Roma Tpl non paga gli stipendi e i lavoratori protestano per tre ore: mattina senza bus per la periferia est

Dalle 4.50 fino alle 7.20 nessun mezzo è uscito dalla rimessa di via Raffaele Costi. A sbloccare la situazione l'intervento della Polizia

Monta la protesta tra i lavoratori della Roma Tpl. Continua infatti l'odissea stipendi, con le mensilità di giugno in ritardo per tutti i 1800 autisti e con i lavoratori della consorziata Mauritius (150) in attesa del salario di maggio, giunto invece solo pochissimi giorni fa ai lavoratori di un'altra azienda del corsorzio. Una situazione esplosiva che oggi ha vissuto momenti di tensione nella rimessa di Tor Cervara, di via Raffaele Costi. 

Un gruppo di lavoratori aveva deciso di bloccare il deposito, impedendo l'uscita dei mezzi. E così è stato. Dalle 4.50 fino alle 7.20 nessun mezzo è uscito dalla rimessa. A sbloccare la situazione l'intervento della Polizia che è riuscita a mediare e convincere i lavoratori. Rimosso il bus posizionato di traverso, gli autobus sono usciti. 

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Gli effetti sono stati pesanti soprattutto per la periferia est della Capitale. Fino alle 8 infatti molte zone sono rimaste prive dei consueti collegamenti di periferia. Una sorta di sciopero, indotto dal perdurare di una situazione ormai ingestibile. "Come sindacati", racconta a RomaToday un rappresentante sindacale che chiede l'anonimato, "non riusciamo più a mantenere la rabbia dei lavoratori. Ieri anche a Maglianella c'è stato il caos, ma per fortuna la situazione è rientrata senza disagi e lì stamattina non ci sono stati blocchi".

I ritardi negli stipendi sono ormai cronici e "mandano in bolletta" gli autisti. Spiega Michele Frullo di Usb: "C'è chi si trova con i mutui non pagati, chi protestato per il conto in rosso, chi non riesce a mettere la benzina, chi non riesce a fare la spesa. La situazione è drammatica ed ormai non possiamo che prendere atto dell'incapacità di questa amministrazione a porre rimedio ad una situazione che si protrae da tempo". 

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Tra i lavoratori mai come oggi il Movimento Cinque Stelle scatena rabbia. Tanti i voti raccolti nelle rimesse del vettore privato, grazie alle promesse, tante, in campagna elettorale di Raggi&co. Tutti speravano in una soluzione, ma da subito la più volte evocata (quando M5s era all'opposizione) revoca del contratto di servizio, è diventata impossibile. Il primo a capirlo è stato Enrico Stefano che, rivoluzionario all'opposizione, è diventato (pur evocato sempre dai lavoratori), silenzioso sull'argomento. A parlare, per l'amministrazione, è stata invece l'assessora Linda Meleo che a lungo ha continuato ad invocare la revoca del contratto di servizio. Una linea mutata un anno fa, quando si è cominciato ad indicare nella gara europea, che si diceva ormai prossima alla pubblicazione, la svolta. Si arriva ad oggi, con la gara in ritardo e con la necessità di una proroga a gennaio 2020. 

Nel frattempo però il privato continua a pagare in ritardo, nonostante le fatture dal Campidoglio arrivino addirittura in anticipo. "Questo è il privato", conclude Frullo, "quello tanto invocato e che fa ricadere il rischio di impresa sulle spalle dei lavoratori". La situazione appare ormai ingestibile e da parte dei lavoratori non sono escluse, nei prossimi giorni, addirittura nelle prossime ore, altre clamorose iniziative di protesta.

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