Rifiuti, ora è caos anche sull'organico: lo stop dall'impianto di Padova, resta solo Maccarese

Meno 200 tonnellate a settimane nello stabilimento veneto. Migliora invece il quadro sul fronte dell'indifferenziata. Ama recupera sbocchi sugli impianti di Malagrotta e di Aprilia

Immagine d'archivio

Ci mancava la grana dell'organico a preoccupare Ama, già alle prese da settimane con le difficoltà legate alla raccolta dei rifiuti indifferenziati. L'azienda Sesa Bioman di Padova ha ridotto i conferimenti da Roma di 200 tonnellate a settimana, e al momento, l'unico sbocco possibile è quello sull'impianto di Maccarese. Di proprietà di Ama, lavora circa 20mila tonnellate l'anno di umido su un totale di circa 190mila prodotte. Tocca trovare urgentemente altri sbocchi in impianti privati, e dall'azienda fanno sapere, su questo fronte, di essere già a lavoro. Nel frattempo, i due progetti per gli impianti di lavorazione del compostaggio a Casal Selce e Cesano, unica iniziativa di Roma Capitale all'interno di un piano rifiuti ancora all'anno zero, sono fermi in Regione, in attesa delle autorizzazioni finali, dopo le bocciature arrivate dagli uffici tecnici dello stesso Campidoglio a rallentare l'iter. 

Si torna invece a respirare, ma sempre a tempo determinato, sul fronte della raccolta dell'indifferenziato, in crisi da settimane. Secondo quanto si apprende da Ama, i due impianti Tmb di Malagrotta, gestiti da Colari, torneranno dalla prossima settimana ad accogliere mille tonnellate di tal quale (a regime, cioè a fine novembre, ne prenderanno 1250), mentre il Tmb di Aprilia, della Rida Ambiente, ha comunicato che accoglierà le 2mila tonnellate pattuite da contratto, dimezzate negli ultimi mesi per mancanza di sbocchi sul termovalorizzatore di San Vittore, di proprietà di Acea. Un combinato disposto che farà quanto meno fiatare un ciclo continuamente in affanno. 

La speranza di poter partire, a fine ottobre, con la manutenzione dell'impianto Ama di Rocca Cencia. Che avverrà sulle due linee di trattamento alternativamente, prima una poi l'altra. Così da mantenere comunque la lavorazione giornaliera di circa 350 tonnellate. Come sappiamo, il Tmb sta lavorando ormai da settimane h24 senza sosta. Stracarico al suo interno di rifiuti, e con i camion della raccolta in perenne fila all'ingresso, è oggetto di continue proteste da parte della cittadinanza, di chi lamenta i continui miasmi provenienti dall'impianto. 

In tutto questo però il 14 ottobre scade la proroga dell'ordinanza regionale, quella che obbliga gli impianti di trattamento del Lazio ad accogliere la quantità massima possibile di immondizia dalla Capitale. La sindaca Raggi, insieme al nuovo amministratore unico di Ama Stefano Zaghis, ha chiesto un'ulteriore proroga fino a fine anno. Ne discuteranno tutti gli attori istituzionali durante la Cabina di Regia convocata per mercoledì al ministero dell'Ambiente. E in ballo c'è sempre la questione delle questioni: una discarica di servizio per Roma. Il 31 dicembre chiuderà la cava di Colleferro, ultimo anello dello smaltimento, dopo 15 anni di attese e battaglie di comitati, associazioni, movimenti a tutela della salute e del territorio.  

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Proprio oggi sono iniziati i lavori del post mortem, con una cerimonia ufficiale per la messa a dimora del primo albero e l'avvio della cosiddetta procedura di "capping", la messa in sicurezza delle discariche esaurite che consente di scaricare il gas metano, prevenire l'infiltrazione di acqua piovana per bloccare la contaminazione dell'area ed evitare che si generi percolato. Una bella notizia per il comune a sud di Roma, un po' meno per la Capitale, ora costretta a trovare al più presto una soluzione per i suoi rifiuti. Ci sarebbe, e prevederebbe la realizzazione di un sito temporaneo, come indicato nel piano rifiuti licenziato ad agosto dalla giunta regionale. Ma il no del Campidoglio e della sindaca Raggi è sempre stato netto. 

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