Rom: "Il piano Raggi è un fake. Fuori dai campi solo 60 persone in 2 anni"  

L'associazione 21 Luglio svela i contenuti del piano annunciato giorni fa dalla sindaca Raggi e dall'assessore Baldassarre. "Da Barbuta e Monachina escono solo 11 famiglie per una spesa di 63mila euro pro capite"

Campo rom Candoni

Altro che "capolavoro da applausi", per dirla con Grillo. Il piano del governo Raggi per la chiusura dei campi rom sembra rivelarsi decisamente meno incisivo di quanto annunciato. Nei due anni previsti, sulla carta, per smantellare i villaggi di Barbuta e Monachina "usciranno solo 11 famiglie" e "per ognuna di queste verranno spesi 345mila euro". L'associazione 21 luglio, ribattezzandolo "fake plan" o "piano bufala", ha svelato alla stampa il contenuto del progetto, quello che la sindaca e l'assessore Baldassarre hanno illustrato il 31 maggio in Campidoglio senza entrare però mai, nemmeno in risposta a domande specifiche, nei suoi reali contenuti. 

IL PATTO DI RESPONSABILITA' SOLIDALE - La chiusura dei due insediamenti Monachina e Barbuta entro due anni è l'obiettivo annunciato dagli amministratori (l'unico concreto). E' tutto scritto nell'asse 3 del Piano Operativo Città di Roma Capitale, un documento che definisce progetti e azioni strategiche da attuare utilizzando 38 milioni di euro (fondi PON metro) messi a disposizione dall'Europa. Nel caso specifico, per la parte che riguarda l'inclusione dei rom e la fine dei due "villaggi" (redatta ad aprile 2017 ma mai diffusa dai governanti), verranno utilizzati 3,8 milioni. Come si attua nel dettaglio? 

L'intero impianto ruota intorno al cosiddetto "Patto di Responsabilità Solidale", uno strumento operativo che Roma Capitale intende utilizzare per la definizione degli accordi con i componenti del nucleo familiare. Un patto appunto, con una firma degli interessati che impegna entrambi i fronti, rom e Comune, in azioni finalizzate alla fuoriuscita dai campi-ghetto. 

COME FUNZIONA - Esempio, gli abitanti del campo danno la loro disponibilità a frequentare corsi di formazione e orientamento al lavoro, il Comune garantisce consulenze su tutte le scelte inerenti. La famiglia assicura l'iscrizione dei figli a scuola e la frequenza in classe, il Comune promette sostegno nella mediazione con gli insegnanti e l'accesso alle attività post scolastiche. 

E ancora per l'abitazione: da un lato l'impegno dei rom a trovare in autonomia un alloggio alternativo (chi può permetterselo) o ad accettare la soluzione proposta dagli amministratori, dall'altro il Comune fornisce tutte le informazioni sui contratti di locazione/vendita facendo sostanzialmente da mediatore tra le parti e fornendo, si legge nel documento, una "consulenza e supporto per le pratiche amministrative di accesso alla casa". Una parentesi: nel documento reso noto dalla 21 Luglio non si fa alcun riferimento alle case popolari tra le soluzioni abitative, nè a un bonus affitto, ma esclusivamente al "reperimento attraverso il mercato immobiliare privato di abitazioni" per chi può sostenere in autonomia le spese e di "alloggi da reperire attraverso l'associazionismo o altre forme similari per i nuclei in situazione di particolari fragilità". 

"SOLO IL 10 PER CENTO FIRMERA'" - Tornando al patto, non firmarlo equivale a rifiutare le opzioni di assistenza fornite dal Comune, ovvero all'esclusione dal piano stesso. Della presenza di un accordo con le famiglie aveva già riferito la sindaca, ma quel che la 21 Luglio rende noto è il target reale destinatario dell'azione. 

Il progetto ha come punto di partenza i 505 rom di origine bosniaca e macedone presenti a La Barbuta e i 113 di origine prevalentemente bosniaca residenti a Monachina per un totale di 113 nuclei familiari. Ma nel documento che Raggi e Baldassarre non hanno diffuso è scritto letterale: "Si stima che circa il 10% dei rom presenti nei campi deciderà di sottoscrivere il Patto di Responsabilità Solidale e di partecipare attivamente ai percorsi di accompagnamento all’occupazione e alla casa". Stima che determina l'intera organizzazione del piano prevedendo - anche questo è nero su bianco tra i risultati attesi - "il coinvolgimento entro la fine del progetto di 60 individui". Sessanta persone, circa dieci famiglie, che escono dai due campi entro marzo 2020. Se poi dividiamo i 3,8 milioni di euro annunciati per il numero di interessati abbiamo anche la spesa: più di 63.000 euro procapite e circa 345mila a famiglia. Una cifra enorme per un numero esiguo di beneficiari.

"La sindaca Raggi dichiara la fine della mangiatoia di Mafia Capitale? Peccato che abbia ricreato esattamente il terreno fertile di certe dinamiche mafiose: una grossa disponibilità economica a fronte di progetti estremamente limitati" commenta il presidente della 21 Luglio Carlo Stasolla. "Approssimazione, incoerenza, dilettantismo. Sono questi gli unici dati che emergono dal Fake Plan. Siamo di fronte a una pericolosa deriva emergenziale". A partire dal Camping River, l'insediamento rom di via della Tenuta Piccirilli.

IL CAMPING RIVER: 120 FAMIGLIE PER STRADA - Tra meno di un mese termina la convenzione tra il Comune e l’ente gestore, Isola Verde onlus. E il 1 giugno l'apposita Commissione ha giudicato come inidonea l’unica offerta presentata all’interno del bando per il "reperimento di un’area attrezzata bel territorio del Municipio XV o limitrofi". L’amministrazione ha tempo fino al 30 giugno per trovare un'alternativa. Cinquecento cinquanta persone rischiano la strada.

LA REPLICA DELL'ASSESSORE BALDASSARRE

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