Emergenza rifiuti, Raggi dice no a discarica ma senza lo strappo ufficiale. E il commissario si avvicina

Un nulla di fatto nella seduta fiume di Consiglio straordinario. In aula manca il numero legale per votare il ricorso al Tar contro la Regione. Spaccature in maggioranza

Raggi in Consiglio comunale (immagine d'archivio)

Raggi grida ancora una volta il suo no categorico a una discarica per Roma. Lo fa dallo scranno più alto dell'aula Giulio Cesare, con un comizio al veleno tutto politico. Nei fatti però, carte alla mano, lo strappo ufficiale non si consuma: manca il voto dell'aula per il ricorso al Tar contro la Regione. Così, sull'emergenza rifiuti romana siamo all'ennesima fumata nera, con il Campidoglio isolato alle prese con fratture in maggioranza, e lo spettro del commissario sempre più vicino. Il tutto in una seduta fiume di Consiglio straordinario terminata nel nulla, dopo sette ore di dibattito infuocato.  

L'ordine del giorno della maggioranza M5s che avrebbe dovuto impegnare la sindaca a rivolgersi alle toghe amministrative per fermare il dispositivo regionale che impone la realizzazione di un impianto di smaltimento nella Capitale, non è stato votato. Rimandato alla prossima settimana per mancanza del numero legale in aula. Era l'unica via possibile per allontanare lo spettro del commissario, promesso dalla Pisana tra sette giorni per sbloccare una volta per tutte l'immobilismo del Campidoglio. Cosa succede adesso? Il count down resta in corso, e la discarica, nei fatti, si avvicina. Ma facciamo ordine. 

Il "no" di Raggi ma senza alternative

"Siamo d'accordo con i presidenti di municipio: non vogliamo discariche fatte in fretta e furia sui territori, magari in deroga alle normative ambientali". Raggi lo ha ribadito nell'intervento che ha aperto l'odierno Consiglio, accanto ai minisindaci pentastellati chiamati a raccolta tra i banchi della giunta. Mezz'ora di arringa tra le contestazioni degli amministratori della Provincia, una trentina presenti in aula con la fascia tricolore, per dire basta al mutuo soccorso alla Capitale da parte dei territori vicini. Su tutti Pierluigi Sanna, primo cittadino di Colleferro: "La nostra discarica chiuderà, non sono ammesse proroghe. Siamo stanchi di subire l'immobilismo di Raggi".

sindaci-comune-roma

La sindaca però tira dritto: "Roma ha fatto la sua parte, se lo ricordino tutti i Comuni che per anni hanno scaricato i loro rifiuti a Malagrotta". Poi attacca la Pisana per la mancata approvazione del piano rifiuti regionale, le istituzioni tutte per averla "lasciata sola" dopo l'incendio del Tmb Salario, incolpa i "pendolari dei rifiuti", quelli che portano i sacchetti a Roma da fuori o che magari lavorano in città ma non ci risiedono, non pagano la Tari, ma aggravano la produzione pro capite di scarti. Un lungo elenco di colpe (tutte di altri) per spiegare l'odierno disastro della raccolta rifiuti senza alcun accenno alle responsabilità del Comune stesso: da Ama senza bilancio nè piano industriale da mesi, alla differenziata calata (secondo dati di Legambiente) di mezzo punto percentuale quando, da proclami, doveva toccare la vetta da sogno del 70% entro il 2021. Un intervento che scatena la reazione immediata della Regione.  

La Pisana: "Se non decide, lo farà un commissario"

"Il Campidoglio smaltisce il 100% dei rifiuti urbani fuori dal territorio comunale: una situazione non più sostenibile, in ottemperanza alle normative comunitarie e nazionali, che impongono la chiusura del ciclo secondo principi di prossimità e autosufficienza". A parlare tramite nota stampa (era invitato ma non si è presentato) l'assessore all'Ambiente della Pisana Massimiliano Valeriani. "Con l’ordinanza regionale si vogliono evitare rischi ambientali e sanitari a Roma: la sindaca avrebbe il dovere di assumersi la responsabilità di decidere a nome di tutta la città". E se, come pare, non lo farà, e "anche stavolta deciderà di non decidere, qualcun altro sarà costretto a farlo al suo posto". Si chiama attuazione dei "poteri sostitutivi", è scritta nero su bianco nell'ordinanza oggetto del contendere. E il Comune nei fatti, chiuso in una roccaforte del no che mai fornisce alternative, sembra rimasto solo a tenere alta la bandiera. 

Maggioranza spaccata e Comune isolato

Lo stesso amministratore unico di Ama Stefano Zaghis, nominato a ottobre, settimo cambio di vertice in tre anni, ha parlato in aula di "mancanza di programmazione da 37 anni". E di un piano industriale che si baserà "sulla concretezza di quello che si può fare oggi e nei prossimi cinque anni". Nessun no e nessuna chiusura. C'è poi il ministro dell'Ambiente Sergio Costa, in quota M5s nel governo giallorosso, che ha parlato bene dell'ordinanza regionale dicendo che "segna un percorso", in contrasto con quanto dichiarato dal capogruppo M5s capitolino Giuliano Pacetti che l'ha apostrofata come "folle". Tra gli stessi grillini in Campidoglio poi ci sono spaccature. 

Nei 13 Ordini del giorno presentati, e rimandati alla prossima seduta per mancanza del numero legale, anche un atto firmato dalla sola consigliera Simona Ficcardi. La richiesta rivolta alla sindaca è di "individuare più siti possibili sul territorio, ai fini della localizzazione anche di trasferenze e stoccaggio". Più siti per non gravare su un solo territorio, specie se si parla della Valle Galeria, che "ha già dato", e impattare il meno possibile. D'altronde, ammette, non si può evitare di avere un impianto di smaltimento a Roma. Come ammette il fallimento del Campidoglio per quanto riguarda l'organizzazione della raccolta: "Se intervenissi in aula - confida a denti stretti - chiederei scusa alla città". Sulla stessa linea il presidente della commissione rifiuti in Regione, il grillino Marco Cacciatore, che di una differenza di vedute rispetto alla linea della sindaca non ha mai fatto mistero. "Bisogna essere intellettualmente onesti - commenta ai nostri taccuini - il piano rifiuti regionale è in ritardo e sono il primo da opposizione a contestarlo, ma la differenziata la fanno i Comuni. E qui non è stato fatto nulla". 

Cosa dice l'ordinanza della regione

Riassumendo: siamo al punto di partenza. Gli atti di maggioranza e opposizione sono slittati alla prossima seduta di Consiglio, martedì 10 dicembre. ''Ci sono poche presenze sui banchi e la stanchezza si fa sentire'' ha spiegato il presidente dell'assemblea capitolina Marcello De Vito prima di chiudere il dibattito alle 17. Troppe defaillance, figlie con ogni probabilità dei dissensi interni. Oltre al ricorso al Tar, negli Odg si ribadiva il no alla discarica di Falcognana e no a tutti i sette siti indicati dai tecnici (anche comunali) nella lista inviata nelle scorse ore agli enti istituzionali. "Il gruppo M5S capitolino è compatto e contrario all’apertura di discariche a Roma, nei siti indicati nella relazione dell’organismo tecnico" scrivono i consiglieri grillini su Facebook a sintesi finale del Consiglio di oggi. Già, contrario ma pronto, ad oggi, a togliersi le castagne dal fuoco, trasformando la non scelta nella scelta di qualcun altro. 

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