Emergenza Rifiuti, Raggi dice no alla discarica. Alternative? Neanche l'ombra

Il discorso della sindaca durante il consiglio straordinario. Riproposta la solita narrazione, dal complotto a "è colpa di Zingaretti"

Prima il no a discariche da realizzare “in fretta e furia”, poi il solito racconto di un Comune di Roma lasciato solo a gestire l’ingestibile. In mezz’ora di intervento dallo scranno più alto dell’aula Giulio Cesare, dove dalle 10 è in corso il consiglio straordinario sui rifiuti, la sindaca Virginia Raggi non regala sorprese. 

“Siamo d’accordo con i presidenti dei municipi (tutti presenti in aula, ndr), non vogliamo siti fatti velocemente e in deroga alle normative ambientali” tuona la prima cittadina. “Ci opponiamo a decisioni emergenziali per risolvere un quadro che è strutturale dalla chiusura della discarica di Malagrotta, giustissima ma avvenuta senza alcune alternative”. 

Emergenza rifiuti: tutto quello che Raggi doveva fare e non ha fatto

Ricordiamo brevemente: la cava di Colleferro - che ad oggi accoglie e smaltisce circa 2mila tonnellate di indifferenziato provenienti da Roma - chiuderà il 15 gennaio 2020. La città avrà necessariamente bisogno di un sito alternativo dove portare l’immondizia e la regione Lazio con apposita ordinanza ne impone la realizzazione sul territorio della Capitale, perché questa non gravi più sui comuni limitrofi. Entro sette giorni, è scritto nel dispositivo, il Campidoglio dovrà decidere dove avviarla sulla base di una lista già redatta dai tecnici di Comune, Città Metropolitana, Regione. Pena l’attivazione di poteri sostitutivi, una sorta di commissariamento legato alla scelta del sito per lo smaltimento. 

Emergenza rifiuti, Costa smentisce Raggi: "Nessuno l'ha lasciata sola". Si lavora alle soluzioni

Raggi però conferma il no, si scaglia con durezza contro la Pisana ribadendo la lista di colpe già sciorinata in mille occasioni e, soprattutto, non  fornisce strategie alternative di sorta.  “Chiediamo che la Regione Lazio approvi al più presto il piano rifiuti (passato ieri in giunta, ndr) per poter avere un adeguato strumento di programmazione che ci fornisca un quadro organico e di sistema per sapere cosa attuare e dove”. E ancora “che ci consenta di garantire la sicurezza degli impianti e quindi dei cittadini romani”. 

Rifiuti, lo sfogo di Raggi: "Io lasciata sola. Arriverà qualcuno che vorrà risolvere l'emergenza con un impianto"

Il riferimento è alle condizioni di lavoro dell’impianto di Tmb di Rocca a Cencia, unico rimasto di proprietà di Ama dall’incendio di quello del Salario. “Sono mesi che il nostro Tmb deve andare in manutenzione. Ci hanno detto che non si può fare fino a marzo 2020. È inaccettabile. Chiediamo di poterla fare prima”. 

Poi si rivolge ai sindaci dei comuni limitrofi, presenti in 30 tra il pubblico uditore, infuriati per il peso scaricato da Roma nel ciclo rifiuti sui centri urbani da loro amministrati. “La capitale ha già dato” inveisce Raggi, elencando i comuni che hanno conferito per anni a Malagrotta. “Il vincitore assoluto è Fiumicino”. E ancora attacca il sindaco di Colleferro Pierluigi Sanna: “Guarda caso si è deciso per una chiusura anticipata di un anno e Colleferro a breve andrà al voto. Che ci sia un accordo del sindaco con Zingaretti?”. 

Poi ricorda “il pendolarismo dei rifiuti”, termine per indicare quei cittadini che portano l’immondizia in città pur non essendo residenti, “un aggravio che si somma ai rifiuti prodotti dai turisti”. 

Nessun accenno invece alle responsabilità direttamente in capo all’ente comunale. La raccolta differenziata a Roma è scesa, come riportato da dati di Legambiente (non accadeva da anni), ma anche qui Raggi ha colpe da distribuire. “Abbiamo applicato il porta a porta a 330mila romani, due municipi grandi quanti una città d’Italia”. E poi? “Ricordo a tutti che l’11 dicembre 2018 è andato a fuoco il Tmb Salario e la regione non ci ha aiutato a trovare altri siti. Siamo stati lasciati soli. Ancora: “Si sono poi fermati anche i Tmb di Malagrotta per manutenzione e allora le nostre forze si sono dovute concentrare sulla ricerca di alternative”. 

Nel frattempo è naufragato il piano rifiuti dell’ultimo assessore competente sul tema, Pinuccia Montanari, mai sostituto. Ama non ha un bilancio dal 2017 e nemmeno un piano industriale e in tre anni la sindaca ha cambiato sette vertici. Su questo però nemmeno un accenno.

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