Ama: dalla crisi in azienda, ai cumuli di rifiuti in strada. Ora è rischio emergenza

A Roma sud criticità a macchia di leopardo dopo giorni di lavori di manutenzione sull'impianto di Rocca Cencia. Intanto la partecipata va avanti senza vertici, e il Campidoglio senza assessore

Garbatella e San Paolo sembrano fare da apripista. Cumuli di rifiuti intorno ai cassonetti, presagio dell'ennesima crisi nel ciclo dello smaltimento cittadino? La paura che possa toccare tutta Roma c'è ed è fondata. Da parte sua Ama tranquillizza: giorni fa il Tmb di Rocca Cencia ha subito degli interventi di manutenzione. Da sabato la filiera è ripartita, ma come spesso accade, per tornare alla normalità bisogna attendere qualche giro di assestamento di camion e operatori. 

Certo, se basta così poco per mandare in crisi il sistema di raccolta, è perché permangono alla base una serie di disservizi cronici. Mancano i mezzi, guasti o a riparare, per effettuare tutti i giri di raccolta che servirebbero a coprire il territorio. E i lavoratori restano fermi. Poi ci sono le difficoltà note per quanto riguarda la raccolta differenziata delle utenze non domestiche, negozi, scuole pubbliche, ospedali, uffici. Il nuovo modello partito a novembre è un flop conclamato: un maxi appalto a privati che stenta a decollare tra mappature sbagliate delle utenze e ritardi nei pagamenti alle ditte costrette a protestare sotto via Calderon de la Barca. Non aiutano gli "zozzoni", così ribattezzati da Virginia Raggi che della lotta agli incivili che conferiscono illegalmente l'immondizia informa puntuale la cittadinanza sui social network. Multe a tizio, telecamere che beccano in flagrante caio. Tutto vero, i furbetti della "monnezza", specie di quella della categoria "ingombranti", esistono e operano troppo spesso indisturbati. Ma è solo uno dei problemi.  

C'è da risolvere la questione del contratto in scadenza fra Ama e Colari per l'utilizzo, fondamentale, del Tmb di Malagrotta. Il 2 aprile la dead line e ancora la proroga non è arrivata. Ma anche su questo dalla partecipata trapelano voci rassicuranti: gli uffici ci stanno lavorando. Perché certo senza l'impianto di trattamento, ora che il Salario non c'è più (dopo l'incendio di dicembre), e in assenza di valide alternative, l'emergenza, di proporzioni notevoli, sarebbe scontata. 

Il tutto, lo ricordiamo, si inserisce in quadro di estrema fragilità sul fronte gestionale. Ama è senza Cda, ancora da nominare dopo la cacciata dell'ex presidente Lorenzo Bagnacani, e alle prese con continue tensioni tra il nuovo amminitratore pro tempore, Massimo Bagatti, e i dirigenti scontenti per trasferimenti e licenziamenti, per il momento solo vociferati, nella macrostruttura aziendale. E l'attesa prosegue anche sul lato politico, dove la poltrona dell'assessorato all'Ambiente è vuota da più di un mese, dalle dimissioni di Pinuccia Montanari. Una fase di stallo da sbloccare al più presto, anche e soprattutto per dare una sterzata all'efficienza del servizio. 

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