Sanità privata, salta la trattativa sul contratto. Fp Cgil: "Al tavolo proposte irricevibili, vanno ritirate"

Intervista al segretario generale della Fp Cgil di Roma e del Lazio, Giancarlo Cenciarelli

Un momento di protesta dei lavoratori della sanità privata

Dopo mesi di trattative per il rinnovo del contratto si riaccende la mobilitazione dei lavoratori della sanità privata del Lazio. A far saltare il tavolo del 27 gennaio alcune condizioni poste da Aiop, l’Associazione italiana dell’ospedalità privata, considerate irricevibili dai sindacati. Romatoday ha intervistato il segretario generale della Fp Cgil di Roma e del Lazio, Giancarlo Cenciarelli.

Cosa è accaduto all’ultimo tavolo?

Dopo una lunga trattativa arrivata quasi a un punto di incontro Aiop ha posto sul tavolo tre condizioni che noi consideriamo irricevibili. La prima punta a vincolare l’applicazione del contratto nazionale al comportamento delle regioni che però non sono attori contrattuali. Le altre due hanno rimesso in discussioni istituti contrattuali che avevano già raggiunto un punto di incontro.

Partiamo dal primo punto. Aiop Lazio, in una nota, ha spiegato di aver chiesto il rinvio della applicazione del nuovo contratto per quelle regioni che non sono in grado di rispettare una serie di patti. Il Lazio è tra quelle in cui si teme si verifichi questo scenario. Perché lo ritenete irricevibile?

Con questa richiesta la delegazione datoriale ha espresso una mancanza di fiducia verso il mantenimento degli impegni da parte di alcune regioni, in particolare del Lazio che è appena uscita dal commissariamento ma deve ancora rispettare un piano di rientro. Questo significa voler scaricare sui lavoratori dinamiche che esulano dalle questioni che li riguardano. In sede di Conferenza Stato-Regioni ci si è presi l’impegno di aumentare, al momento della conversione del decreto fiscale, il 2 per cento del budget del tetto di spesa per gli acquisti di prestazioni da soggetti privati accreditati, prevedendo un incremento sia delle prestazioni sia delle tariffe. Le regioni, inoltre, si sono impegnate a riconoscere alla sanità accreditata il 50 per cento dei costi del rinnovo contrattuale. Spetta alle singole regioni definire le modalità di erogazione. Comprendiamo le motivazioni di Aiop ma non le condividiamo: la dialettica tra la parte datoriale e le regioni non può diventare una clausola del contratto collettivo nazionale altrimenti avremmo firmato con le regioni.  

In cosa consistono invece gli altri punti che avete ritenuto irricevibili?

Gli altri due punti entravano nel merito delle modalità di erogazione di risorse rimettendo in discussione quanto già contrattato. Questo passo indietro ha reso la proposta irricevibile. Rimettere in discussione punti già condivisi non rientra nelle normali relazioni sindacali. L’accordo era in dirittura d’arrivo.

Cosa c’è in ballo per i 25mila lavoratori della sanità privata del Lazio con questo accordo?

Sono 13 anni anni che il contratto non viene rinnovato. In 13 anni sembra che il costo della vita sia aumentato per tutti tranne che per i lavoratori della sanità privata. I loro stipendi con questo accordo dovrebbero allinearsi a quelli dei colleghi delle strutture pubbliche.

La rottura del tavolo ha riacceso la mobilitazione. Cosa chiedono i sindacati?

Chiediamo la riapertura immediata del tavolo di confronto e che Aiop ritiri quella mozione irricevibile. Vogliamo riprendere la trattativa con le condizioni che c’erano il giorno prima della rottura. Il prossimo 5 febbraio siamo stati convocati dall’assessore alla Sanità, Alessio D’Amato. Ci auguriamo che la Regione tolga qualsiasi alibi alla parte datoriale.

Come proseguirà la mobilitazione?

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Le prime assemblee sono già state annunciate. Il 3 febbraio saremo a Villa Betania, il 5 all’ospedale Cristo Re e il 10 all’Icot di Latina. Terremo assemblee in ogni struttura accreditata. Se la trattativa non si sblocca siamo pronti a programmare anche una manifestazione sotto la sede di Aiop. La Cgil è tra i primi sindacati ad aver spinto per l’apertura del tavolo sulla ridefinizione contrattuale. Non resteremo immobili. Questo è solo il primo passo di uno stato di agitazione che può assumere caratteri più marcati.

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