Punti verde qualità, stretta finale del Comune: piovono le revoche delle concessioni

Nuovi procedimenti di revoca inoltrati ai concessionari dei Punti Verde Qualità. Siracusa: "Ma perchè aggiungere altra carne al fuoco? Alle prime revoche non è seguito alcun bando per riassegnarne le aree. Si rischia la deflagrazione"

Una pioggia di revoche. La stagione dei Punti Verde Qualità sta attrevarsando una fase decisiva. Dal Comune, in assenza di un reale indirizzo politico, gli uffici continuano nella strada intrapresa con la precedente amministrazione. E così dopo le 11 revoche avviate durante la consiliatura di Marino, a gennaio è arrivata una seconda e corposa ondata.

IL CINEMA MULTISALA - “L’abbiamo ricevuta anche noi”, ammette l’architetto Manuch, concessionario del Punto Verde Qualità Stardust Village del Torrino. Un cinema multisala con pub, ristorante, giochi per bambini, laghetto. Un’attività  avviata da oltre una decade, fruita e apprezzata. Quindi molto diversa dai soliti scheletri lasciati a marcire sui territori, come nel caso della vicina Città del Rugby di Spinaceto. Ma questo “provvedimento di revoca è arrivato a tutti – spiea Manuch –a chi non ha mai pagato una rata ed a chi invece, come noi, ha già investito il 22% di capitali propri, anziché il previsto 5%”. 

IL BUCO DEI PUNTI VERDE - La galassia dei Punti Verde Qualità è enorme. Nell’operazione, partorita dalla Giunta Rutelli nel 1995 e poi realizzata da Veltroni ed Alemanno, sono rientrati imprenditori di ogni sorta. Il Comune, a fronte di concessioni rilasciate a società con 10mila euro di capitale sociale, si è esposto con polizze fideiussorie presso due istituti di credito. Lo ha fatto garantendo una copertura pari al 95% dell’investimento. Alcuni concessionari però non hanno mai iniziato a pagare. Altri invece hanno smesso di farlo. Il risultato è un'esposizione del Comune con le banche per 240 milioni di euro. Tanti soldi, che avevano spinto a fare dei distinguo. Così, per l'ex Commissario Tronca, tra le 32 concessioni rilsciate andavano individuata quelle in cui sussisteva  “l’interesse pubblico”. Sarebbe stata quella la stella polare cui affidarsi per decidere quando fosse il caso di procedere con le revoche.

MURO CONTRO MURO - “La nostra situazione è paradossale – racconta l’architetto Manuch –  ad aprile abbiamo presentato un nuovo piano economico e finanziario.  Abbiamo chiesto infatti di rivedere le rate del mutuo, perché è innegabile che i consumi e l’economia dal 2009 non siano più gli stessi di quando abbiamo siglato la convenzione.  Il piano però è un accordo che va sottoscritto tra le parti. Quindi noi abbiamo detto la nostra, ma la risposta del Comune non ci è mai arrivata. In compenso, qualche giorno fa, abbiamo ricevuto il procedimento di revoca. A cui abbiamo immediatamente replicato, proponendo una nuova Conferenza dei servizi. Adesso questa situazione, che è comune a tanti concessionari, ci mette in una condizione di  andare al muro contro muro con l’amministrazione”.

SCENARI FUTURI - La revoca di queste strutture, di proprietà comunale ma assegnate per trent’anni ad imprenditori privatI, apre i campo a diversi interrogativi. “Il Comune, se non prende delle decisioni, rischia di peggiorare un quadro già drammatico – spiega Federico Siracusa, ex Consigliere municipale esperto di Punti Verde Qualità – alle undici revoche già realizzate ed alle procedure di decadenza delle concessioni,non è seguito alcun bando pubblico per riassegnare le aree. Ed invece è  necessario intervenire quanto prima, avviare procedure di recupero che non necessariamente debbano passare per altri Punti Verde. A fronte di questa situazione, che espone al degrado ed al saccheggio aree come la Città del Rugby, non si capisce questa nuova mossa del Comune. Si aggiunge altra carne sul fuoco, quando non si era in grado di affrontare nemmeno le precedenti revoche. La situazione rischia di deflagrare ed a rimetterci, come in passato, saranno le casse pubbliche”. Un vero paradosso, perché i procedimenti di revoca, da Marino in poi, sono stati fatti proprio evitare il dissesto economico nel bilancio capitolino.
 

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Commenti (1)

  • Avatar anonimo di mauro pandolfi
    mauro pandolfi

    Ma non s'era detto "facciamo tutto noi "" ora si stanno rendendo conto che trà il dire , e il fare , c'è una piccola differenza !!

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