Malato di leucemia, sfrattato dal residence: il Comune chiede 45 mila euro per le spese

La storia di Gianluca ha già trovato spazio sulle pagine di Romatoday: all'inizio di aprile il suo sgombero era stato bloccato 'in extremis' dall'assessore Mazzillo. Ma il Dipartimento Politiche Abitative ha deciso di proseguire

Un residence (Immagine di repertorio)

Richieste di pagamento da migliaia di euro. Dopo il via libera agli sgomberi, il Dipartimento Politiche Abitative del Comune di Roma tenta di passare all'incasso. Gli inquilini dei residence raggiunti dalle lettere di revoca del servizio di assistenza alloggiativa che hanno deciso di contestare i criteri di reddito alla base di tale decisione devono pagare il loro soggiorno 'extra'. Profumatamente, proprio come le spese sostenute per anni dal Comune verso i privati proprietari di tali immobili dando vita a un vero e proprio scandalo. Romatoday ha dato spazio ieri al caso di Maurizio che vive nel residence di via di Fioranello con la moglie e la figlia di sei anni e mezzo, ipovedente a causa di un problema agli occhi. Ma non è il solo.

Anche Gianluca, malato di leucemia, 6 mila euro di reddito Isee all'anno, è stato raggiunto il 14 aprile scorso da una richiesta simile: versare entro 30 giorni oltre 45 mila euro (45.411,36 per la precisione) alla Tesoreria comunale per il "servizio offerto dall'amministrazione" dal 20 gennaio 2015, data di notifica del procedimento di revoca partito il 4 febbraio 2015, al 31 dicembre 2016. Non solo. Dal 1 gennaio 2017 in poi, la richiesta firmata dal dirigente capitolino, Gianluca dovrà versare 63,78 euro al giorno. Ad oggi sarebbero altri 7 mila euro. In totale si supererebbero 50 mila euro. Del resto l'amministrazione, così come si evince dalla comunicazione, spende la modica cifra di 260.242,60 euro al mese per affittare il residence di via Tineo. Circa 1900 euro al mese a famiglia. Se Gianluca non verserà questi soldi, "la scrivente direzione sarà costretta a formalizzare il provvedimento di riscossione coattiva con ogni conseguenza di legge". 

Solo due settimane fa, il 6 aprile scorso, l'assessorato al Bilancio e Patrimonio di Andrea Mazzillo aveva bloccato 'in extremis' lo sgombero di Gianluca proprio per la sua storia delicata. Ma gli uffici hanno deciso di proseguire. 47 anni, dipendente Atac, Gianluca è malato di leucemia e con scadenze regolari deve sostenere una terapia che comporta molte spese. Non solo. A suo carico ha una figlia di 14 anni con un grave deficit cognitivo. Il suo reddito annuale è di circa 23 mila euro lordi all'anno mentre il limite fissato dagli uffici capitolini è 18 mila euro lordi. Ma il suo reddito Isee, ha spiegato, considerate le spese per la malattia e la famiglia a carico è di 6 mila euro all'anno. "Impossibile trovare un'altra abitazione".

Anche il sindacato Asia Usb contesta i parametri impiegati dagli uffici capitolini per stabilire i criteri del diritto all'assistenza alloggiativa. "Dal 2013 gli uffici capitolini hanno iniziato a revocare il diritto alla permanenza nel residence per tutti coloro che superavano i limiti di reddito di 18 mila euro lordi. Il tutto nonostante queste persone, con redditi lordi non superiori ai 33 mila euro, avrebbero dovuto già avere una casa popolare" spiega Angelo Fascetti, di Asia Usb. "Nel caso di Gian Luca il reddito contestato è stato di 22.873 euro lordi nel 2014". Per il sindacalista, però, "il limite di reddito dovrebbe essere fissato in base a criteri forniti dalle norme statali e regionali, ovvero quelli dell'edilizia pubblica, fino al 2013 di 18 mila euro netti oggi divenuto di 20.340 euro netti, quindi circa 35 mila lordi. Vanno tolti, inoltre, 2mila euro per ogni persona a carico". 

Gianluca è in lista d'attesa per una casa popolare da molti anni. Ha raggiunto il 738esimo posto in graduatoria con 39 punti. Ma anche questo 'sogno' rischia di svanire. Con una lettera, il Dipartimento l'11 aprile scorso ha comunicato che il suo punteggio ora è fermo a 21. Revocato il diritto all'assistenza alloggiativa nei residence, Gianluca è retrocesso di 18 punti. Il che significa, di fronte a una graduatoria che è un mare di 12 mila richieste, trasformare la casa popolare in un vero e proprio miraggio. 

"Non ci posso credere, ho smesso di dormire. Non riesco nemmeno più a sostenere la terapia". La voce di Gianluca trema. Quelle che si sono aperte da qualche giorno a questa parte sono le porte di un vero e proprio incubo. "Con questi soldi sarei potuto andare ad abitare ai Parioli, non in un appartamento ricavato da ex uffici divisi da pennelli di cartongesso. Se avessi avuto tutti quei soldi compravo una casa fuori Roma. Avrei garantito una vita tranquilla a mia moglie e mia figlia".  

"Questa è una guerra contro i poveri, non contro la povertà" le parole di Angelo Fascetti di Asia Usb che ha seguito da vicino il caso. "Il dipartimento invece di accanirsi su chi si trova in difficoltà dovrebbe lavorare per trovare una soluzione all'emergenza abitativa. Scoppiato lo scandalo dei residence, speravamo in soluzioni alternative e invece si sta facendo guerra a chi ha diritto ad una casa popolare".

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Commenti (1)

  • Gianluca ha una sola colpa ESSERE ITALIANO è inutile che la menate, queste storie NON VEDONO mai al centro del contendere le "risorse" volute dalla presidentessa e dai suoi compagni di governo.

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