Salvini frena ancora sul salva Roma: "Norma riguardi tutti i Comuni". E il voto in aula slitta a dopo le elezioni

Il leader della Lega non cambia idea sul testo che dovrebbe andare a chiudere la gestione commissariale del debito capitolino accollandone una parte allo Stato

Piazza del Campidoglio, immagine d'archivio

"I salvataggi devono valere per tutti i Comuni". Matteo Salvini, sul debito della Capitale, non arretra. Questa mattina intervistato da Maria Latella su Radio24, ha ribadito quanto già detto e ridetto: per le casse capitoline nessuna àncora di salvezza dal Governo. Parliamo del testo di legge ribattezzato, dai suoi detrattori, il salva Roma.

Nella sua versione originale, proposta dai grillini romani con la sponda del viceministro dell'Economia Laura Castelli, fissava al 2021 la chiusura della gestione commissariale del debito capitolino, quella partita nel 2010, rimettendo la parte finanziaria del debito in capo allo Stato, che avrebbe poi provveduto a rinegoziare con le banche i tassi di interesse dei mutui contratto. Una mossa a costo zero, sostengono i grillini, perché lo Stato già versa ad oggi 300 milioni di euro nelle casse del commissario per ripagare gli istituti di credito. Mentre 200 arrivano dal Campidoglio. L'obiettivo, risparmiando sui mutui bancari, è abbassare l'Irpef ai romani. 

Ma a frenare ci ha pensato fin da subito la Lega. "Nessuno aiuto in esclusiva a Roma" ha ripetuto e ancora ripete il ministro dell'Interno Matteo Salvini. E infatti in Consiglio dei ministri, il salva Roma è uscito monco. Si chiude sì la gestione commissariale, ma accollando il debito al Comune invece che allo Stato. Niente di definitivo, si intende. Perché la norma dovrà passare dal parlamento, dove il M5s spera di intervenire sul testo con emendamenti che recuperino la versione originale del testo.  

"Quello era un primo passo fatto per essere completato in Parlamento. Gli emendamenti saranno votati nella commissione bilancio e finanze che si riunirà sul tema probabilmente dopo le Europee" ha annunciato il vice capogruppo del Movimento alla Camera Francesco Silvestri. Già, post elezioni, quando la speranza è in un clima più disteso con l'alleato di Governo. "L'architettura è quella che è stata presentata inizialmente e resta il nostro obiettivo. Si dialogherà con la Lega per sciogliere i dubbi tecnici ma senza rinunciare all'architrave". Detto ciò, alla conta in aula, si potrebbe trovare un sostegno trasversale dalle opposizioni. Da Pd a Fratelli d'Italia non ci sono veti sul salva Roma. "Dobbiamo prima vedere il testo e leggere nel merito cosa prevede, ma senza nessuna preclusione" ha detto il governatore del Lazio, segretario del Pd, Nicola Zingaretti. 

Anche perché l'SOS è stato lanciato chiaro dal commissario governativo Alessandro Beltrami, nel corso dell’audizione alla Camera sul Dl crescita. Il salva Roma, così com'è, non dà garanzie. "Risolve alcuni problemi alla gestione commissariale" ha spiegato Beltrami, però "non garantisce il piano di rientro, scarica su Roma Capitale tutte le criticità evidenziate dal 2012 in tutti i documenti ufficiali". Una crisi di liquidità che nessuno può permettersi. Lega compresa. 

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