Regione Lazio: la mozione del centrodestra fa tremare Zingaretti. Ecco perché il Governatore può cadere

Ago della bilancia i due ex esponenti del centrodestra Enrico Cavallari e Pino Cangemi. Una loro astensione salverebbe il presidente. Il punto della situazione

Nicola Zingaretti, foto Ansa

Un regalo del centrodestra ai cittadini del Lazio, carbone in anticipo per Zingaretti, una spallata per tornare al voto. Da venerdì scorso i corridoi e le stanze de La Pisana, solitamente tranquilli tendenti al sonnacchioso, sono in fibrillazione. Colpa, o merito (dipende dai punti di vista), della mozione di sfiducia presentata dal centrodestra e che dovrà essere discussa entro il 13 dicembre. Undici consiglieri di Forza Italia, Fratelli d'Italia, Lega, Noi con l'Italia, coordinati da Stefano Parisi, che hanno trovato un punto di incontro per mandare a casa il centrosinistra. [LEGGI QUI TUTTE LE MOTIVAZIONI DELLA MOZIONE]

In realtà l'intenzione, neanche troppo nascosta, era quella di stanare il Movimento Cinque Stelle e i consiglieri transfughi nel gruppo misto per poter mostrare il sostegno alla maggioranza zoppa. Neanche il tempo di finire la conferenza stampa e Roberta Lombardi ha però annunciato, a sorpresa, che il M5s avrebbe votato la mozione. 

Una sorpresa che ha colto anche qualche consigliere di centrodestra, fiducioso nel fallimento della mozione stessa ed ora alle prese con lo spauracchio di nuove elezioni. Paure che nel gruppo misto si trasformano in imbarazzo: Enrico Cavallari (ex Lega) e Pino Cangemi (ex Forza Italia), eletti con il centrodestra, sono chiamati ora a dire da che parte stanno. Una loro astensione salverebbe Zingaretti; un loro voto contrario lo farebbe saltare. L'anatra, insomma, torna zoppa e barcollante e nel centrosinistra qualcuno (i maligni dicono non i renziani, ndr) comincia davvero a preoccuparsi. Da qui le fibrillazioni che riguardano tutti i partiti, anche quelli oggi forti nei sondaggi. 

Prendiamo ad esempio la Lega. In Regione sono tre gli eletti, tre nomi (Laura Corrotti, Orlando Tripodi, Daniele Giannini, ndr), ritrovatisi sull'onda del successo leghista, eletti in Regione. Nel frattempo però il carro salviniano ha imbarcato pezzi da novanta, veri e propri signori delle preferenze, quali Fabrizio Santori e Federico Iadicicco che, direttamente il primo con i propri candidati il secondo, hanno mostrato di avere anche a marzo molti più voti degli attuali presenti in consiglio. Da qui quindi le paure, neanche troppo malcelate, di un ritorno al voto. 

Nel contempo però dai vertici nazionali c'è il bisogno di battere un colpo forte su Roma. Si voleva tentare l'assalto al Campidoglio, fallito per l'assoluzione di Virginia Raggi. Ora le mire sono su La Pisana e la poltrona di Zingaretti fa gola anche per ammazzare, in culla, sul nascere l'ascesa di un possibile rivale. Da qui il via libera alla mozione. Il pressing sui consiglieri punta a rassicurarli, a garantire loro che comunque vada per loro ci sarà una possibile candidatura sicura, magari alle europee. Trattative che coinvolgerebbero, secondo i soliti ben informati, anche un altro ago della bilancia, quel Sergio Pirozzi oggi battitore libero, ma domani dato da tanti vicino alla Lega, proprio in proiezione europea. Lui si dice pronto a votare la sfiducia, ma non mancano le titubanze mostrate anche in pubblico. 

C'è poi Forza Italia, con le consiglieri Laura Cartaginese e Roberta Angelilli. La seconda è data ormai prossima all'ingresso in Fratelli d'Italia e non sembra avere particolari remore a votare la mozione; la prima invece, eletta in ticket con Palozzi (finito coinvolto e dimissionato nell'affare Parnasi), in caso di caduta si ritroverebbe di fatto con poche speranze di rielezione. Per questo le attenzioni sono concentrate anche su di lei e sulle sue mosse. Ieri, ad esempio, è diventata un caso la sua assenza venerdì in conferenza stampa. Un caso che la stessa forzista ha provato a far rientrare con una nota stampa: "Per motivi personali non sono potuta essere presente venerdì scorso. Farò il mio dovere nel rispetto della coalizione di centrodestra di cui faccio parte". 

Immuni da ammicamenti sembrano i grillini. C'è però, innegabile, la vicinanza di alcuni esponenti pentastellati a valori di centrosinistra. E su di loro punterebbe, secondo la vulgata del centrodestra, Zingaretti: concupire alcuni consiglieri grillini, in nome di quel modello aperto tanto decantato dal candidato presidente della Regione Lazio. 

E i transfughi? Pino Cangemi ed Enrico Cavallari per ora tacciono. La mozione però li ha messi all'angolo: entrambi con una solida storia di centrodestra ora si ritroverebbero, da astenuti o peggio ancora da sfavorevoli, ad aiutare il tanto odiato Partito Democratico. Ecco perché da venerdì si è aperto il loro dialogo con il centrodestra. Un dialogo al quale è appunto appeso il destino della consiliatura: se Cavallari e Cangemi, come sembra nelle ultime ore, torneranno nei ranghi a quel punto per Zingaretti le cose potrebbero davvero precipitare.

Potrebbe interessarti

I più letti della settimana

  • Incidente via Cassia: bus contro un albero, ambulanze sul posto. Ventinove feriti

  • È morto Paco Fabrini a 46 anni in un incidente: da piccolo interpretò il figlio di Tomas Milian

  • Metro A, interventi su scale mobili e ascensori: chiude per tre mesi la fermata Baldo degli Ubaldi

  • Salvini a Roma: in 40mila in piazza per il leader della Lega. Strade chiuse e bus deviati

  • Sciopero generale venerdì 25 ottobre, dai trasporti alla scuola: Roma a rischio caos

  • Weekend a Roma: gli eventi di sabato 19 e domenica 20 ottobre

Torna su
RomaToday è in caricamento