Raggi, il week end della purificazione: assoluzione e referendum flop rafforzano la sindaca

E Di Maio apre agli aiuti: "Nuovi fondi e poteri per Roma"

Foto Ansa

Il migliore degli scenari possibili si è realizzato. Innocente per i giudici perché "il fatto non costituisce reato" e paladina del servizio pubblico, alla luce di un referendum, quello sulla messa a gara del tpl romano, fallito con un'affluenza di appena la metà del quorum necessario, Virginia Raggi esce come nuova da un lunghissimo weekend. "Atac resta ai cittadini, ora sprint e impegno per rilanciarla" ha twittato subito dopo i risultati della consultazione per la messa a gara del tpl cittadino, primo segnale social del nuovo corso da tracciare a partire da oggi.  

Un anno zero per l'amministrazione grillina, che ora economizzerà in ogni modo la doppietta, con un piede sull'acceleratore per quanto riguarda i nodi da sbrogliare (Atac appunto, con il concordato che attende la pronuncia dell'assemblea dei creditori, Ama con il bilancio bloccato, la manutenzione di verde e strade a zero o quasi). Forte di un governo amico che se fino ad oggi non ha dato spinte decisive all'amministrazione romana, approfitterà dei punti segnati da Virginia per recuperare il terreno perso anche a livello nazionale, dove il Movimento Cinque Stelle sta scontando, specie sul piano mediatico, la stretta della Lega. "Daremo più poteri a Raggi e più fondi - ha assicurato il vicepremier Luigi Di Maio - ci saranno tutti gli investimenti nella legge di Bilancio"

Ma ci sarà anche una squadra rivista e corretta. Perché se è vero che la sindaca oggi è più forte, lo è altrettanto che non ha più alibi. Nessuna scusa d'ora in avanti se i servizi pubblici non funzionano. I problemi di Roma restano lì, dove la sindaca li ha lasciati. E allora la prima mossa per toccare con mano il cambio di passo interesserà la squadra di lavoro. Chi è già stato giudicato inadeguato, bocciato in più occasioni da una parte degli stessi consiglieri di maggioranza, con ogni probabilità uscirà dalla giunta. I nomi che circolano per un possibile avvicendamento sono quelli di Pinuccia Montanari all'Ambiente, Linda Meleo ai Trasporti, Rosalba Castiglione alla Casa. E da ultimo, nella posizione forse più delicata perché difficile da rimpiazzare, anche Gianni Lemmetti al Bilancio. 

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Insomma, il Movimento romano da oggi ha un'altra carta da giocare: una Virginia Raggi ripulita da ogni macchia, carburante di una macchina quella grillina da tempo fiacca e poco incisiva, anche a livello comunicativo. Non a caso la ripartenza è stata segnata da un messaggio di attacco pesante post sentenza, decisamente fuori da ogni argine istituzionale, diretto dalla stampa. Non potendo sparare a zero sui magistrati, data la natura giustizialista del Movimento di Grillo, gli insulti sono tutti per i giornalisti, definiti "puttane", "sciacalli", "pennivendoli" e quant'altro dallo stesso Di Maio e da Alessandro Di Battista, intervenuto da oltre Oceano. Serviva forse un capro espiatorio, un soggetto con cui rialimentare la retorica delle origini, quella anti sistema. L'esperimento mediatico, dato l'acceso dibattito in rete, è più che riuscito. 

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