Campi rom, arriva Salvini e Raggi prova a salvare la faccia e il piano

Lo fa con un'ordinanza di sgombero alle famiglie del Camping River e un video che mostra i pochi aderenti all'offerta di rimpatrio assistito

Virginia Raggi, Matteo Salvini

Prima l'ultimatum ai rom del Camping River, con un'ordinanza notificata in queste ore che dice: o ve ne andate entro 48 ore o vi sgomberiamo. Poi un video con le testimonianze dei pochissimi che hanno scelto il rimpatrio assistito, unica misura che ha trovato qua e là qualche adesione. Ha tutta l'aria di una corsa contro il tempo quella di Virginia Raggi. Aspettando Matteo Salvini, l'alleato di governo che ha preannunciato una visita per campi rom nella Capitale, l'ansia è quella delle grandi prestazioni. Non si può sfigurare davanti al ministero degli Interni, lo stesso che da quando è in carica l'esecutivo giallo verde, si è preso la scena comunicativa a colpi di slogan a effetto, con buona pace di Di Maio & co. 

L'obiettivo di Virginia Raggi? Tentare in extremis di salvare la faccia a un piano rom che all'insediamento di Prima Porta, il River - prima concreta applicazione della delibera per il "superamento dei campi" licenziata a maggio 2017 -  non ha dato buoni frutti. E lo fa con due mosse: la prima è una stretta legalitaria. L'ordinanza del 13 luglio, anticipata sulle pagine di RomaToday, mette nero su bianco la "cacciata" dall'area. Tutti fuori entro 48 ore, "per ragioni di salute pubblica". L'acqua fornita non è potabile e gli impianti fognari non funzionano come dovrebbero. Ma ispezioni e referti della Asl e di Arpa Lazio sono di fine aprile, inizio maggio. Che l'allerta scatti quasi tre mesi dopo, e proprio in concomitanza con la visita del ministro leghista, sembra avallare la tesi di un sotteso disegno politico per far passare il seguente messaggio: il piano ha funzionato come doveva, ha portato alla chiusura del campo, e se le famiglie sono ancora in strada è perché non hanno accettato le reiterate offerte sociali. 

Una narrazione che da parte del Campidoglio va avanti da mesi, ma che in vista dell'arrivo di Salvini sembra necessitare di un ulteriore rafforzamento. E allora, in concomitanza all'ordinanza sindacale, la sindaca diffonde un video con interviste a due dei 14 rom su 350 (vedi in basso) che hanno trovato nel rimpatrio assistito in Romania la soluzione alternativa alla baraccopoli. E questo serve a dire: il Comune, sul piano assistenziale, ha fatto la sua parte. Ma sono il 4 per cento del totale, un numero esiguo di aderenti a un'opzione inserita all'ultimo perché quelle che presupponevano un percorso di integrazione e reinserimento nel nostro tessuto sociale hanno mostrato da subito falle incolmabili. Una su tutte: il buono affitto da spendere sul mercato privato, ma esteso per soli tre anni, ed erogato a contratto già firmate tra le parti. Un'impresa eroica per una famiglia rom trovare una casa in locazione senza garanzie economiche. Da libro dei sogni. 

La realtà parla invece di un impianto socio assistenziale che, almeno al Camping River, si è rivelato inefficace. I pochissimi che hanno lasciato le baracche sono tornati in Romania. Tutti gli altri stanno per strada. E il campo, più che chiuso, sarebbe corretto dire che si è "spostato". Perché gli altri 336 stanno dormendo in strada. Senza contare che durante le operazioni di rimozione delle casette di Roma Capitale, 13 moduli su 65 sono stati distrutti. Con un danno erariale stimato (dalla Cgil Roma) in mezzo milione di euro. Uno spreco di denaro pubblico oggetto tra l'altro di un'interrogazione parlamentare che attende risposta.

Un attivismo, quello della sindaca, che sta alimentando dure reazioni di politici e associazioni umanitarie. Di "salvinizzazione" e "propaganda" parla Alessandro Capriccioli, consigliere regionale del Lazio di +Europa Radicali. "Esultare per aver ottenuto 14 rimpatri 'volontari' di ex abitanti del Camping River mentre nelle ultime settimane ci si è di fatto adoperati per cacciarli tutti con una surreale opera di distruzione dei moduli abitativi, con il distacco dell'acqua e con la cessazione di ogni servizio essenziale, è un atteggiamento del tutto fuori luogo e che distorce completamente la realtà". Stessi toni da Carlo Stasolla, presidente dell'associazione 21 Luglio: "Neanche il rispetto è rimasto, neanche il pudore di fronte a povere persone utilizzate per coprire le vergogne di un fallimento". E ancora: "Il motivo dello sgombero è uno solo: il Comune di Roma le ha riconosciute colpevoli del fallimento del "Piano rom" e, con la visita di Salvini alle porte, dovranno pagare questo prezzo".

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