Piazza Indipendenza il giorno dopo: per il Comune resta il rebus accoglienza

Il Prefetto Basilone ritiene chiuso il ruolo della Prefettura. Ora tocca al Comune. Domani intanto in programma il corteo dei Movimenti per l'Abitare

Tredici persone assistite da Medici senza Frontiere medicate sul posto, cinque portate al portate al pronto soccorso. Tre donne con ferite per vetri rotte o cadute. Una ha una sospetta frattura al braccio. Il giorno dopo i fatti di piazza Indipendenza, Roma fa i conti di quanto accaduto. Resta ancora irrisolta il nodo accoglienza dei rifugiati che, sgomberati prima da via Curtatone, poi dalla favela di piazza Indipendenza, rimangono senza un alloggio.

Roma non sa accogliere, così piazza Indipendenza ha svelato l'incapacità della Capitale

Dove sono stati accolti i rifugiati sgomberati da piazza Indipendenza

Il Campidoglio ieri sera ha informato che delle 107 fragilità "20 erano state prese in carico presso il circuito di assistenza capitolino nei giorni scorsi. Altri 28, di cui 9 minorenni, sono stati collocati dopo lo sgombero. Gli altri non hanno accettato le sistemazioni proposte ma continuano a ricevere tutta l’assistenza necessaria". Per loro le soluzioni rimangono le stesse ovvero quelle decise mercoledì in Prefettura: centri di prima accoglienza (a Torre Maura o Boccea) oppure degli alloggi temporanei in Provincia di Rieti. Nel frattempo la notte è trascorsa senza una soluzione, con gli eritrei ancora a caccia del proprio destino. 

Il Prefetto richiama all'ordine il Comune

Nel frattempo, con lo sgombero di ieri, il Prefetto Laura Basilone ritiene conclusa il ruolo della Prefettura per la vicenda di via Curtatone. Il messaggio era già evidente nella nota di ieri in cui si spiegava che "la completa perfetta riuscita dell'operazione, con la sistemazione alloggiativa delle persone "fragili", richiederà la pronta attuazione delle soluzioni condivise nella riunione del Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica svoltosi nella mattinata di ieri. A tal fine, il Prefetto richiama l'attenzione di tutte le Istituzioni coinvolte sulla necessità di tenere fede agli impegni assunti".

Oggi, in un'intervista rilasciata a Repubblica, ribadisce il concetto: "Se non si provvede a trovare alloggi alternativi, e questo non è mia responsabilità, si inaspriscono gli animi". Basilone parla ancora più chiaramente tirando in ballo la neo assessora Castiglione: "Nella serie di riunioni che sono state fatte sulle questioni di via Curtatone, cui ha partecipato anche l'assessora Castiglione, sono state registrate alcuni difficoltà a trovare una sistemazione per queste persone". Con la riunione di mercoledì, e la soluzione trovata, e lo sgombero di ieri il Prefetto considera la partita chiusa.

Le associazioni umanitarie sullo sgombero e le soluzioni

C'è il silenzio del Comune, c'è la risolutezza del Prefetto Basilone e c'è l'appello al dialogo e a ragionare insieme delle associazioni. Unicef ieri ha denunciato la violenza dello sgombero e in particolare la questione dei bambini: "Alcuni testimoni ci hanno raccontato che continuavano a gridare e battere le mani sui vetri durante tutto il tragitto, in preda al terrore. Sconvolti". La stessa associazione, che ha puntato il dito contro l'assessora Laura Baldassarre che proprio dall'Unicef proviene, prova a spiegare i motivi del no alle soluzioni proposte: "I bimbi vanno a scuola a Roma e molti degli adulti lavorano, segno di un percorso di integrazione ed emancipazione dal sistema di accoglienza che verrebbero interrotti di netto e non valorizzati. In particolare gli 80 posti sprar di cui si parla verrebbero sottratti ai nuovi arrivati titolari di protezione o in attesa di riconoscimento. Per quanto riguarda la proposta del privato di mettere a disposizione per 6 mesi alcune villette presenti in provincia di Rieti la distanza territoriale non garantirebbe continuità a scuola e lavoro e sradicherebbe queste persone dal tessuto sociale". 

Francesca Bocchino, responsabile del Dipartimento Protezione minori di Save the Children: "La serenità di questi bambini e adolescenti è stata compromessa dagli avvenimenti in cui sono stati coinvolti: è importante prevedere per loro immediate forme di supporto, affinché possano affrontare e superare l’esperienza vissuta nel migliore dei modi. Chiediamo alle istituzioni di individuare delle soluzioni che tengano in attenta considerazione i bisogni dei minori e delle loro famiglie, nel rispetto dell’integrità del nucleo familiare e in grado di assicurare la continuità scolastica".

L'Unhcr si rivolge direttamente al Comune di Roma chiedendo "che vengano individuate con urgenza delle soluzioni per tutti coloro che oggi sono stati allontanati da piazza Indipendenza e che ancora non hanno un posto dove dormire e che venga istituito un tavolo di concertazione permanente, che prevede una sistematica consultazione con i rifugiati stessi. Il problema dell'integrazione dei rifugiati è strutturale e presente in tutta Italia. Consapevole della complessità della questione, Unhcr chiede al governo che il piano nazionale per l'integrazione venga approvato immediatamente e che le autorita' competenti lavorino in uno spirito di aperta collaborazione nell'attuazione dello stesso. L'Unhcr si rende disponibile a cooperare attivamente per sostenere il lavoro della autorità".

Il corteo di domani

C'è poi il ruolo dei Movimenti per la casa. Oggi hanno convocato una conferenza stampa proprio a piazza Indipendenza. Spiegheranno le ragioni del corteo di sabato, la propria posizione critica nei confronti degli sgomberi, come delle mancanze di soluzioni per l'emergenza abitativa e diranno, molto probabilmente, la loro sui fatti di piazza Indipendenza. In particolare ieri sono stati tirati in ballo dal Prefetto Basilone che sostiene come tra i rifugiati si siano infiltrati i Movimenti di Lotta per la Casa, "che hanno indotto gli occupanti accampatisi in piazza Indipendenza a rifiutare sistemazioni alloggiative alternative". Dichiarazioni che rischiano di rendere incandescente la manifestazione in programma sabato. 

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