Casa, cambia il regolamento per il sostegno all'affitto: "Così aiutiamo chi è in emergenza"

La delibera è stata illustrata oggi in commissione congiunta Patrimonio e Politiche Abitative

Si allarga la platea dei 'destinatari', diminuiscono da 4 a 3 gli anni di erogazione del contributo. Diventa obbligatorio essere in lista d'attesa per una casa popolare, e quindi averne i requisiti reddituali, e stipulare un affitto a canone concordato. È approdata oggi nelle commissioni congiunte Patrimonio e Politiche Sociali di Roma Capitale la proposta di revoca e contestualmente di approvazione di un nuovo regolamento "Per l'erogazione del sostegno socio-economico finalizzato al superamento delle emergenza abitative di Roma Capitale", modificando in parte la delibera 163 del 1998. Una proposta di delibera consiliare sottoscritta da 12 consiglieri pentastellati, tra cui le presidenti delle due commissioni competenti, Valentina Vivarelli e Maria Agnese Catini. "Siamo partiti con l'intenzione di aggiornare un regolamento che, a distanza di 20 anni dalla sua approvazione, presentava molte lacune" ha spiegato Vivarelli. "Al termine di questo iter ci siamo resi conto che avevamo modificato tutti gli articoli e, di fatto, scritto un nuovo regolamento".  

Tra le novità c'è quella di "legare l'erogazione del contributo alla stipula di un contratto d'affitto a canone concordato", da un lato per "incentivare i proprietari di casa a fare questa scelta", dall'altro "per fare in modo che l'erogazione di questi contributi vada più a sostegno degli inquilini che dei proprietari". Introdotti anche limiti di reddito, che dovranno essere pari ai parametri previsti per l'accesso all'edilizia residenziale pubblica. La durata del contributo si riduce da 4 a 3 anni "perché crediamo siano abbastanza per il superamento delle condizioni emergenziali. In caso contrario si è già in lista per l'assegnazione di un alloggio popolare. Per questo è obbligatorio farne domanda e partecipare ai progetti sociali affiancati a questa misura". Si allarga la platea dei destinatari. Oltre ad "eventi calamitosi", "sgomberi per motivi di sicurezza", "sfratti per morosità" e "perdita delle prima casa" con "documentazione attestante le cause della mutata situazione reddituale" si aggiungono anche i coniugi divorziati e "donne vittime di violenza" che hanno lasciato la propria abitazione.

Il contributo economico diminuirà di anno in anno: il primo anno potrà coprire fino al 90% del canone di locazione mensile, per un massimo di 650 euro; il secondo anno fino al 70% del canone di locazione mensile, per un massimo di 550 euro; il terzo anno fino al 50% del canone di locazione mensile per un massimo di 450 euro. Infine, per i nuclei familiari composti esclusivamente da componenti ultrasessantacinquenni, la commissione che valuterà le richieste potrà decidere di erogare un contributo che copra fino al 90% del canone di locazione mensile, per un massimo di 550 euro per l'intera durata del contributo stesso.

La stessa commissione, inoltre, potrà integrare il sostegno economico con alcune misure accessorie come il pagamento delle spese di trasloco della nuova abitazione, fino a un massimo di 400 euro, e il pagamento fino a un massimo di 1.500 euro delle mensilità da anticipare quali caparra per la stipula di un nuovo contratto a canone concordato. "Queste spese" ha specificato Vivarelli "verranno sostenute grazie all'annualità in meno" rispetto ai quattro anni previsti dall'attuale regolamento. In caso di sfratto, per sanare morosità precedenti, potrà essere erogato fino a 2500 euro. L'affittuario dovrà per ritirare lo sfratto e accettare "di proseguire nella locazione a canone concordato". 

"Transitoria" ed "emergenziale" pensata "per una fascia media". I parametri di accesso all'edilizia residenziale pubblica "non sono così bassi e ci permettono di elargire questo contributo a persone che normalmente sono in una fascia media ai quali accade però qualcosa nella vita in maniera repentina e si ritrovano proiettati in situazioni di emergenza. Se dopo tre anni non si è tornati ad essere autosufficienti entrano in gioco l'assegnazione di case popolari o altre misure in via di studio ed elaborazone da parte dell'assessorato alle Politiche Abitative e al Patrimonio e che speriamo di avere presto". 

Tra i dubbi espressi dai consiglieri presenti quello relativo alla durata del contributo: "Tre anni potrebbe non rassicurare i proprietari di casa" la posizione di Maurizio Politi di Fratelli d'Italia. Un dubbio espresso anche dal sindacato Unione Inquilini, presente in commissione, che ha ricordato le difficoltà di elargizione del buono casa: su oltre mille famiglie che avrebbero potuto usufruirne, "ne sono stati assegnati solo 140". Per Vivarelli, però fissare i temi di elargizione a "5 anni (riferendosi ai contratti 3 più 2m ndr) andrebbero incontro ad un parere negativo da parte della Ragioneria. Niente ci vieta di modificare il regolamento più avanti". 

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Commenti (1)

  • Bravi......cosi ci rifacciamo sui legittimi proprietari per rattoppare le lacune di uno stato sociale assente. Oggi se uno non ti paga l'affitto su regolare contratto e tu gli dai lo sfratto sai quanto tempo passa prima che lo mandi via? Che amarezza!

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