Befana a piazza Navona, Raggi furiosa con Meloni. L'assessore si scusa con Coia

Consiglieri contro l'assessore. La sindaca gli telefona, quindi le scuse e la parziale ritrattazione di quanto scritto alla giornalista de Il Messaggero

Raggi e l'assessore Meloni - Foto Ansa

"Lecito pensare ad un legame tra M5S e Tredicine". Le parole di Adriano Meloni, rese ad una giornalista de Il Messaggero via chat, hanno gelato il Campidoglio. Già dalla mattina l'attenzione di giunta e consiglieri è stata tutta per l'assessore allo Sviluppo economico, Turismo e Lavoro di Roma Capitale. "Ma come, facciamo tanto per raccontare che con noi i Tredicine hanno vita più complicata e che abbiamo riportato legalità nella festa e poi arriva lui e se ne esce così", è stato il ragionamento più gettonato. Resta? Va via? Lo cacciamo? Si dimette? Un rincorrersi di voci che a metà pomeriggio si è concretizzato in un'agenzia Dire che riportava lo stato d'animo della sindaca Raggi. 

Nell'agenzia la prima cittadina veniva descritta come infuriata con l'assessore, riferendosi in particolare al presunto accordo tra Coia e la famiglia Tredicine. Dal Campidoglio sarebbe partita una telefonata a Meloni per chiedere conto dei contenuti pubblicati.

Una presa di posizione non ufficiale arrivata dopo una serie di pressioni da parte dei consiglieri pentastellati che, compatti, hanno preso le difese del presidente della Commissione Commercio, Andrea Coia. Una sintesi, quella della Raggi, complicata. Di fatto le parole di Meloni disegnavano una situazione simile a quella che ha portato all'addio di Paolo Berdini. Con una differenza però: se Berdini era un assessore esterno, espressione di un'ala "sinistra" del movimento, Meloni è invece uomo di Casaleggio. Di conseguenza toccare lui, avrebbe significato andare ad intaccare equilibri delicati con i vertici. E per non smuovere equilibri delicati, si è scelta la strada della non ufficialità. 

Contemporaneamente però l'assessore Meloni è stato portato a più miti consigli, tanto che nel tardo pomeriggio è arrivata la nota riparatrice.

"Non c’è alcun legame tra il M5S e la famiglia Tredicine, meno che mai in merito all’organizzazione della Festa della Befana: chi scrive il contrario afferma il falso. Membri della famiglia Tredicine, infatti, hanno presentato ricorso al Tar contro il nostro bando e hanno criticato il nostro operato. Grazie a noi, chi intende partecipare alla gara per esporre e vendere in piazza Navona deve sottostare a criteri ben più rigidi rispetto al passato : abbiamo limitato fortemente l’incidenza dell’anzianità e, pertanto, favorito ricambio e rinnovamento degli operatori. A tal proposito mi scuso con Andrea Coia, presidente della Commissione Commercio in Campidoglio, per alcuni spezzoni di una chat privata riportati dalla stampa: si tratta di parole sicuramente fuori luogo. Abbiamo lavorato insieme per la riuscita della manifestazione e continueremo a farlo". 

Tutto tranquillo? Non proprio. In Campidoglio ormai Meloni è sfiduciato e i consiglieri vogliono la sua testa. Difficile immaginare una ricomposizione dei rapporti. Troppo pesanti le accuse mosse a Coia, giunte tra l'altro dopo mesi in cui i due hanno convissuto da separati in casa. Troppo evidenti le divergenze di vedute per immaginare una sintesi. Da un lato Meloni che chiede il rispetto del bando e della direttiva Bolkestein. Dall'altro, stando al racconto di Meloni al Messaggero, la linea dialogante di Coia con gli ambulanti. 

Si apre la caccia al sostituto, ma soprattutto prima c'è da affrontare il nodo Casaleggio. Come far digerire ai vertici il sacrificio di una pedina da sempre descritta come vicina alle posizioni dell'azienda più vicina al Movimento? 
 

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