Sfratti, in Tribunale i procedimenti ripartono in modalità anti-covid. L'allarme: "Rischio impennata"

L'allarme arriva dal sindacato Sunia: "Discriminato chi non può avvalersi di un avvocato"

Se l’esecuzione degli sfratti è bloccata fino al 1 settembre 2020 a causa dell’emergenza Coronavirus, non lo sono i procedimenti che portano allo sfratto che, quindi, con la riapertura del tribunale avvenuta l’11 maggio scorso, stanno ripartendo. Come riportato infatti anche nel protocollo emesso il 23 aprile scorso dalla presidente della Sezione VI del Tribunale Civile di Roma per lo svolgimento delle udienze civili di concerto con l’Ordine degli Avvocati romano “le disposizioni normative in vigore non prevedono alcuna sospensione dei pagamenti” degli affitti. I procedimenti di convalida di sfratto, quindi, rispettando tutte le disposizioni di sicurezza previste per l’accesso al Tribunale, sono ripresi dall’11 maggio “con trattazione scritta” per alcuni specifici casi mentre i giudici dal 15 giugno potranno procedere anche con “udienze straordinarie, da tenersi eventualmente anche il pomeriggio fino alle ore 15.30 scaglionate ogni trenta minuti al fine dello smaltimento dell'arretrato”, si legge nel protocollo.

La notizia è stata diffusa dal sindacato degli inquilini Sunia di Roma e del Lazio con il segretario romano, Emiliano Guarneri, che ha lanciato l’allarme su una molto probabile impennata degli sfratti fino a raddoppiarli se non a triplicarli: “Una nuova stagione di sfratti è prevedibile, anzi forse già decretata”, scrive in una nota. Dal momento in cui i procedimenti di sfratto per morosità “sono provvedimenti speciali in cui l’intimato può difendersi personalmente”, le modalità previste per l’emergenza coronavirus, con personale di servizio presente ridotto, accesso fisico in tribunale più limitato possibile e riduzione delle tempistiche per procedere alla convalida di sfratto in mancata presenza dell'intimato, passate da un’ora a 30 minuti, “discriminano di fatto, anche se involontariamente, tutti gli intimati che non possono avvalersi della difesa di un avvocato”.

In particolare, per il sindacato, tra gli elementi che penalizzeranno quanti non possono essere difesi da un legale che conosce le procedure c’è la riduzione delle tempistiche della cosiddetta ‘ora contumaciale’, il tempo concesso alla parte chiamata in causa per costituirsi in giudizio, che è stato ridotto a 30 minuti. Questa decisione, continua Guarneri, “penalizza chi non è a conoscenza dei protocolli, e probabilmente neppure in grado di capire se l’atto è stato notificato nei termini”.

Nell’atto di citazione per la convalida di sfratto, continua, “viene indicata la data dell’udienza con l’indicazione che si terrà alle ‘ore di rito’, ma prima chi non era assistito da un avvocato aveva un’ora di tempo per andare nelle cancellerie o allo sportello telematico di informazione posto in Viale Giulio Cesare 54 B dove pure qualcuno di buona volontà lo avrebbe indirizzato”. Il rischio inoltre è che non avrà i soldi per farsi difendere da un avvocato “così come stanno le cose, salvo errore, non potrebbe neppure entrare in Tribunale per informarsi se c’è udienza o no e comunque sarebbe escluso dalla conoscenza con certezza della data, legata a comunicazioni informatiche riservate ai difensori costituiti”.

“Stiamo evidentemente in presenza di una burocrazia sbilanciata verso una miope legalità in queste occasioni e distratta quando si tratta di assegnare prontamente i contributi all’affitto concessi dalla Regione Lazio e a una classe politica nazionale che sembra non capire né i tempi né la giusta misura per l’approvazione per un decreto di sostegno economico strutturale che aiuti le famiglie”, commenta Guarneri.

La crisi economica generata dall’epidemia di Coronavirus ha infatti indebolito, se non azzerato, i redditi di centinaia di famiglie che hanno dovuto far fronte alla sospensione delle attività lavorative o addirittura alla loro scomparsa, soprattutto nel caso del lavoro precario o in nero. Famiglie che oggi hanno difficoltà nel pagamento degli affitti. L’allarme sull’incremento degli sfratti a causa dell’emergenza Coronavirus è stato lanciato fin dall’inizio dell’epidemia con i sindacati degli inquilini che temono che, in assenza di misure, nei prossimi mesi si arrivi a raddoppiare, se non a triplicare, le richieste di sfratto cittadine che negli ultimi tempi hanno oscillato tra le 6 e le 7 mila nuove richieste all’anno. Le proposte per far fronte a questa situazione avanzate dai sindacati degli inquilini e dai movimenti per il diritto all’abitare sono diverse, dal finanziamento del fondo per il sostegno all’affitto a sgravi verso i proprietari che riducono o sospendono il pagamento dei canoni fino ad arrivare alla richiesta di sospensione del pagamento degli affitti e di tutti gli sfratti fino al 2021.

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Per Guarneri, “per evitare la prevedibile ‘stagione degli sfratti’ si dovrebbe disporre che i vengano sospesi fino a quando non sarà ripreso il normale e libero svolgimento della vita civile, con la cessazione dell’allarme Covid19” oppure “si precisasse che non potrà essere emessa convalida di sfratto nei casi in cui il conduttore dimostri che la sua situazione reddituale si è azzerata o ridotta solo ad assicurarne la sussistenza, favorendo l'assunzione di accordi che possano determinare almeno temporaneamente, a seconda dei casi, una congrua riduzione del canone fissando un termine successivo per versare al locatore gli importi non corrisposti da marzo 2020” conclude Guarneri secondo il quale andrebbe "adeguatamente finanziato per un periodo medio/lungo un provvedimento di sostegno al pagamento del canone in favore dell’inquilino ed un altrettanto adeguato provvedimento di sgravio fiscale verso i proprietari che sospendono o riducono sensibilmente i canoni".

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