Sassat, 24 alloggi a Pian Saccoccia. La denuncia dei residenti: "Qui mancano strade e trasporti"

Parla il presidente del comitato di quartiere Riparbelli

Uno dei residence della città (Immagine di repertorio)

“Mancano le strade, mancano i marciapiedi, mancano i mezzi pubblici, manca un'area verde, manca qualsiasi tipo di servizio, ma per l'amministrazione a 5 stelle questo quartiere sembra essere un luogo adatto da destinare all'accoglienza”. L’ultima denuncia in tema di residence per l’emergenza abitativa arriva dal presidente del comitato di quartiere Pian Saccoccia, Gian Luca Riparbelli.

Tra gli immobili che il Comune ha selezionato per essere destinati al servizio di assistenza sociale e alloggiativa che dovrà sostituire i residence per l’emergenza abitativa, i cosiddetti Sassat, così come riportato da Romatoday in precedenti articoli, non ci sono solo le cosiddette ‘case di sabbia’ di Ostia. Nell’elenco delle proposte ritenute idonee ci sono anche 24 alloggi di proprietà della Lamaro Appalti collocati in un immobile di via Laterza, nel piano di zona Pian Saccoccia, alla periferia nord di Roma, dopo La Storta. Alloggi che, stando alla determina dirigenziale che ha stilato la graduatoria dei 207 appartamenti ammessi, hanno ricevuto il punteggio più alto.

“Il comune ha deciso di affittare quelle case senza tenere in considerazione lo stato di degrado in cui versa il nostro quartiere” racconta Riparbelli a Romatoday. “Molte delle opere di urbanizzazione di questo quartiere non sono ancora state realizzate a distanza di molti anni: non sono ancora stati costruiti i marciapiedi, non sono state terminate le strade, non è ancora stato realizzato il sistema di raccolta delle acque. Il depuratore non è ancora stato preso in carico da Acea e noi residenti paghiamo di tasca nostra una società privata che lo ha preso in carico. Ci siamo dovuti pagare anche l’allaccio alla linea telefonica”. 

Non solo. “Anche i trasporti pubblici sono totalmente insufficienti. L’unica fermata dell’autobus si trova a circa un chilometro di distanza, lungo la via Braccianense, che è una strada pericolosa. Praticamente qui arriva solo il bus 030 che ha una frequenza di 45 minuti e solo nelle ore di punta ne raggiunge una di 20 minuti. La fermata del treno più vicina, la Fl3 Olgiata, dista oltre tre chilometri. Sono anni che ci battiamo per avere servizi essenziali. Come fa l’amministrazione comunale a ritenere questo quartiere un luogo idoneo per trasferire delle famiglie in condizioni di fragilità sociale?”. 

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Commenti (1)

  • La deportazione delle fasce sociali più povere è iniziata negli anni '30 con gli sventramenti dei borghetti del centro storico e a distanza di 90 anni, dobbiamo constatare amaramente che la linea è ancora quella...

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