Roma-Lido, niente gestione ai privati: "Ecco il progetto che la Regione ha bocciato"

I vertici di Ratp Dev Italia hanno presentato questa mattina il project financing per la trasformazione della ferrovia in una metropolitana. L'ente locale ha già detto di no. Lombardi: "L'abbiamo appreso dai giornali"

Condizionale d'obbligo per la presentazione del project financing per la trasformazione della Roma-Lido nella "quarta linea metropolitana della capitale" consegnato ufficialmente da RATP Dev Italia alla Regione Lazio ormai nel giugno del 2014. Il progetto, che ieri la Giunta regionale del Lazio, con una delibera, ha bollato come "non fattibile", è stato comunque presentato per la prima volta pubblicamente questa mattina, a oltre due anni dall'avvio dell'iter della proposta. La conferenza stampa era stata organizzata in concomitanza con la scadenza dei tre mesi dalla data di presentazione della seconda proposta, avvenuta a fine aprile 2016, termine fissato dall'art. 183 del Nuovo Codice Appalti.

LA REGIONE - La Regione Lazio, però, anticipando mediaticamente la presentazione, ha comunicato con una nota stampa che il progetto non avrà alcun seguito. "L'abbiamo appreso dai giornali anche noi, la Regione non ci ha comunicato nulla di scritto" ha spiegato, non senza una punta polemica, l'amministratore delegato Bruno Lombardi. Alle sue spalle, nella sala dell'Hotel Nazionale di piazza Montecitorio, le slide con i rendering delle nuove stazioni. E' chiaro che per le condizioni in cui versa la Roma-Lido gli investimenti vanno fatti. E con i 280 milioni di euro messi attualmente in campo non si fa nulla" ha commentato Lombardi.

L'ITER - Due anni di relazioni tra la Regione e la società del gruppo francese Ratp (che, tra gli altri, gestisce anche il servizio pubblico parigino e la rete tramviaria di Firenze), durante le quali il progetto è stato sottoposto a diversi tavoli di lavoro e valutazioni da parte degli enti competenti, "anche se non è mai stato messo niente per iscritto" ha ulteriormente precisato Lombardi. Tra il dicembre del 2015 e il gennaio del 2016, dopo una serie di modifiche al progetto preliminare, per il piano di progettazione, costruzione e gestione presentato dall'Ati composta da Ansaldo sts, Hitachi, RATP Dev Italia, Salcef, Cilia Italia e Architecna, è partita la Conferenza dei servizi istruttoria e il 27 aprile l’ATI ha presentato di nuovo il progetto in base al Nuovo Codice Appalti (art. 183). Ieri la parola fine da parte della Regione: "Non fattibile". 

LO STOP DELLA REGIONE - Tra i punti contestati dalla Regione, di cui Romatoday ha già dato conto, c'è soprattutto la questione economica. Il contributo regionale previsto nel progetto, secondo i calcoli emersi dagli uffici della Garbatella, ammonta a circa 75 milioni di euro annui. Problemi anche con la "messa a disposizione" di alcuni beni "individuati come essenziali" che la Regione dice di non "avere tra le sue competenze". Per l'ente guidato da Zingaretti, inoltre, il rischio d'impresa del progetto non è "adeguato", in considerazione "della mancata assunzione di responsabilità degli incassi da bigliettazione, che rimarrebbero alla Regione e quindi non prevede un adeguato controllo dell’evasione tariffaria da parte del gestore" si legge nella nota. Tutti punti contestati dai vertici di Ratp Dev Italia. "I numeri citati nella nota sono errati" la replica di Lombardi. "Mentre per quanto ruguarda beni considerati essenziali la normativa vigente permette ad un gestore di farne richiesta" ha aggiunto Andrea Buonomini, Direttore Sviluppo Italia RATP Dev Italia. Tra le proposte che erano state avanzate, "la ristruttuzione del deposito di Magliana oppure quello attualmente di Officine grandi riparazioni". 

TUTTO FERMO - Se il progetto fosse stato giudicato di "pubblica utilità" dalla Regione, l'ente proprietario della ferrovia che collega il centro cittadino con il litorale avrebbe dovuto indire una gara partendo da quel progetto. Nel caso non fosse stata l'Ati guidata da Ratp Dev a vincerla, i costi del'aggiudicatario avrebbero dovuto includere 4 milioni di euro per ripagare le spese per la progettazione. Per il momento tutto resterà in mano 'pubblica'. E i 180 milioni di euro frutto dell'intesa tra la Regione e il Governo  verranno utilizzati per "definire un piano generale di ristrutturazione e messa in sicurezza in collaborazione con Rfi" ha fatto sapere l'assessore alla Mobilità Michele Civita. Per ora, l'unico modo per la cordata privata di rientrare nei giochi del futuro dell'infrastruttura, è quello di presentare nuovamente un progetto. Ma, stando alle dichiarazioni rilasciate questa mattina, è difficile che ciò avvenga. "Se la situazione dell'infrastruttura restasse questa" il commento di Lombardi, "non parteciperemo nemmeno alla gara del 2019" quando i servizi pubblici, per legge, dovranno essere messi a gara. 

IL PROGETTO - Di proprietà della Regione Lazio, in concessione all'Atac, che attualmente ha un contratto scaduto nel 2012, la Roma-Lido ha un bagaglio di 350 mila utenti che la rende la linea suburbana più frequentata d'Italia. "Il progetto presentato dall’ATI è del tutto compatibile con il livello di spesa storica e di impegno finanziario a carico della Regione Lazio e, trattandosi di “Progetto Preliminare Integrato” completo risulta già cantierabile, redatto in conformità ai requisiti di legge" hanno spiegato da Ratp Dev Italia. "Non presenta modifiche della linea e aumento di volumetria, né prevede modifiche al sistema di bigliettazione e alla sua gestione".

GLI INTERVENTI - Diversi gli interventi previsti dal progetto. In primis la sostituzione e il rinnovo delle rotaie e del pietrisco "per migliorare la qualità e il confort del viaggio oltre a ridurre l'inquinamento acustico e le vibrazioni trasmesse". Il progetto prevede anche il potenziamento delle sottostazioni elettriche "attualmente collegate con quelle della linea B", questo "per permettere qualità e confort maggiori per gli utenti come l'aria condizionata funzionante, oltre all’aumento delle frequenze di passaggio e al numero dei treni". E ancora. Un nuovo sistema di segnalamento radio di ultima generazione per garantire una maggiore efficienza nella movimentazione dei treni e per avere una potenzialità di frequenza fino a 90 secondi, "utile in caso di grandi eventi come potrebbe avvenire se venisse costruito lo Stadio della Roma". Miglioramento delle aree di attesa e dei sistemi di informazione per gli utenti, treni nuovi, "più efficienti e confortevoli", riqualificazione e restyling delle stazioni, copertura di tutte le banchine, nuova illuminazione. Incremento delle condizioni di sicurezza.

I NUMERI - 25 anni di concessione, 4 anni di lavori, che sarebbero stati effettuati solo di notte. 450 milioni di euro il costo totale dell'investimento, per metà pubblico e per metà privato. Corse ogni 6 minuti e mezzo (a regime, dopo 7 anni) al posto dei 10 attuali, abbassabili a 3 e mezzo nelle ore di punta e in un'unica direzione. 9 potenziali stazioni contenute nei Documenti Programmatici che, insieme alle 13 presenti e a quella di Acilia sud in costruzione. Questi alcuni dei numeri del project financing presentato da Andrea Buonomini, Direttore Sviluppo Italia RATP Dev Italia. "Nei 25 anni di gestione non ci sarebbe nessun costo aggiuntivo per la manutenzione ordinaria e straordinaria, punto che garantisce un mantenimento costante della qualità del servizio" ha spiegato. Nessuna bigliettazione separata "così come ci è stato richiesto dalla Regione. La bigliettazione sarebbe rimasta negli accordi Metrebus". Al termine dei 25 anni la proprietà dell'infrastruttura resterebbe alla Regione Lazio.

I COSTI - 450 milioni di euro, metà pubblici metà privati, l'ammontare totale dell'investimento. Per il canone di servizio per il primo anno, la Regione avrebbe dovuto versare 42 milioni di euro all'anno mentre a regime dal settimo anno, e dopo un incremento del 45 per cento di corse e passeggeri, 50 milioni di euro. Una cifra più bassa rispetto all'attuale contratto di servizio di Atac che ammonta a 75 milioni di euro e un costo per la manutenzione straordinaria che va dai 10 ai 15 milioni all'anno". Aumenta, nei calcoli di Ratp Dev Italia, anche il ricavato della bigliettazione che andrebbe alla Regione: "20 milioni di euro all'anno a fronte dei 10 milioni di euro attuali (aumentando però il ricavo medio da 0,40 a 0,50 euro a viaggio, ndr)". Se il ricavo medio restasse lo stesso ci si attesta a 16 milioni di euro.

TRENI NUOVI Altri numeri: 17 treni "nuovi" in servizio "a fronte dei 12 dell'attuale gestore e con età media di 18 anni". A regime, ha spiegato ancora Buonomini, "stimiamo di arrivare ad avere 40 milioni di passeggeri all'anno". Il tutto con la previsione di "assorbire tutto il personale, altamente specializzato, attualmente impiegato nei vari settori sulla linea". Nessun licenziamento, quindi. Con la previsione "di assumere ulteriore personale proveniente dai quartieri e dai municipi interessati". Nei documenti presentati, ha sottolineato infine Buonomini, "sono state introdotte anche delle penali in caso di non rispetto degli indici di qualità previsti così come il miglioramento rispetto all’anno precedente può portare a dei bonus". 

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OPPOSIZIONE - Il botta e risposta tra la Regione e Ratp Dev non è passato inosservato. L'opposizione in Regione e in Comune ha chiesto chiarezza sulle cifre: "Dalla semplice lettura dei comunicati si notano dati e cifre, sugli investimenti, sui risparmi e sui tempi, che sembrano dedotti da due documenti diversi" scrivono in una nota i capigruppo regionali Pietro Sbardella (Gruppo Misto - CoR) e Giancarlo Righini (Fdi), e i capigruppo in Campidoglio Ignazio Cozzoli (Gruppo Misto - CoR) e Fabrizio Ghera (Fdi). "Per districare la matassa, sarà probabilmente necessario chiedere con urgenza un'audizione nelle commissioni Mobilità della regione e del comune di Roma, per capire chi sta giocando con le parole e chi trucca i numeri, intorno ad una vicenda che sostanzialmente continua a pregiudicare la mobilità di un intero quadrante della Capitale del nostro Paese". 

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