Tutti (o quasi) con Raggi: il richiamo della poltrona spegne la fronda e i dissensi

La sindaca, sempre meno sola nel suo progetto per il bis in Campidoglio, mette a tacere i ribelli e prova a ricompattare il gruppo

Virginia Raggi (foto Ansa)

Spuntato il sostegno a una ricandidatura dai vertici nazionali tiene la barra dritta, nomina Roberta Della Casa sua delegata in IV municipio e silenzia i dissensi interni. Virginia Raggi pronta a correre nel 2021 per un bis in Campidoglio? È il tema politico più caldo del post lockdown. La sindaca glissa ripetendo solo "me lo chiedono in tanti", ma nei fatti è entrata a pieno titolo in campagna elettorale. E se fino a qualche settimana fa, prima che l'emergenza coronavirus occupasse il dibattito, sembrava isolata o quasi, pronta a combattere una crociata per il bis in solitaria, magari con una lista civica, oggi avanza rafforzata, con il fronte degli "anti raggiani" - dicasi di chi la critica più o meno alla luce del sole - all'apparenza indebolito. 

L'endorsement di Vito Crimi, capo politico pro tempore del Movimento, ha spianato la strada. A Raggi sì, ma prima di tutto alla possibilità di essere rieletti per un terzo mandato. Vale per Raggi ma varrebbe anche per tutti quei consiglieri che non sono candidabili nel 2021. Cambiare le regole sui tempi delle candidature fa comodo a molti. E allora anche chi in Campidoglio ha attaccato la prima cittadina a viso aperto, su una sua ridiscesa in campo all'improvviso tace, quasi pronto a riallinearsi."È​ giunto il tempo di pensare alla poltrona" insinua qualche malalingua.

Mentre il silenzio cala anche sull'affaire Roberta Della Casa. La fronda di consiglieri che aveva chiesto a Raggi un passo indietro sulla nomina dell'ex presidente, da Eleonora Guadagno ad Alessandra Agnello, da Agnese Catini a Donatella Iorio, non si è espressa dopo l'ordinanza che ha reso ufficiale la scelta. Spariti gli status di protesta. I telefoni squillano a vuoto. 

Unica voce fuori dal coro resta Monica Lozzi, presidente M5s del VII municipio, rivale di Raggi sui territori, pronta a sfidarla da candidata sindaco. Ha definito la nomina di Della Casa un "atto di bullismo" incassando due sostegni pubblici, dal presidente del XV municipio Stefano Simonelli e dal consigliere regionale M5s Marco Cacciatore. I "dissidenti". Pochi rispetto a quanti sotto sotto vorrebbero dire la loro. 

"Lozzi è molto stimata anche tra i consiglieri comunali, intorno a sè sta raccogliendo un bel consenso" giurano i ben informati. Oggi però nella truppa di consiglieri capitolini nessuno si vuole esporre. Anzi. C'è anche chi ha proprio cambiato corrente. Vedi il consigliere ex capogruppo Paolo Ferrara, da lombardiano di ferro (vicino a Roberta Lombardi, esponente regionale grillina, acerrima nemica della sindaca) a fan di Raggi in 48 ore, pronto a difenderla e a paragonarla, addirittura, se necessario a Michelangelo Buonarroti. Governare Roma come portare a termine la Cappella Sistina. 

Esagerazioni a parte, in un traballante gioco di tatticismi ed equilibri non sempre facili da interpretare, Raggi sembra oggi più forte di ieri, almeno tra i suoi. A supportarne la causa poi ci sono gli alfieri di sempre. Il capogruppo Giuliano Pacetti e l'assessore al Personale Antonio de Santis. Entrambi pronti a difenderla a ogni attacco. L'ultimo arrivato nelle scorse ore da Nicola Zingaretti"Raggi per Roma è una minaccia" avrebbe detto il segretario del Pd secondo indiscrezioni stampa mai smentite. E qui a prendere le difese della sindaca, a sorpresa, ci si è messo anche il presidente dell'Aula capitolina Marcello De Vito: "Magari è questo "pseudo" alleato di governo ad essere una "minaccia". O l'alleanza stessa".

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Infatti niente alleanza, se il volto in campo sarà quello di Virginia Raggi. Le parole pronunciate dal governatore del Lazio sembrano mettere il punto finale a qualunque possibile accordo che replichi in Campidoglio lo schema di governo giallorosso. 

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