Ondata di scioperi in Wind Tre: i lavoratori rifiutano straordinari e reperibilità

Nessun accordo con l'azienda, per i lavoratori braccia incrociate il 2 e l'11 aprile: "No a trasferimento collettivo da Roma a Milano e ad esternalizzazione data center"

I lavoratori di Wind Tre in sciopero. Dopo  i mancati accordi in sede sindacale e ministeriale, le segreterie nazionali di Slc Cgil, FISTel Cisl e UILCOM Uil hanno proclamato lo sciopero nazionale di Wind Tre per l'11 aprile. 

Sciopero Wind Tre l'11 aprile

Ad essere contestato dai sindacati il piano della compagnia telefonica che prevede l'esternalizzazione dei data center e il trasferimento di circa 130 risorse del comparto finanza e controllo da Roma a Milano. Oltre 300 i lavoratori complessivamente coinvolti dai cambiamenti in corso. Così l'11 aprile per l'azienda di proprietà della cinese Ck Hutchison sarà un giovedì "nero": i lavoratori incroceranno le braccia per l'intero turno. 

Ondata di scioperi in Wind Tre: per 30 giorni niente straordinari

Ma non solo, la mobilitazione dei dipendenti di Wind Tre, è ben più articolata e ortodossa. Oltre allo sciopero nazionale dell'11 aprile, a partire dal lunedì precedente (compreso) i lavoratori faranno 30 giorni di sciopero degli straordinari, della reperibilità e del lavoro programmato. 

Lavoratori da Roma a Milano: in Wind Tre è doppio sciopero

Doppio sciopero invece per i lavoratori impiegati nella  direzione e nell'amministrazione di Finanza e Controllo. Per loro braccia incrociate anche il 2 aprile. 

"Non si capisce bene che cosa voglia fare l'azienda dopo i colloqui che ha avviato con i lavoratori" - ha detto a RomaToday Riccardo Saccone, segretario nazionale Slc Cgil, che aveva etichettato i trasferimenti stabiliti da Wind come "licenziamenti mascherati". 

I sindacati: "Andiamo avanti con la protesta"

 "Se, dopo il mancato accordo, l'intenzione è quella di procedere ad un trasferimento collettivo l'azienda allora deve aprire la procedura e dare delle giustificazioni tecnico organizzative. Non permetteremo - ha ribadito Saccone - che si aggiri il contratto nazionale". 

"C'è bisogno di un piano industriale serio, invece Wind Tre ha iniziato le verifiche per la vendita dei data center. E' evidente che non c'è un'idea di futuro, ma solo operazioni finanziarie studiate per fare cassa. A questo non ci arrendiamo e quindi - ha concluso - andiamo avanti con la nostra protesta". 

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