Rifiuti, dalle Regioni gelo sull'appello di Roma. L'Abruzzo: "Vogliamo una lettera di Raggi"

La sindaca chiede aiuto ma incassa una serie di porte chiuse

È un no generalizzato quello che si alza dalle Regioni verso i rifiuti di Roma. Nonostante la Capitale abbia individuato in poche ore una serie di impianti, tutti collocati nel Lazio, che gli permetteranno di trattare le circa 700 tonnellate di rifiuti al giorno che fino a lunedì venivano lavorate nel Tmb Salario, distrutto da un incendio, attorno all’appello della sindaca Virginia Raggi si è creato il gelo politico. 

Lei lo ha ribadito anche ieri sera a Piazza Pulita su La7: “Abbiamo fatto un appello a tutte le amministrazioni e alle regioni per aiutarci a trattare e smaltire questo quantitativo immenso di rifiuti”. Ma di fronte alla rivendicazione del presidente vicario della giunta regionale dell'Abruzzo, Giovanni Lolli, che vuole dalla una “richiesta formale anche politica” per il rinnovo dell’accordo per 70 mila tonnellate all’anno, la prima cittadina ha alzato la voce. “Suona come un ricatto” ha commentato nel corso della trasmissione. “Se qualcuno pensa di utilizzare la questione rifiuti per tenere sotto scacco Roma, per speculare sul costo per prendere i rifiuti o per mero interesse politico hanno fatto male i conti”. 

“Certamente viene fatta una valutazione tecnica, ma non intendo prendere nessuna decisione finché non mi arriva una richiesta formale anche politica del sindaco Raggi e del Comune di Roma” la dichiarazione integrale all'Adnkronos il presidente vicario della giunta regionale dell'Abruzzo Giovanni Lolli. La richiesta, inoltrata dal Lazio per conto di Ama, secondo Lolli “non è sufficiente: non è una questione aziendale. Ho bisogno che il sindaco o l'assessore me lo chieda con una lettera formale. Noi siamo pronti, ancora una volta, a farci carico della situazione a certe condizioni ovviamente parlando di trattamento e non di smaltimento. Ma questo discorso si potrà fare solo a seguito di una richiesta formale, una lettera del Comune o della Raggi". Prima di questo passaggio "non ci sono le condizioni”.

Anche la Lombardia non ha preso bene l’appello di Virginia Raggi. “È curioso questo appello dopo che ci hanno detto per mesi che siamo degli inquinatori perché usiamo dei termovalorizzatori” le parole di Attilio Fontana. “Se i termovalorizzatori inquinano la risposta sarebbe sicuramente: 'no, non posso mica contribuire a inquinare ulteriormente l'aria della mia Regione'; se invece si riconosce che i termovalorizzatori non inquinano in maniera preoccupante allora il discorso si potrà rifare”.

Anche l’Emilia Romagna riprende la polemica dello scorso anno: “L'anno scorso mi arrivò una richiesta da parte della Regione Lazio per richiesta di Ama. Noi demmo il consenso e poi mi arrivarono gli insulti del Movimento 5 stelle dicendo che volevo strumentalizzare politicamente” ricorda il presidente dell'Emilia Romagna, Stefano Bonaccini. “Dopodiché decisero di portarli in Abruzzo, credo spendendo anche di più” ricorda Bonaccini. “Voglio vederli chiederci una mano dopo che ci hanno irriso e deriso lo scorso anno solo perché avevamo dato disponibilità. Quindi mi auguro che nessuno ci venga a chiedere nulla”.

La Toscana mette le mani avanti: “Privilegiamo il conferimento dei rifiuti toscani” le parole dell’assessore all'Ambiente e ai Rifiuti, Federica Fratoni. “In questa fase non credo che la Toscana possa essere disponibile ad accogliere rifiuti da altre regioni anche perché il principio lo abbiamo messo anche negli atti”. 

Parla di “trattativa” invece il presidente della Regione Molise, Donato Toma: “In linea principale la nostra popolazione è contraria ad accettare i rifiuti di altre regioni se non dopo aver accettato e lavorato i rifiuti della nostra Regione".

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