Regolamento dei Beni Comuni: pressing dei cittadini per l'ok del Campidoglio

I passaggi televisivi e gli incontri pubblici stanno accrescendo l'attenzione verso una richiesta già sottoscritta da 12mila persone. Il Campidoglio prende tempo

Quindicimila firme raccolte, dodicimila validate, centosessantacinque realtà coinvolte. I numeri che accompagnano la delibera d'iniziativa popolare presentata in Campidoglio fanno paura. Sono il segno di un'esigenza tangibile, in altri comuni italiani già reale. Sono la dimostrazione che la società civile è pronta ad intervenire laddove l'amministrazione non arriva più. E dove però dovrebbe  arrivare. Significa che ci sono tantissimi romani che, dallo scorso aprile, stanno formalmente chiedendo al Campidoglio un regolamento sui beni comuni.

Perchè prendersi cura dei beni comuni?

"La cura condivisa dei beni comuni rinsalda i legami di comunità e il senso di appartenenza, aumenta la coesione sociale, libera le energie latenti nelle comunità, facilita l'integrazione degli stranieri ed aiuta anziani e diversamente abili ad uscire dall'isolamento". Queste sono le ragioni che hanno spinto  i volontari della "Coalizione  per i Beni Comuni" a chiedere a Roma Capitale di sottoscrivere i patti di collaborazione.

Quali sono le richieste

I patti di collaborazione sono lo strumento con cui si chiede all'amministrazione di dare un contributo. Di fornire i mezzi utili alla realizzazione d' uno scopo. Si va dall'acquisto di rastrelli, pale, decespugliatori e sacchi per i rifiuti se si stratta di prendersi cura di un giardino pubblico.  E si arriva a forme più complesse di partenariato.

L'iter amministrativo

"Per ora la nostra proposta è stata valutata da quattro municipi ed è stata ascoltata da varie commissioni capitoline" spiega Katiusca Eroe, del Comitato Giovannipoli, uno dei principali promotori della coalizione per i beni comuni. Nella trasmissione di PresaDiretta andata in onda lunedì c'era anche lei. Ed ha così avuto modo di confrontare l'esperienza romana con quella bolognese. "Nel capoluogo romagnolo ho visto visi sorridenti, probabilmente rassicurati dal clima creatosi con l'amministrazione. Lì infatti è stato istituito un assessorato all'immaginazione civica. Da noi invece la Sindaca ha dichiarato che si sta creando un ufficio centrale di decoro". La differenza dall'uso delle parole, dalla forma, si traduce rapidamente nella sostanza.

I beni comuni ed il decoro

"Mi sembra che ci sia già un fraintendimento, una sorta di appiattimento dei beni comuni sulla questione del decoro. Non sono la stessa cosa". La differenza è centrale perchè essenzialmente il decoro è qualcosa che va ripristinato mentre la gestione dei beni comuni è qualcosa che può comportare anche un'innovazione. Una soluzione ad un problema  condiviso, che può essere pensata dal basso e  realizzata con il contributo dell'amministrazione. Il dibattito è comuque aperto e gli appuntamenti organizzati dalle realtà che fanno parte della coalizione proseguono. Da un municipio all'altro. 

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