Piano di zona Borghesiana-Pantano, a giudizio sei persone

Sono accusati di aver venduto a prezzi di mercato case realizzate con un contributo pubblico e vincolate ad essere affittate

Immagine di repertorio - Un piano di zona della Capitale

Primo rinvio a giudizio tra le inchieste relative ai piani di zona. A finire davanti al giudice sei persone: tre ex titolari di due società che hanno costruito, in parte con fondi pubblici, due immobili nel quartiere di edilizia agevolata ‘C25 Borghesiana-Pantano’ e altri tre imprenditori. I primi tre sono accusati di aver venduto a valore di mercato appartamenti realizzati con contributi pubblici e vincolati ad essere affittati a prezzi agevolati. I secondi di aver fatto da intermediari nella compravendita, sia tramite una società immobiliare, sia tramite la costituzione di due cooperative, i cui soci sono i 38 inquilini-acquirenti. Il reato contestato è di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche. 

Sul banco degli imputati gli ex rappresentanti legali delle società costruttrici Cicchetti Remo e figlio srl e Appalti Cirf srl. Sono accusati di aver indotto “in errore funzionari della Regione Lazio e del Comune di Roma e dei diversi inquilini assegnatari degli alloggi” procurandosi “un ingente e ingiusto profitto costituito dal maggiore e ingiustificato prezzo di vendita degli alloggi (in danno degli inquilini), dalla percezione di un contributo regionale” e dalla “acquisizione del diritto di superficie” concesso dal Comune di Roma. Rinviati a giudizio anche l’ ex responsabile della società Servizi prima casa 2000 srl, e gli ex vertici delle cooperative Diba Prima e Diba Seconda. 

Nel 2003 le due imprese avevano partecipato al bando della Regione Lazio ‘20 mila alloggi in affitto’ e ottenuto un contributo pubblico di 554 mila e 324 euro ciascuna. Secondo l’accusa, gli appartamenti sono stati venduti alle due cooperative per circa 3 milioni di euro ciascuna, anche grazie all’intermediazione della Servizi prima casa 2000.  

Comune di Roma e Regione Lazio sono stati ammessi come parte civile ma anche citati come responsabili civili, ricoprendo così il doppio ruolo di danneggiati ma anche di possibili responsabili dei danni verso gli inquilini per non aver controllato l’applicazione della legge.

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Ammesse come parte civile le 38 famiglie coinvolte e il sindacato Asia Usb, rappresentati dall’avvocato Vincenzo Perticaro. “Si tratta del primo caso in assoluto dove a Comune e Regione viene chiesto conto dell’omesso controllo”, il commento dell’avvocato Perticaro. “Si apre un capitolo importante che porta ad affermare il principio che le istituzioni non possono fare finta di nulla”. L’udienza è fissata per il 26 giugno.

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