Santa Maria della Pietà, il comitato contro il piano di Regione e Comune: "E' fine del progetto per uso socio culturale"

Tuona contro il piano della centralità urbana sponsorizzato da Pisana e Campidoglio il comitato 'Si può fare': "Così sarà polo sanitario senza senso, sì a uso pubblico e corretto delle risorse"

Da una parte Comune e Regione Lazio a rivendicare il lavoro congiunto per riqualificare e rendere "centralità urbana" il Santa Maria della Pietà, dall'altra il comitato 'Si può fare' che da anni si batte per l'uso "sano, pubblico e socioculturale" di quel complesso che con i suoi 52 ettari circa comprende anche l'ex ospedale psichiatrico più grande d'Europa.

Scopi che, secondo il Comitato, il piano della Pisana, avallato dal Comune, non perseguirebbe. E' scontro aperto sul futuro del Santa Maria della Pietà. 

Il ricorso di Si può fare sul Santa Maria della Pietà

Già perchè il Comitato guidato da Massimiliano Taggi sulla questione ha presentato ricorso e da due anni attende il pronunciamento del TAR. Un'azione legale, ha sempre spiegato il 'Si può fare', "che si fonda sulla legge 388 del 2000 che scrive chiaramente che gli ex ospedali psichiatrici devono essere messi a reddito per finanziare i progetti di salute mentale prescritti dalla legge 180”.

La controproposta del Comitato ferma sui tavoli di Comune e Regione

Il Santa Maria della Pietà, secondo la controproposta del comitato sul tavolo di Regione e Comune da almeno cinque anni, dovrebbe essere prevalentemente destinato ad uso socio-culturale, mentre da una serie di servizi pubblici utili alla cittadinanza dovrebbero arrivare le risorse da investire nella salute mentale. Il tutto prevedendo comunque un significativo uso sanitario di 15 padiglioni per i servizi già esistenti. 

Da qui lo scontro con il progetto, "che sarà partecipato e condiviso" - hanno sottolineato gli enti promotori, di Pisana e Campidoglio: ossia quello che ha la prospettiva di realizzare nell’ex ospedale psichiatrico un ‘Parco della salute e del benessere’ con soggetto attuatore la Asl Roma 1 con “ben 27 padiglioni su 35 destinati ad uso sanitario” - aveva già denunciato Taggi.

Il futuro del Santa Maria della Pietà in un protocollo. Il comitato: "Il Campidoglio apra alla partecipazione" 

Santa Maria della Pietà: il comitato contro il progetto del Comune

"Il Comune di Roma propaganda il Protocollo di Intesa con Regione, Municipio, ASL RM1 e Città Metropolitana che rischia di segnare per sempre la fine di ogni ipotesi di uso sano, pubblico e socioculturale del S.Maria della Pietà. Se l'operazione di Comune e Regione andasse in porto, l'esito sarà un polo sanitario senza senso e progetto in un territorio dove non serve e la fine di ogni speranza e progetto di uso socio-culturale chiesto da migliaia di cittadini per anni" - tuona il comitato accusando Comune e Regione di violare la legge che fa degli ex ospedali psichiatrici beni “reddituali” e “non sanitari” destinati a finanziare i servizi pubblici sulla salute mentale. 

"Il Progetto di riuso del S.Maria della Pietà predisposto dal perverso connubio di Regione e Comune agli ordini della ASL Rm1, non ha niente a che spartire con l'uso pubblico e legale del Santa Maria della Pietà. I due atti che ne determinano il destino sono una Delibera di Giunta Regionale (787) ed il citato Protocollo di Intesa. Atti che regalano il complesso all'uso sanitario ed alla proprietà della ASL RM1, senza logica né titolo" - proseguono adirati dal 'Si può fare' accusando il Comune di Roma di aver colpevolmente disatteso e cancellato una Delibera dell'Assemblea Capitolina, approvata nel 2015, frutto di una Proposta di Iniziativa Popolare, "convertendosi agli interessi 'privatistici' da sempre perseguiti dalla Asl Rm1". 

Santa Maria della Pietà: "Si promuova uso pubblico e corretto delle risorse"

Da qui l'appello "alla parte sana della città, alle realtà che difendono l'uso legittimo e sano dei Beni Pubblici, i diritti delle fasce sociali più deboli, la fine del modello di gestione affaristico e corrotto" affinchè si costruisca, da subito, un esperimento di partecipazione vera e democratica "che sveli le illegalità, e promuova l'uso pubblico e corretto delle risorse del Santa Maria della Pietà". 
 

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