Nuove parole per vecchie emergenze: ecco i Sassat, i nuovi "residence" al posto dei Caat

Nelle strutture sono arrivati gli 'avvisi speciali' agli inquilini

Uno dei residence della città (Immagine di repertorio)

Due anni di tempo per trovare, con l'aiuto dei servizi sociali, "soluzioni autonome". E, intanto, il trasferimento nei nuovi alloggi che l'amministrazione Raggi ha dichiarato di voler prendere in affitto annunciando che la stagione di chiusura dei residence, simbolo di sprechi e cattiva gestione per eccellenza, è vicina. Così, a pochi giorni dalla pubblicazione della 'manifestazione di interesse' per trovare proprietari di casa disponibili ad affittare a prezzi di mercato anche intere palazzine al Comune, agli inquilini dei Centri di assistenza alloggiativa temporanea (Caat) sono arrivati gli 'avvisi speciali' per poter accedere al nuovo servizio. Dopo anni in attesa di una casa popolare (in molti aspettano da almeno 10 anni ma non manca chi raggiunge anche i 15 o i 20) gli inquilini con meno di 12 mila euro di reddito Isee si trasferiranno quindi dai Caat ai Sassat, acronimo di Servizio di Assistenza e Sostegno Socio Alloggiativo che, oltre a fornire un tetto sulla testa, comprende anche la 'presa in carico' da parte dei servizi sociali municipali.

Ad oggi nei residence vivono circa 1400 famiglie. 800 dovrebbero finire nei Sassat, il resto dovrebbe uscire con il buono casa o con gli sgomberi (sono 180 quelli previsti per il 2017, in base al dato fornito dal Coune al sindacato Unione Inquilini). 

I Sassat, spiega infatti l'amministrazione, sono pensati per "quei nuclei familiari residenti presso i Caat che, a verifica effettuata, risulteranno non avere le condizioni e le sufficienti capacità proprie, per fare ricorso all'istituto del Buono Casa". Il periodo di accoglienza, però, è "limitato a 24 mesi", tempo che l'amministrazione reputa "necessario" a fare in modo che l'aiuto dei servizi sociali del territorio permetta a queste famiglie "soluzioni autonome". Un "progetto di sostegno" al quale le famiglie che vogliono avere accesso al Sassat non possono sottrarsi, con un passaggio di consegne che segna una differenza rispetto al passato: la "competenza definitiva dell'assegnatario" dal "Dipartimento Politiche Abitative al Municipio territorialmente interessato". Tra gli altri requisiti, quello di non avere un reddito Isee superiore ai 12 mila euro. Che sia con il Sassat, che sia con il buono casa, si legge ancora nell'avviso, tutti dovranno liberare l'alloggio entro il 2 febbraio. I moduli andranno presentati entro il 19 ottobre.

"Siamo favorevoli alla chiusura dei residence ma dopo anni ancora non si parla di una casa popolare" il commento più diffuso tra gli inquilini contattati da Romatoday. "Stiamo compilando i moduli perché non abbiamo alternative. Ci è stato consegnato questo avviso senza possibilità di avere ulteriori informazioni. O fai richiesta e accetti i servizi sociali o sei fuori". La paura di perdere il diritto all'assistenza alloggiativa è tanta: "Sappiamo solo che dobbiamo per forza essere seguiti dagli assistenti sociali e che entro due anni dovremo essere capaci di affittarci un appartamento da soli. Ci aiuteranno a trovare un lavoro non precario? Un lavoro non in nero? O un impiego che superi quei 700 circa che prendo al mese? Se non accade ci saranno nuovi sgomberi?" la denuncia.

"Nel medesimo dipartimento c'è sia l'ufficio preposto all'assistenza alloggiativa sia quello alle assegnazioni Erp. Perché non è stato fatto un lavoro congiunto per iniziare con le assegnazioni? Perché non si utilizzano i soldi messi in campo dalla delibera regionale per reperire alloggi popolari da assegnare alla nostra categoria?". La preoccupazione è rivolta anche a cosa accadrà nell'immediato: "Dove saranno questi Sassat? Che trasferimento subiremo a febbraio, con i nostri figli che avranno già iniziato la scuola?". L'esperienza del buono casa non tranquillizza: "Sono molte le famiglie che, con la sola garanzia del contributo comunale, non sono riuscite a trovare un alloggio".  
 

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