"Roma nega a migliaia di rom un alloggio adeguato"

Amnesty International ha diffuso un rapporto sulle politiche abitative della Capitale: campi "sotto lo standard" e accesso negato alle case popolari

Foto di Amnesty International

"I campi della segregazione, una macchia per Roma"​. Nuova Barbuta, Candoni, Castel Romano, Salone, River, Cesarina e Tor de'Cenci: Amnesty International ha passato al setaccio tutti i campi nomadi capitolini, con sopralluoghi, interviste, immagini, testimonianze. E il verdetto è durissimo: "Il Comune sta negando a migliaia di rom l'accesso a un alloggio adeguato". 

Due le facce della stessa discriminazione, illustrate nel dettaglio in un rapporto pubblicato oggi dall'associazione: le soluzioni abitative attualmente offerte ai cittadini rom non risponderebbero alla definizione di "alloggio adeguato" stabilito dall'Onu, e i criteri per l'accesso alle case popolari andrebbero verso un'esclusione solo "per ragioni di etnia". 

I CAMPI - Partiamo dai 'villaggi autorizzati', figli del Piano Nomadi di Alemanno e definiti nel rapporto "strutture segregate e sotto gli standard" di vivibilità. Diversi gli aspetti analizzati a partire dalla definizione fornita dal Comitato della Nazioni Unite (Cescr). Adeguata è “un’abitazione strutturalmente sicura, salubre sotto il profilo igienico-sanitario e non sovraffollata, con un livello minimo di certezza del possesso sostenuto dalla legge". E i campi visitati non sarebbero tali. 

Si va dalla localizzazione fuori dal Raccordo, con "esclusione dei residenti da opportunità di lavoro, servizi medico-sanitari, scuole, asili d’infanzia e altre strutture sociali", alle condizioni dei servizi igienici, allo smaltimento dei rifiuti, giudicati senza mezzi termini "inadeguati e insufficienti per rispondere alle necessità dei residenti".

Vedi La Cesarina, campo sulla Nomentana. Al momento della visita, effettuata nel marzo 2012, "i container e le roulotte non disponevano né di acqua potabile né di servizi igienici se non tramite una piccola fontana e servizi igienici e lavatoi comuni. All’incirca 200 persone che dividevano otto servizi igienici e otto docce". 

Insomma, il Piano Nomadi, sia sotto il profilo della soluzione (grandi campi lontani dal centro) che nelle modalità di attuazione (sgomberi forzati) è condannato senza appello. "Molti rom sono stati lasciati senza speranza, condannati a una vita di segregazione, povertà ed esclusione sociale". Gli stessi "che subiscono una discriminazione sistematica, anche quando fanno domanda di assegnazione di un alloggio pubblico". E qui arriviamo all'altro aspetto denunciato nel rapporto: il diritto alla casa. 

ACCESSO ALL'EDILIZIA PUBBLICA - Si legge: "Per oltre un decennio i criteri per presentare domanda per l'edilizia residenziale pubblica hanno effettivamente impedito ai rom di accedervi" perché "il richiedente doveva dimostrare di essere stato legalmente sfrattato da un alloggio privato in affitto". Dieci anni di politiche di esclusione, confermate anche  dall'ultimo bando di gara. 

Parliamo del concorso emanato con Determinazione Dirigenziale del 31/12/2012. O meglio, della circolare che ne modificò il contenuto a pochi giorni dalla pubblicazione definendo i campi "strutture permanenti", escludendoli di fatto dai requisiti alloggiativi di partenza previsti dal bando. 

A quanto rivelato da Amnesty la nuova amministrazione Marino sarebbe intenzionata ad annullare la suddetta circolare. Passo sicuramente apprezzato dall'associazione che comunque invita il Comune a far seguire alle parole "azioni concrete". 

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