Truffati e sfrattati: la beffa del piano di zona A5 Spinaceto

Non solo le indagini, 15 famiglie sono sotto sfratto

Truffati e sotto sfratto. Dopo Longoni, Castelverde e Tor Vergata è il momento del piano di zona 'A5 Spinaceto'. Nelle palazzine di via Sante Bastiani 18-20, tornate proprio oggi agli onori della cronaca con la notizia dell'iscrizione nel registro degli indagati di parte degli ex vertici della società costruttrice e di alcuni funzionari comunali, 15 famiglie su 60 sono sotto sfratto. 

Come emerge anche dall'avviso di conclusione delle indagini, il Consorzio Regionale Coop. Edilizie Vesta Scrl, non avrebbe sottratto dal prezzo finale i finanziamenti regionali erogati proprio per mantenere 'calmierati' i canoni di affitto e avrebbe omesso di presentare le opere migliorative “corredate dal prescritto assenso” degli inquilini. Risultato: quelle case, destinate a famiglie a basso reddito, sono state affittate praticamente a prezzi di mercato. Dopo le prime indagini, partite per una denuncia del sindacato Asia Usb, il 28 novembre del 2012 scatta il sequestro preventivo degli immobili di via Sante Bastiani. Ai singoli inquilini viene affidata la custodia giudiziale delle proprie abitazioni. 

“Quando siamo entrati nel 2010 non pensavamo di dover pagare questi importi. È così che alcuni di noi non sono più riusciti a sostenere le spese” denunciano alcuni degli inquilini, che preferiscono rimanere anonimi. Molti di loro hanno già ricevuto più visite da parte dell'ufficiale giudiziario e la paura è che “presto si intervenga con la forza pubblica”. Il numero degli sfratti, denunciano inoltre, potrebbe aumentare. “Sono già arrivati nuovi atti di diffida che intimano agli inquilini di mettersi in regola con i pagamenti. Se ciò non avverrà, è probabile che scatteranno nuovi sfratti”. 

A far partire le “intimazioni di sfratto per morosità” il commissario liquidatore del Consorzio, sottoposto a procedura di 'liquidazione coatta amministrativa' dal marzo del 2015. La situazione delle 15 famiglie che rischiano di essere cacciate dalle loro abitazioni sono diverse da caso a caso. “Il mio canone, per anni è stato di circa 700 euro” racconta uno degli inquilini sotto sfratto. “Tra oneri accessori e Iva su entrambe le voci il prezzo finale sforava gli 800 euro. E oggi, dopo il ricalcolo, ammonta a poco meno di 700 euro tanto che, al momento dell'intimazone di sfratto nel gennaio del 2017, mi venne imputata una morosità complessiva di oltre 20 mila euro” conclude. Qualcuno arrivava ad importi anche più alti: “Il mio affitto, per una casa da 80 metri quadrati, partiva da 880 euro che con iva e oneri arrivava a sforare i mille euro. Con le nuove tabelle mi hanno tolto circa 180 euro, ma il canone rimane alto”. 

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I parcheggi non finiti

Per la realizzazione del piano di zona di Spinaceto il consorzio ha ricevuto quasi 4 milioni di euro (3.981.231,19 euro) pari a circa il 60% del costo totale di costruzione. "Circa la metà di questi in 'conto capitale' ovvero a fondo perduto, e l'altra metà con finanziamento agevolato da restituire dopo 30 anni e per i successivi 15 anni" spiegano. Tra le contestazioni avanzate nel 2012 dagli inquilini e dal sindacato Asia Usb figurava anche il calcolo delle migliorie agli immobili, che aveva fatto lievitare il costo al metro quadro di 1.762,76 euro. 

Oltre alle indagini, scattano anche le proteste. E così, nell'ottobre 2013, il Dipartimento programmazione e attuazione Urbanistica del Comune di Roma, al termine di un “procedimento di autotutela”, riconosce che dal prezzo massimo di cessione non era stato sottratto il finanziamento regionale e i canoni versati dagli inquilini erano “superiori a quelli dovuti per legge”. Si procede così al ricalcolo: “Dal prospetto regionale risulta che l'ammontare del contributo erogato in conto capitale alla società coop Edilizie Vesta arl è di euro 1.990.615,60”. Si legge ancora: “La mancata detrazione di quel contributo al momento dell'approvazione da parte degli uffici comunali […] è stata frutto di un mero errore”.  

Per gli inquilini, ancora oggi, i prezzi sono più alti del dovuto. “Ci siamo sempre opposti al versamento dell'Iva dal momento che nel disciplinare si specifica che non va versata. E in merito non è cambiato nulla, nemmeno dopo la pubblicazione delle nuove tabelle”. 

Non solo. “Una parte dei lavori non è mai stata terminata. Si tratta di parcheggi che avrebbero dovuto servire l'intero palazzo”. Oggi sono una striscia di prato “formalmente inaccessibile” stretta tra gli altri palazzi del piano di zona. Anche la rampa di accesso è chiusa da una rete metallica di fronte alla quale sono stati messi i cassonetti della raccolta differenziata. “Nel progetto iniziale avrebbero dovuto servire per liberare la strada per permettere il passaggio dell'autobus. Ma nulla di tutto ciò è accaduto”. La paura più grande, però, restano gli sfratti. Gli occhi sono puntati sul Campidoglio: “Perché nessuno interviene?”. 

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