La diaspora dei rom del River, psicosi tendopoli nelle periferie: "Si è ricreato il Casilino 900"

Circa 200 famiglie dormono ancora in strada. E a Torre Spaccata cresce il timore per le nuove tende spuntate nel parco di Centocelle

A un mese e mezzo dallo sgombero forzato, il primo a Roma con Matteo Salvini al Viminale, bersaglio di denunce e appelli dalle associazioni umanitarie, sul Camping River è calato il sipario. L'area è chiusa e inaccessibile, il vicepremier si è limitato a esultare su Twitter a operazione di polizia ancora in corso, mentre la sindaca Virginia Raggi, provando a smarcarsi dalla linea dura leghista, ha rivendicato per giorni la "terza via" dell'accoglienza, fatta di rimpatri volontari e posti letto tirati fuori alla bisogna nei circuiti assistenziali ordinari, quelli che si attivano per le emergenze. Poi, il silenzio. Ma i rom, 257 all'arrivo delle forze dell'ordine, che fine hanno fatto? 

Trenta hanno accettato di trasferirsi in via Ramazzini, nel campo della Croce Rossa, insieme ai senzatetto ospitati per il piano caldo. Sono rimasti in 19 (un gruppo è stato allontanato con l'accusa di furto all'interno della struttura), 15 tra i 3 e i 22 anni. "Sono in grave difficoltà con la scuola. Erano iscritti nella zona di Prima Porta" spiegano da via Ramazzini. Dove si lavora, insieme al dipartimento Politiche sociali, per trovare una sistemazione alternativa definitiva che possa ospitarli dal 24 ottobre, termine del servizio offerto dalla Cri. A questi si aggiungono 37 rom - dato fornito dal Campidoglio - che hanno accettato i rimpatri volontari in Romania. Ancora 18 sono stati trasferiti in strutture di accoglienza, tra queste un centro in via Toraldo. I rimanenti, dopo un tentativo fallito di occupare l'Hotel Point, sono finiti per strada. E lì rimangono, nonostante il Campidoglio, interpellato in merito, assicuri che gli operatori sociali, con l'Unità di strada, continuano a proporre alternative.

Circa 200 tra uomini, donne e bambini dormono in furgoni, tende e accampamenti di fortuna. Emblema degli scarsi risultati ottenuti dal piano rom targato Raggi, o almeno dal suo primo test operativo. La chiusura del Camping River ha nei fatti prodotto una serie di microinsediamenti, sparsi soprattutto nel quadrante di Labaro e Prima Porta, nelle vicinanze dell'ex villaggio. Qualche famiglia ha raggiunto parenti o amici in altri campi rom e insediamenti già formati. Con i più piccoli lontani dalle scuole, in condizioni di vita peggiori di quelle dalle quali, almeno sulla carta, li si voleva sottrarre. Il tutto con il rischio di vanificare l'obiettivo decoro nelle aree degradate - insito in un qualunque piano di superamento dei campi - alimentando timori e lamentele tra i residenti. 

A Torre Spaccata, un esempio, sono tutti convinti che le nuove tende spuntate nel verde incolto del parco archeologico di Centocelle, dietro gli sfasciacarrozze di viale Palmiro Togliatti, siano dei rom del River. "E' il nuovo Casilino 900, le nuove tende dei rom dell'ex River" spiegano dal comitato di quartiere Torre Spaccata. "Spesso utilizzano un cancello, con accesso non controllato, su viale Palmiro Togliatti per accedere nell'area. Molte tende sono nascoste dalla folta vegetazione presente".

Perché è da lì che provenivano la maggior parte degli abitanti del camping. Dal Casilino 900 chiuso nel 2010 dall'allora sindaco Gianni Alemanno. E già a inizio agosto qualche famiglia si era affacciata sull'area in cerca di una porzione di terreno dove potersi fermare. Di nuove baracche dietro gli autodemolitori, in aggiunta a un nucleo sempre presente, aveva denunciato anche il comitato Pac Libero. Ma gli animi tra gli abitanti del quadrante sono già esasperati dai continui roghi tossici e dalla difficile convivenza con anni di insediamenti abusivi davanti casa. E poco conta da dove provengano i nuovi baraccati. E' il traguardo di una riqualificazione profonda del parco che appare sempre più lontano. "Conviviamo con una discarica a cielo aperto dove viene portato abusivamente di tutto. Così rischiamo di ritornare indietro di 8 anni". 

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