Selva Candida attende il piano di recupero: "Sono passati due anni dagli incontri con i cittadini"

In cambio di nuove case e un centro commerciale dovrebbero arrivare nuovi servizi pubblici e strade

Una protesta dei cittadini del 2016

In base alle prime previsioni doveva essere pronto entro la fine del 2013. Il processo partecipativo è partito nel 2017. Al termine delle riunioni con i cittadini, il 25 gennaio 2018, l’assessore all’Urbanistica del Comune di Roma, Luca Montuori, finalmente annunciava che il progetto presto sarebbe diventato "concreto". Eppure oggi, nel gennaio 2020,  il piano di recupero di Selva Candida, nella zona ovest della città, appena fuori dal Grande raccordo anulare, non ha ancora ricevuto il via libera definitivo. Le due delibere che potrebbero dare il via ai cantieri non sono ancora approdate in Aula Giulio Cesare. “Oggi, 23 gennaio, compiamo due anni dalla chiusura del processo partecipativo”, denuncia Ida Dragonetti, residente della zona e promotrice, ormai un anno fa, di una petizione indirizzata al presidente dell’Assemblea Capitolina, Marcello De Vito, finalizzata ad ottenere informazioni, “e nonostante i vari incontri e le rassicurazioni non sappiamo che fine ha fatto il piano che dovrebbe portare opere molto importanti per rendere vivibile questa zona”,

Selva Candida è una delle tante zone di Roma nata in maniera abusiva. Strade senza marciapiedi, non illuminate o prive di fogne. Anche Selva Candida, come altre zone, è stata negli anni oggetto di una pianificazione pubblica finalizzata a sanare questi quartieri e a portare questi servizi. Il piano di recupero fa parte di questo disegno. Un disegno nel quale l’operatore privato costruisce cubature in cambio della realizzazione di opere pubbliche. Nel caso di Selva Candida il costruttore dovrebbe poter realizzare sei edifici per un totale di 320 appartamenti, il 30 per cento dei quali di edilizia sociale, e un centro commerciale per un totale di 105 mila metri quadrati. Sorgeranno là dove un tempo c’era il palazzone che avrebbe dovuto ospitare gli uffici dell’Alitalia, realizzato a metà degli anni ’70, abbandonato e lasciato inconcluso, poi raso al suolo con una carica di esplosivo il 21 giugno del 2010.    

Le risorse economiche derivanti da questo piano dovrebbero portare nuovi servizi: un asilo nido e soprattutto adeguamenti alla viabilità che al momento risulta molto congestionata e poco sicura per i pedoni. In particolare: una bretella tra via Cremolino e via Casal Del Marmo per raggiungere il Grande raccordo anulare, la messa in sicurezza di via di Selva Candida e la costruzione di una nuova strada parallela a via di Selva Candida da via Cremolino con proseguimento di tale opera fino all'interno dell'area ex Alitalia.

“Mi sono trasferita qui nel 2007. Ho comprato una delle abitazioni realizzate con un altro piano di recupero”, racconta Dragonetti. “Fin da allora ci era stata prospettata una riqualificazione dell’area in breve tempo. Ma a distanza di 12 anni stiamo ancora aspettando”. Il disagio è quotidiano. “Io mi muovo con i mezzi pubblici e quindi anche a piedi. Ogni giorno devo percorrere un tratto di strada senza marciapiede. I bus ti lasciano di fronte a montegne di terra o a muri perché le costruzioni abusive si sono prese anche l’ultimo centimento. A nessuno piace l’idea che arrivi nuovo cemento privato ma questo è l’unico modo per avere queste importanti opere pubbliche”.

Negli ultimi due anni più volte i cittadini hanno chiesto informazioni in merito al destino delle due delibere. “Esattamente un anno fa, con una petizione firmata da 227 persone, abbiamo chiesto al presidente dell’Assemblea capitolina di poter ottenere informazioni in merito”, continua Dragonetti, promotrice di quella petizione. “A febbraio del 2019 si è tenuta una commissione capitolina Urbanistica durante la quale è emerso che le due delibere necessarie a sbloccare la situazione (una con il piano di recupero vero e proprio, da sottoporre a parere regionale in quanto una variante, e l’altra solo con le opere pubbliche, ndr) erano pronte e che mancava solo l’acquisizione tramite esproprio di alcune particelle di terreno non di proprietà di Roma Capitale”.

Di fronte ad altri mesi di silenzio i cittadini mandano altre mail per ottenere informazioni. Con una mail del 4 giugno 2019 la presidente della commissione Urbanistica, Donatella Iorio, spiega che la prima delibera, quella relativa al piano di recupero urbano “si trova attualmente in vigilanza presso il Segretariato Generale”. Per quanto riguarda la seconda, quella sulle opere pubbliche, in relazone a un tratto di strada non è stato ancora terminato l’iter di esproprio delle particelle necessarie alla sua realizzazione. Si legge nella mail: “Si è in attesa di nulla osta da parte di Anas spa per la cessione delle particelle di proprietà del Demanio dello Stato propedeutico alla proposta di deliberazione di Assemblea Capitolina per l'immissione in possesso delle stesse”. Ad oggi nessuna novità. E i cittadini festeggiano il secondo anniversario della chiusura del processo partecipativo.

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