Porta a porta, sempre peggio per i negozianti: ora i privati vogliono mollare l'appalto

Oltre cento lavoratori rischiano il posto di lavoro. Senza contare le ricadute su una raccolta già deficitaria. Sindacati: "Pronti allo sciopero"

Cartoni accatastati fuori da una farmacia, immagine d'archivio

Entro settembre, salvo sorprese positive, scatterà lo sciopero. Più di cento lavoratori rischiano il posto. Senza contare le grosse ricadute sul servizio. Così, alle criticità legate alla raccolta ordinaria e agli impianti di trattamento, al dossier rifiuti si aggiunge il caos della raccolta porta a porta dedicata a negozi e utenze non domestiche. Un appalto di Ama, da 150 milioni di euro, con esternalizzazione del servizio ai privati, affidato a novembre 2018 e partito (male) lo scorso gennaio. Deficit iniziali mai risolti stanno portando oggi a licenziamenti collettivi, con conseguenze sulla raccolta potenzialmente disastrose. 

Giovedì il tavolo con le organizzazioni sindacali Fp Cgil, Fit Cisl, Fiadel e la fumata nera sulle trattative in corso. La società Isam, del raggruppamento temporaneo di imprese capeggiato da Roma Multiservizi, chiuderà le procedure di licenziamento per 25 persone, mentre la Sea (in subappalto) ha confermato "l'intenzione - si legge nel verbale dell'incontro - di abbandonare l'appalto considerando queste condizioni economiche". Scelta che lascerà a casa altre 80 persone. La ragione centrale delle difficoltà? Gli errori nel capitolato iniziale, il documento che fissa i termini del servizio: il numero di utenze fornito da Ama alle imprese non corrisponde al reale del fabbisogno sul territorio. 

"I tabulati sono vecchi, di dieci anni fa - spiega Franco Fanelli, della Fp Cgil - le società si sono trovate il 50% delle utenze rispetto a quelle inizialmente indicate, e dato che vengono pagati sul numero di utenze effettivamente servite, hanno percepito la metà". Frequente insomma che al posto di quello che nel 2010 era un negozio, oggi ci sia un appartamento. O che i mercati rionali con dentro 200 banchi vengano calcolati come un'unica utenza. Un gran pasticcio fin dall'inizio, ben noto ad Ama e Campidoglio rimasti in silenzio, che ora presenta il conto. 

Il punto sulla raccolta ordinaria

Intanto sempre sul fronte rifiuti, persistono da settimane per quanto riguarda la raccolta stradale e i conferimenti dell'immondizia negli impianti. Carenti, come RomaToday ha più volte raccontato. Nella giornata del 5 settembre un tavolo tecnico tra Ama e Regione, con notizie quanto meno rassicuranti. Dalla prossima settimana gli impianti di trattamento meccanico biologico di Saf (in provincia di Frosinone) e di Ecologia Viterbo torneranno a funzionare e quindi a trattare 300 tonnellate al giorno di rifiuti inviati da Ama. Insieme al termovalorizzatore di Acea che dovrebbe a sua volta sbloccare i quantitativi accolti dall'impianto di Rida Ambiente ad Aprilia. Restano ancora da chiudere i contratti con Marche e Abruzzo per il conferimento a lungo termine (fino al 31 dicembre 2019) nei Tmb fuori regione. 

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