Salario accessorio, si rischia il taglio dei servizi. Pronti i ricorsi in tribunale

Oggi giornata cruciale. Si attendono i pareri dal governo per le buste paga di gennaio e gli emendamenti al mille proroghe per salvare il fondo 2015. Rimane l'incognita per il fondo 2016: da febbraio Roma sarà più povera di soldi e servizi?

Buste paga a rischio, servizi sempre più vicini al taglio, uno sciopero da scongiurare e lo spettro di una possibile conclusione giudiziaria della vicenda. Il salario accessorio dei dipendenti del Comune di Roma vive ore complicate. Tanti i nodi da sciogliere per evitare che 23 mesi di trattative, liti, contratti imposti, referendum bocciati dai lavoratori, pareri contrari del ministero, si trasformino in una vera e propria bomba sociale, con una città di fatto più poverea (24.000 dipendenti con lo stipendio ulteriormente tagliato e un minor numero di servizi erogati). Si lavora alacremente per capire come uscirne, per garantire ai 24.000 dipendenti il pagamento dello stipendio pieno e dall'altro salvaguardare il normale funzionamento della macchina dei servizi erogati da Roma Capitale.

BUSTE PAGA DI GENNAIO - L'emergenza è costituita dalle buste paga di gennaio. Le voci relative al mancato pagamento delle indennità straordinarie e di prestazione si sono rivelate vere. I dirigenti non vogliono firmare e nei giorni scorsi il commissario Tronca ha chiesto un parere all'avvocatura del Governo. In sostanza è successo  che nei mesi scorsi il Ministero Economia e Finanza ha bocciato i fondi del contratto unilaterale voluto da Marino e Nieri. Troppo alta l'indennità variabile rispetto a quella fissa. Una bocciatura che ha avuto come risultato il blocco del fondo del 2015. Gli effetti saranno tutti sulle buste paga di gennaio 2016, quando oltre allo stipendio fisso, i dipendenti dovrebbero percepire la produttività dell'ultimo trimestre più le voci relative al mancato pagamento di parte dello stipendio, più un'altra produttività che valutava intero anno lavorativo. Il tutto concordato con Nieri.

Il fondo bloccato però spinge i dirigenti che devono firmare i pagamenti a non firmare le buste paga perché diventerebbero a rischio sanzioni da parte della Corte dei Conti. Una patata bollente quindi figlia della gestione della vicenda, non sempre lineare, da parte dell'amministrazione Marino.

IL PARERE DELL'AVVOCATURA - Tronca aspetta per oggi il parere dell'avvocatura del Governo. Se, come ci si aspetta, sarà positivo, le buste paga potrebbero essere firmate e quindi gli stipendi di gennaio salvi. Sempre oggi l'ex assessore al bilancio dovrebbe presentare degli emendamenti che dovrebbero mettere in sicurezza il salario accessorio relativo alle prestazioni del 2015. Gli emendamenti dovrebbero essere inseriti nel decreto milleproroghe oggi e dovrebbero costituire la base per la costituzione del fondo 2016 che ancora non c'è.

FONDO 2016 - Il nodo più complicato è però il fondo per il pagamento del salario per l'anno in corso. Al momento i soldi non ci sono e il parere del Mef mina la struttura dell'atto unilaterale. Nei fatti il salario accessorio da febbraio non sarà erogabile. Da qui l'urgenza di mettere mano al contratto. Tronca ha già detto che il tutto verrà fatto nel pieno rispetto della legalità, senza sottoporsi al rischio di ricorsi e ulteriori bocciature. L'ipotesi è quella di una delibera che stabilisca un diverso modo di pagare le prestazioni aggiuntive. Un provvedimento che sostituisca l'atto unilaterale. Se ne dovrebbe parlare domani quando i sindacati dovrebbero essere convocati in Campidoglio. Determinante però saranno i passaggi odierni. 

SERVIZI TAGLIATI - Sullo sfondo però c'è il vero rischio che è quello dei servizi tagliati. In alcune strutture alcuni servizi straordinari sono a rischio. Nelle scuole, anche a causa delle assemblee, sono comparsi cartelli che avvisano che potrebbero esserci disagi. In molti municipi appare sempre più difficile l'apertura serale voluta e sbandierata da Marino a gennaio 2015. Ieri, nel corso dell'assemblea delle Rsu, è emersa tra le altre la linea di limitarsi ai soli servizi da lunedì al venerdì. Una città a metà quindi, senza servizi notturni o serali, senza straordinari e senza uffici comunali aperti nel week end.