Rifiuti, l'ordinanza della Regione spacca i grillini: per il ministro "segna il percorso", per i consiglieri è folle

Le parole del capogruppo Pacetti in netto contrasto con quanto dichiarato da Sergio Costa. Domani, venerdì 6 dicembre, il consiglio straordinario sui rifiuti

La sindaca Raggi e il ministro Costa (Immagine d'archivio)

"Zingaretti e Valeriani vengano a spiegare ai romani il loro magnifico piano, quello con cui vogliono aprire una discarica a Roma grazie a un'ordinanza regionale folle". Le parole che il capogruppo M5s Giuliano Pacetti affida ai social non lasciano intravedere spiragli. Il consigliere invita il presidente del Lazio, segretario nazionale dei dem, e il suo assessore, a presentarsi domani al consiglio straordinario sul tema rifiuti. E ribadisce la netta contrarietà del Campidoglio a indicare una cava che accolga i rifiuti della Capitale da realizzare sul territorio cittadino. "Se il Pd vuole imporre una discarica a Roma se ne assuma la responsabilità e venga a metterci la faccia".

Il tono del post è tutt'altro che disteso, conferma nella sostanza la posizione di palazzo Senatorio a trazione Cinque Stelle, ma a ben vedere evidenzia una spaccatura. Se infatti il capogruppo pentastellato definisce l'ordinanza una follia, da non prendere quindi nemmeno in considerazione, le parole pronunciate nello stesso momento o quasi dal ministro dell'Ambiente Sergio Costa, suonano nettamente diverse. 

"L'ordinanza regionale serve a contingentare dei tempi per segnare un percorso" ha detto ai cronisti fuori dalla Luiss il titolare del dicastero in quota M5s, nello stesso ruolo anche durante il precedente governo gialloverde. "So che gli uffici tecnici della Regione così come quelli del Comune, della Città metropolitana e anche di Ama, stanno definendo il percorso. Vediamo cosa ci dicono. A quanto pare ci sono delle soluzioni". Già, ma non è una novità che non incontrino il favore della sindaca. I tecnici hanno parlato ieri con un documento che indica sette aree dove eventualmente smaltire i rifiuti. Quello che manca, totalmente, è l'accordo politico. E se il Campidoglio - come pare - dirà di no, scatteranno i poteri sostitutivi previsti dall'ordinanza regionale e a decidere dove portare i rifiuti sarà un tecnico.

La gara ponte per portare l'immondizia all'estero

Intanto si è tenuto oggi l'incontro tra Ama, Regione Lazio e Invitalia (l'agenzia nazionale per l'attrazione degli investimenti e lo sviluppo di impresa di proprietà del ministero delle Finanze). Obiettivo: impostare la gara per l'esportazione dei rifiuti di Roma all'estero. Mossa necessaria per coprire il gap tra la chiusura di Colleferro e l'apertura del nuovo invaso. "Tra le varie prescrizioni messe nell'ordinanza - ha detto Valeriani, a Rai RadioUno - c'è la necessità immediata di fare una gara con un operatore estero che ci consenta, nel frattempo che si allestiscono gli impianti che vanno fatti adesso, una soluzione cuscinetto che ci consenta di avere 2/3 mesi di tempo per gestire la situazione in modo più morbido". Stefano Zaghis, amministratore unico di Ama, al termine dell'incontro, ha spiegato che "è partito l'innesco, adesso ci metteremo subito al lavoro per realizzare la procedura di gara. Dalla redazione del bando, all'aggiudicazione e all'attuazione ci vorranno 6/7 mesi, perchè si tratta di una gara europea". I tempi quindi potrebbero non coincidere. Un problema nel problema. 

Zaghis: "Regione doveva fare termovalorizzatore"

Sul dove fare la discarica, Zaghis, intervistato da Rai Radio 1, resta neutro: "La domanda dovete farla alla sindaca Raggi. Io sono come un pilota che aspetta di ricevere indicazioni su dove andare". E ancora, sulle responsabilità della Regione nella mancata chiusura del ciclo a Roma: "Un recente studio evidenzia il deficit impiantistico della Regione Lazio, per 945 mila tonnellate all'anno. La peggior Regione da questo punto di vista è proprio il Lazio. Lo Sblocca Italia del 2014 dava indirizzi precisi, per il Lazio diceva che c'era bisogno di almeno un impianto di temovalorizzazione da 210 mila tonnellate. Da allora a oggi nulla è stato fatto in questa direzione". Parola tabù, "termovalorizzatore", che subito innesta polemiche. "In questa vicenda io sono il facilitatore - dice il ministro ai cronisti - posso dire però che non sono d'accordo per quanto riguarda la soluzione di un termovalorizzatore. Ciò non vuol dire che io possa sostituirmi a chi deve prendere le decisioni". 

Domani, venerdì 6 dicembre, è previsto una seduta d'aula dedicata alla discarica di Roma. Il clima si preannuncia infuocato. Tra i presenti non mancheranno i sindaci della provincia, infuriati con Raggi perché dire no a un sito di smaltimento sul proprio territorio, vuol dire essere costretti a sfruttare quelli degli altri. 

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