Rifiuti, tre mesi di nulla a Cinque Stelle: Roma senza assessore, senza impianti e senza Cda Ama

A più di cento giorni dalle dimissioni dell'assessore Montanari e dalla cacciata dell'ex presidente Lorenzo Bagnacani, è tutto fermo

Immagine d'archivio (Ansa)

Metti tre mesi senza Consiglio d'amministrazione e senza assessore per la parte politica, il bilancio 2017 ancora da approvare, un piano industriale fermo alle linee guida dell'amministratore precedente poi cacciato, gli unici due impianti proposti dal Campidoglio grillino e dati come risolutivi bocciati in Conferenza dei Servizi. Poi aggiungi le croniche difficoltà della raccolta rifiuti, con l'ennesima emergenza alle porte causa lo stop parziale dei due impianti Tmb di Malagrotta ed eccolo, il grande disastro di Ama, nonché dell'intero settore rifiuti romano. 

Il presente tra scioperi e crisi rifiuti  

Partiamo dalla fine. Dall'ennesimo allarme per la tenuta del ciclo di smaltimento. I due impianti di trattamento meccanico biologico di Malagrotta da fine mese prenderanno 500 tonnellate in meno al giorno di immondizia, e ancora è aperta la caccia a strutture alternative nel Lazio che si accollino gli scarti romani. Per il momento le risposte dagli operatori privati che gestiscono i Tmb del territorio sono state chiare: si può fare, ma se aumentano in parallelo gli sbocchi nella discarica di Colle Fagiolara e del termovalorizzatore di Acea, ultimi anelli della catena, per il materiale trattato. Nessuna risposta in merito. Sono in corso le interlocuzioni con la Regione.  

Si aggiungono le criticità che ormai da mesi investono la differenziata delle utenze non domestiche: negozi, scuole, ospedali. Il servizio, con una scelta che Raggi al tempo ha definito "rivoluzionaria", è stato appaltato a privati lo scorso autunno, ma non è mai decollato. Di sanare i disservizi e capirne le ragioni si sta occupando la commissione Ambiente insieme a quella Commercio. Con i sindacati sul piede di guerra, per questa e per tutte le falle presenti nella macchina Ama. "Le condizioni del servizio e industriali peggiorano, quelle del lavoro in caduta libera" denunciano Natale Di Cola, Marino Masucci e Massimo Cicco, segretari generali di Fp Cgil, Fit Cisl e Fiadel. Lo sciopero a fine giugno è quasi per certo, a meno di sorprese positive. "Adesso che si è allargato il fronte, con la decisione delle Rsu a larghissima maggioranza di lanciare lo stato di agitazione in azienda, vanno date risposte chiare con i fatti"


Il futuro tra impianti bocciati e azienda senza vertici

Già, risposte chiare. Anche sul futuro di un'azienda il cui piano industriale è quasi inesistente. Al netto delle continue emergenze contingenti, cosa ne sarà a medio e lungo termine dei rifiuti di Roma? Gli unici due impianti su cui il Campidoglio ha puntato tutta la filiera del domani, quelli di compostaggio previsti a Casal Selce (municipio XIII) e a Cesano (municipio XV), non hanno passato la prova della Conferenza dei servizi in Regione. Bocciati, con pareri negativi dei dipartimenti competenti dello stesso Comune. Un cortocircuito che si aggiunge a quello sul territorio di Saxa Rubra, dove il municipio grillino ha detto no all'arrivo di una stazione di trasferenza simile a quella di Ponte Malnome. Insomma, ovunque si guardi, si aprono crepe. 

Senza contare che sul piano organizzativo e di visione, sia in via Calderon de la Barca che a palazzo Senatorio, si naviga a vista da più di 100 giorni: ancora non è stato sostituito né il Cda, né l'assessore in giunta. Le deleghe all'Ambiente sono in capo a Raggi e, a livello operativo, divise tra il presidente della commissione omologa Daniele Diaco e la dirigente del dipartimento Laura D'Aprile. Per quanto riguarda invece il Cda, sono più di cento i curriculum sul tavolo della sindaca da settimane. Tra i nomi anche quello del suo dominus, l'avvocato Pieremilio Sammarco, nome però troppo divisivo nella maggioranza, dato il suo ruolo di consigliere ombra di Virginia nei mesi dello scandalo legato alla figura di Raffaele Marra, ex braccio destro della prima cittadina arrestato per corruzione (poi condannato a 3 anni e 6 mesi). Questioni di opportunità politica insomma, avrebbero suggerito il passo indietro. Per evitare strappi, il pacchetto nomine è stato comunque rinviato a dopo le elezioni. 

La partita bilancio e la Corte dei Conti 

Rimane poi da approvare il bilancio 2017, con tutte le instabilità a cascata che può portare non avere i conti in ordine, dalle linee di credito bloccate con le banche agli stipendi sempre a rischio per i lavoratori. Il documento contabile, lo ricordiamo, è quello che ha aperto il caos di febbraio, con il Campidoglio che lo ha rispedito al mittente non riconoscendo la partita dei 18 milioni di euro di servizi cimiteriali iscritti da Ama tra i crediti. E l'ex presidente Lorenzo Bagnacani che di tutt'altro avviso ha portato il caso in Procura. Questione su cui indagano anche i giudici della Corte dei Conti, per possibile danno erariale.

La versione di Ama


D'altro canto Ama sprizza ottimismo e snocciola dati: "Nel mese di aprile 2019 la percentuale di materiali avviati a riciclo ha superato per la prima volta il 46% attestandosi al 46,3%. Il trend positivo è confermato anche dal valore medio del primo quadrimestre, che ammonta al 45,4%, e dalla contestuale riduzione della produzione totale di rifiuti pari all'1,5% rispetto al 2018", spiega l'azienda in una nota stampa diffusa nel pomeriggio di oggi. Percentuale in crescita ma, lo ricordiamo, ancora davvero lontana dagli obiettivi finali: il 70% entro fine mandato, almeno stando a quanto più volte annunciato dagli amministratori grillini.

Dati comunque positivi per la partecipata, a cui si aggiungono i numeri del parco mezzi, in continuo affanno per i guasti che non danno tregua. "Nel primo quadrimestre 2019, infatti, la disponibilità media delle principali categorie di mezzi leggeri e pesanti si attesta al 64%, con un incremento di circa il 5% rispetto al 2018 (59%)". Poi per quanto riguarda l'estensione del porta a porta, "con gli oltre 22mila cittadini di Ponte di Nona, da questo mese sono oltre 310mila i cittadini romani dei municipi VI e X raggiunti dal nuovo modello".

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