Beni confiscati, Roma ha il suo primo regolamento: nel testo anche le proposte delle reti sociali

La delibera è stata approvata con voto favorevole di M5S e centrosinistra

Ansa Maurizio Brambatti

Roma ha da oggi il primo Regolamento per la gestione dei beni confiscati alla criminalità organizzata. Mentre il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, accompagnato dal ministro Matteo Salvini visitava una villa sequestrata ai Casamonica a Romanina, l’Aula Giulio Cesare ha approvato la delibera (la numero 75 del 2017) che stabilisce le modalità di assegnazione degli oltre 200 beni, tra appartamenti terreni e negozi, già nelle disponibilità di Roma Capitale e i 470 di varia natura all’interno del territorio romano ma ancora nelle mani dell’Agenzia nazionale.

L’approvazione è arrivata con un voto trasversale, che ha visto maggioranza a Cinque Stelle, Pd insieme ai gruppi del centrosinistra esprimersi favorevolmente, 29 voti in tutto, con centrodestra astenuto e nessun contrario. “L’inizio di un percorso ma anche un obiettivo raggiunto che è stato fin da subito una priorità per questa amministrazione” le parole in Aula di Valentina Vivarelli, presidente della commissione Patrimonio che ha lavorato al testo con intesa bipartisan per diversi mesi.

Il voto di oggi però è segnato soprattutto da una svolta impressa negli ultimi giorni dall’intervento della Rete dei numeri pari che solo a Roma raccoglie 40 realtà eterogenee tra loro, da Libera ai Movimenti per il diritto alla casa: nel maxi emendamento presentato oggi in Aula dalla maggioranza pentastellata, che ha dato forma definitiva al regolamento, sono state accolte alcune proposte avanzate dalla Rete. Un emendamento, ha spiegato Vivarelli, “frutto di convergenze riassunte in un indirizzo politico e non tecnico”.

A suggellare “un punto segnato a favore delle realtà sociali, associazioni e movimenti” anche l’intervento dagli scranni dell’Aula di due esponenti della Rete. “Il contrasto alle mafie parte dai beni confiscati ma si allarga al diritto al welfare, all’abitare, ai servizi sociali” le parole di Giuseppe De Marzo di Libera. “La mafia nei territori è un welfare sostitutivo ed è più forte là dove questi elementi sono più deboli”. Aspetto sottolineato di fronte ai consiglieri anche da Margherita Grazioli dei Movimenti per il diritto all’abitare: “Nonostante siamo stati più volte affiancati alla parola racket, i movimenti praticano l’antimafia sul campo ed è per questo che riteniamo importante che tra gli usi dei beni confiscati ci sia anche quello abitativo”. In Aula anche l’assessora al Patrimonio, Rosalba Castiglione, che ha definito il regolamento “un atto potentissimo che l'amministrazione userà nel modo migliore”.

Diverse le proposte avanzate dalla Rete dei numeri pari che sono state incluse nell’emendamento. All’articolo uno, tra le parole “legalità” e “solidarietà” conquista spazio la “giustizia sociale”. L’intervento delle associazioni restringe inoltre la possibilità che questi immobili vengano utilizzati per “finalità lucrative” con l’aggiunta di un comma che specifica che tale utilizzo può essere ammesso “soltanto in via residuale”. Inoltre, là dove si verificheranno tali assegnazioni, è stato aggiunto ancora, “sarà riportato sul sito l’ammontare del canone di locazione e la destinazione degli introiti vincolati ad un fondo speciale”. 

L’impronta della Rete dei numeri pari ha inoltre allargato la possibilità di utilizzo sociale di tali beni. “Accoglienza integrata” il termine aggiunto all’articolo 10 che apre quindi all’impiego di tali beni per rifugiati, richiedenti asilo e per l’emergenza abitativa più in generale. Confermata inoltre la decadenza dell’esclusione dall’assegnazione dei beni a quelle realtà che hanno contenziosi con l’amministrazione mentre all’articolo 11 viene estesa l’applicazione dell’esclusione relativa ad amministratori o dipendenti comunali a “coniugi, parenti e affini entro il quarto grado”. E ancora. La durata dell’assegnazione viene estesa ad un totale di 12 anni: 6 di assegnazione più 6 di rinnovo. 

Respinto invece un punto definito “centrale” dalla Rete: l’istituzione di una consulta cittadina quale strumento di partecipazione attiva da parte di cittadini, associazioni, reti e movimenti sull’applicazione del regolamento. Anche l’emendamento del Pd che ne chiedeva l’istituzione è stato bocciato dalla maggioranza pentastellata.

Al suo posto, con il maxi emendamento è stato inserito un impegno ad avviare un ‘'Forum sui beni confiscati alla criminalità organizzata' coordinato da Roma Capitale, che andrà istituito entro sei mesi. “Tra i due istituti c’è una differenza sostanziale” fa notare Elisa Sermarini della Rete dei numeri pari. “La consulta possiede una sua autonomia mentre il forum è gestito dall’amministrazione”. Aggiunge Marco Genovese di Libera: “Lunedì in commissione ci è stato promesso un confronto sulle modalità di convocazione di tale forum. Speriamo di continuare con il dialogo”. 

La votazione è arrivata dopo una lunga discussione, con oltre 10 ordini del giorno e quasi trenta emendamenti. Per l’atto finale si è presentata in Aula anche la sindaca Virginia Raggi. “Questo regolamento rappresenta un simbolo ed una occasione di svolta in una città che è stata saccheggiata dai gruppi criminali e da Mafia Capitale. E' una vittoria della legalità e dei cittadini onesti, che sono la maggioranza" le parole sue parole. 

Potrebbe interessarti

I più letti della settimana

  • Incidente sul Raccordo Anulare, scontro tra auto e moto: morti due giovani di 27 e 20 anni

  • Morto in un incidente sulla Tangenziale est, sbalzato dalla Smart e investito da un pullman

  • Ikea, apre un nuovo punto nella Capitale

  • La Lazio e la passione per le moto: Finocchio e Borghesiana piangono Daniele, il giovane morto in un incidente stradale

  • Incidenti stradali a Roma, giovedì di sangue: tre morti e una bimba di 10 anni in gravi condizioni

  • Sciopero Cotral: venerdì 20 settembre a rischio il servizio extraurbano della Regione Lazio

Torna su
RomaToday è in caricamento