De Vito arrestato, si riapre lo scontro Raggi Lombardi: "Gli dissi di dimettersi, la sindaca invece con Giampaoletti..."

La sindaca a Porta a Porta accosta l'avversaria al nome di De Vito. Ma lei non ci sta e replica

Le arcinemiche, con l'arresto di De Vito, tornano a battagliare. Virginia Raggi e Roberta Lombardi, la sindaca di Roma e la consigliera grillina in Regione, simboli al femminile di due diverse correnti del Movimento romano, riprendono l'ascia di guerra. 

Raggi ha tirato in ballo l'avversaria ieri sera a Porta a Porta: "E' noto che lui (De Vito, ndr) e Lombardi non mi amavano" dice la sindaca, riacchiappando dal cilindro i vecchi correntismi, oggi funzionali a raccontare che il presidente dell'Assemblea capitolina, in carcere con l'accusa di corruzione, era sull'altra sponda. Una sorta di opposizione interna. Insieme, da sempre, all'ex deputata pentastellata Lombardi. Un accostamento che la Faraona, così ribattezzata, ha rispedito al mittente via Twitter parlando di "meschine insinuazioni".  

"A #DeVito dissi di dimettersi se indagato nell'indagine sullo Stadio" scrive Lombardi, che posta a corredo un whatsapp inviato a De Vito (vedi in basso), senza però raccogliere alcun commento positivo, anzi. Gli elettori non apprezzano il "vile" tentativo di "pulirsi le mani" pubblicando un messaggio di una conversazione strettamente privata. Nello stesso tweet poi la stoccata a Raggi: "Altri hanno invece dato piena fiducia a Giampaoletti (direttore generale del Campidoglio, ndr) indagato per concussione per la vicenda Ama. Io non faccio sconti a nessuno!"

Insomma, lo scontro è più che riaperto. Ed è facile immaginare come il livello di tensione tra le parti non sia destinato a calare. Nella strategia comunicativa messa in campo da Raggi per non soccombere sotto il peso dell'arresto per corruzione di De Vito, c'è al primo posto la narrazione della proverbiale lontananza tra i due. E certo attaccare Lombardi, che con De Vito andava a braccetto, diventa funzionale all'ottica scelta per difendersi. 

D'altronde tra le due donne del Movimento è dall'anno zero che non corre buon sangue. Si parte con la corsa alle Comunarie del 2016 per scegliere il candidato sindaco e la storia del dossieraggio degli avversari per far fuori De Vito, e si arriva al quadro incandescente all'indomani dell'elezione di Raggi in Campidoglio, quando Lombardi, del mini direttorio che teneva d'occhio Virginia, mal digerì la nomina di Daniele Frongia, del raggio magico, a capo di gabinetto. O quella, peggio ancora, di Raffaele Marra, ex dirigente alemanniano poi arrestato anche lui per corruzione, a suo vice. "ll virus che ha infettato il movimento" disse Lombardi con una frase diventata celebre.

Un pessimo rapporto insomma quello tra le leader, tranne per brevi parentesi a favor di telecamere, quando Lombardi correva per la presidenza del Lazio e necessitava del sostegno del territorio, o quando partì l'inchiesta sullo Stadio nel 2018 e la coppia sembrava quasi unita nell'incolpare i big del Movimento di aver calato dall'alto mister Wolf, Luca Lanzalone, tra i principali attori della rete corruttiva poi scoperta. Brevi parentesi funzionali al racconto del momento, ma quasi sempre di facciata per nascondere fratture mai sanate. Che oggi, a Raggi, fa più che comodo tornare a ricordare. 
 

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