se interverranno con degli sgomberi ci troveranno ai nostri posti per difenderci con ogni mezzo necessario. In un momento in cui le persone muoiono per strada a causa del freddo non è possibile pensare di buttare per strada le persone”.

In piazza questa mattina anche alcune delle persone che sono state sgomberate martedì 15 gennaio da due palazzi a Tor Cervara e “buttati in mezzo a una strada senza alternative”. Rischiano di perdere un tetto sopra la testa anche gli inquilini dei residence per l’assistenza alloggiativa dove sulle circa 1200 famiglie presenti 533 sono state escluse dal nuovo servizio Sassat. Anche loro hanno fatto sentire la propria voce: “La maggior parte di noi è fuori per problemi nella presentazione dei documenti. Siamo pronti a mobilitarci”. Presenti anche gli inquilini delle case popolari di Ostia a rischio sfratto. 

Fabrizio Ragucci, segretario romano dell’Unione Inquilini punta il dito contro le istituzioni: “Non dovremmo essere qui per un Comitato per l’ordine e la sicurezza” attacca “ma per una cabina di regia che affronti le difficoltà abitative delle persone in disagio economico e sociale. Chiediamo di attivare gli strumenti previsti dalle norme quali una mappatura degli immobili pubblici inutilizzati, il cui impiego potrebbe dare una risposta al problema, e la verifica delle condizioni abitative delle persone presenti in questi immobili e non un’astratta fragilità. La nostra non è una critica rivolta solo ai Cinque Stelle, presto protesteremo anche in Regione: chiediamo a tutte le istituzioni di dare delle risposte”. 

Giacomo Gresta, di Asia Usb, punta il dito verso la Regione guidata da Nicola Zingaretti: “Oltre alle responsabilità del governo giallo-verde e della Raggi, crediamo che anche la Regione a guida Pd non si debba sottrarre alle sue responsabilità. In primis ci devono dire dove sono finiti i soldi della delibera sull’emergenza abitativa, perché sui circa 270 milioni di euro solo 90 sono stati impiegati. Siamo pronti a dare battaglia anche sul fronte delle case popolari: sanatoria da un lato e possibilità dell’aumento degli affitti dall’altro, decine di inquilini sono sul piede di guerra”. 

Il presidio si è sciolto poco dopo l’una del pomeriggio. La Roma del disagio abitativo si lascia con un nuovo appuntamento già fissato sul calendario: il prossimo 7 febbraio davanti alla Regione Lazio a Garbatella. Prima ancora, però, l’appuntamento è per un’assemblea pubblica che si terrà martedì prossimo 22 gennaio alle ore 17 al teatro Mongiovino in via Giovanni Genocchi, non molto distante dalla sede della Giunta della Regione Lazio. La ‘chiamata’, fanno sapere dai movimenti, “è per tutta la città”.  

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