Dalle promesse al silenzio sugli stipendi: tra M5s e i lavoratori di Roma Tpl fine della luna di miele

I lavoratori continuano a percepire gli stipendi in ritardo. Oggi bus fermi del deposito di Maglianella. Enrico Stefàno: "Le soluzioni sono tutte difficili"

La protesta di stamattina al deposito Maglianella

Problematica "annosa" le cui soluzioni "sono tutte difficili". Dopo 18 giorni di ritardo nel pagamento degli stipendi e una protesta che, per l'ennesima volta, scoppia per la disperazione riversandosi a catena sul già delicato servizio cittadino, a fare il punto sulla drammatica situazione dei dipendenti di Roma Tpl è il presidente della commissione Mobilità, Enrico Stefàno. La fotografia parla di un quadro uguale a se stesso da quasi due anni: "L'ultima liquidazione di Roma Capitale si è bloccata a causa dei Durc irregolari. L'amministrazione ha provveduto già la scorsa settimana ad avviare l'iter per il pagamento dei contributi così da poter successivamente liquidare la relativa fattura".

Motivazioni a parte, il risultato è sempre lo stesso: i lavoratori Roma Tpl continuano a percepire gli stipendi in ritardo. Per non parlare delle altre rivendicazioni, come il versamento delle indennità Erg e i mancati versamenti al fondo previdenziale Priamo. Problemi "cronici", rimasti irrisolti nonostante i numerosi incontri e accordi ufficiali assunti fin dal tempi di Marino. Problemi che si trascinano ormai da anni senza alcuna soluzione praticabile. O meglio, almeno per il momento, praticata. La rabbia dei lavoratori, per l'ennesima volta esplosa nei depositi, si sta trasformando in un vero e proprio boomerang per l'amministrazione a Cinque Stelle. Non è un segreto, infatti, che in campagna elettorale il Movimento si era speso molto sul destino di Roma Tpl. E oggi, le immagini dei volantini in cui si prometteva il pugno di ferro verso il gestore 'privato' del servizio di trasporto periferico e si invitava a votare Virginia Raggi sindaco di Roma, sui social così come nelle conversazioni quotidiane, sono diventati veicolo di rabbia e malcontento. 

La protesta di questa mattina non è stata un fulmine a ciel sereno. Ma è cresciuta insieme al numero dei giorni di ritardo nel versamento degli stipendi, aggravata dal clima delle festività pasquali. Da una parte l'azienda che ha attribuito il disguido ai ritardi nei pagamenti del Campidoglio. Dall'altra gli uffici capitolini che hanno imputato le difficoltà alle irregolarità relative al Durc. Romatoday ha provato a contattare l'assessora alla Mobilità del Comune di Roma, Linda Meleo, ma senza risultato. Di fronte a 1980 dipendenti poche certezze, se non quella che anche questo mese pagare bollette e affitti sarà un miracolo. 

Per il Campidoglio di Virginia Raggi, forse, l'impresa si è dimostrata più ardua del previsto. Le soluzioni inizialmente prospettate, lo ha ammesso Stefàno nell'ultimo post, "sono tutte difficili" e "richiedono tempo per essere vagliate": dal "pagamento diretto degli stipendi alla risoluzione anticipata del contratto". Quest'ultima ipotesi era stata avanzata a novembre dall'assessora Linda Meleo nel corso di una commissione capitolina sul tema. "Non è possibile invece" continua Stefàno "sia giuridicamente che tecnicamente, qualsiasi internalizzazione del servizio in Atac". La conclusione è amara: "Non possiamo che comprendere la situazione dei lavoratori e garantire loro che stiamo facendo il massimo per risolvere questa situazione che non è piacevole neanche per l'amministrazione". Nel pomeriggio in Campidoglio l'incontro con i sindacati e l'azienda.

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