Mense scolastiche, è sciopero: "A rischio lavoratori e qualità del servizio"

Il 30 maggio è sciopero per l'interno turno. Intervista a Elena Schifino, segretaria regionale della Filcams Cgil di Roma e del Lazio

Foto Facebook Filcams Cgil di Roma e del Lazio

Dopo un intenso calendario di proteste, per i lavoratori delle mense scolastiche dei nidi e degli asili del Comune di Roma arriva lo sciopero. Domani, per l’intero turno, cuochi e addetti incroceranno le braccia contro il nuovo bando in via di aggiudicazione, che coinvolge circa duemila lavoratori e migliaia di bambini e famiglie. Una mobilitazione indetta da Filcams Cgil, Fisascat Cisl, Uiltucs Uil, Uiltrasporti Uil, delle segreterie di Roma e Lazio, che chiadono al Campidoglio la sospensione dell’assegnazione della gara. Elena Schifino, segretaria regionale della Filcams Cgil di Roma e del Lazio, ha spiegato a Romatoday le motivazioni della protesta. 

Perché scioperare contro l’assegnazione di questo bando? 

Il bando, secondo noi, mette a rischio le garanzie occupazionali ma anche la qualità del servizio destinato ai bambini. Il prezzo medio a pasto con cui le aziende si stanno aggiudicando il servizio è molto basso: tra i 4,30 e i 4,40 euro. C’è poi il tema legato ai 170 cuochi che attualmente lavorano nelle scuole come dipendenti di Roma Multiservizi. Queste persone, nonostante gli anni di lavoro alle spalle, non possiedono la professionalità adeguata, che invece è richiesta per il nuovo appalto. Così rischiano di essere assunti con qualifica diversa, come semplici addetti mensa. Nel bando rientrano anche 40 scuole autogestite. Nella gara, però, è stata inserita solo la struttura di questi istituti ma non il relativo organico, con il risultato che le aziende che hanno avanzato un’offerta economica non hanno tenuto conto di questi lavoratori. Solleva preoccupazione anche il nodo delle clausole sociali, indebolite rispetto al contratto di categoria. Al contrario, il codice degli appalti richiede alle stazioni appaltanti di migliorarle e non ridurne la portata. Da rilevare anche le violazioni in merito a diritti costituzionali come quello di sciopero. 

Il bando mette in discussione il diritto di sciopero?

Nel testo, la ristorazione collettiva è considerata come un servizio pubblico essenziale, che ai fini del diritto di sciopero è sottoposto alle limitazioni normative. La legge 146 del 1990, però, non inserisce la ristorazione collettiva tra i servizi pubblici essenziali. È una questione annosa, che ha sollevato ricorsi alla Commissione di garanzia ma non è mai arrivata a sentenza in Cassazione. Di certo, non può essere un bando comunale a dirimerla. E non è l’unico punto. La gara prescrive anche che il diritto di assemblea sia esercitato al di fuori dell’orario di lavoro, in deroga allo Statuto dei lavoratori. Abbiamo sempre indetto assemblee consapevoli di gestire un’utenza sensibile, ma un bando non può superare la legge.  

Dopo il presidio dei sindacati in Campidoglio, il 23 maggio scorso, il Comune ha diramato una nota bollando le proteste come strumentali in quanto i costi e le modalità di aggiudicazione sono solo ipotetiche. Secondo l’amministrazione c’è ancora tempo per valutare la qualità del servizio che verrà erogato. Cosa risponde?

Queste dichiarazioni sono fuori luogo. L’apertura delle buste e l’aggiudicazione provvisoria sono già avvenute. È vero che gli uffici stanno portando avanti le valutazioni del caso ma tutti abbiamo visto i costi avanzati da queste aziende. Ci tengo, inoltre, a specificare che il dialogo tra l’amministrazione e i sindacati non è aperto, come viene scritto nella nota. Lo consideriamo interrotto. Nessuno dei punti contenuti nell’accordo raggiunto a settembre del 2018 sono stati mantenuti. Per esempio, i lavoratori di Multiservizi non sono stati formati, come invece era stato promesso, e non sono state trovate soluzioni economiche e tecniche per inserire gli oltre 300 lavoratori rimasti esclusi dal bando. Il dialogo c’è se gli accordi vengono messi in pratica. 

Con il nuovo bando, il pasto per ogni bambino dovrebbe costare tra i 4,30 e i 4,40. A quanto ammonta il taglio? E di quali voci è composta questa cifra?

Il servizio costerà circa 50 centesimi in meno a pasto per bambino. Con l’aggravante, però, che nel precedente bando non erano ricompresi i nidi, che hanno un costo molto più alto rispetto alle altre scuole. Nella cifra è ricompreso il costo degli ammortamenti, delle attrezzature, dei lavoratori e del cibo. Possiamo ipotizzare che i bambini mangerano con 1,80 euro circa a pasto. In un quadro simile, gli unici due elementi da cui è possibile recuperare qualche spesa sono il costo del cibo e quello del lavoro. 

Qualora il Comune prosegua per la sua strada, saranno rispettati i tempi tecnici per l’aggiudicazione definitiva della gara? 

Se l’iter viene completato entro la fine di maggio, sì. Il cambio appalto avverrà ad agosto e il 1 settembre tutto sarà pronto. Ricordo che questa nuova gara sarebbe dovuta partire due anni fa e durare tre anni. Ma a causa di una serie di ritardi, le aziende subentranti resteranno solo per un anno. Poi si ripartirà da capo. In questa condizione è difficile ammortizzare i costi, con ulteriori rischi sulla gestione del servizio. 

Vuole mandare un messaggio ai genitori?

Chiediamo ai genitori di supportarci in questa battaglia. Ognuno di noi è parente di qualche bambino che frequenta le scuole comunali. Ognuno di noi dovrebbe essere sicuro, quando lascia il proprio figlio a un’istituzione pubblica come una scuola, che il cibo che gli verrà messo nel piatto sarà di qualità e in quantità adeguate. È una battaglia per la dignità del lavoro ma di civiltà. 

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