Casa, la protesta di movimenti e sindacati torna in Regione: "Garantire una legge per il diritto all'abitare"

Il presidio è organizzato dai movimenti per il diritto all'abitare, Asia Usb e Unione Inquilini

Tornano le proteste per la casa sotto le finestre della Regione Lazio. Dopo il corteo del 7 febbraio per le strade di Garbatella, che ha raggiunto la sede della Giunta di Zingaretti, mercoledì 10 luglio, a partire dalle 11, sarà la volta del Consiglio di via della Pisana. A scendere in piazza, i movimenti per il diritto all’abitare e i sindacati Asia Usb e Unione Inquilini. “È arrivato il momento di garantire una legge per l’abitare”, spiegano gli organizzatori. Mentre, “tavoli di confronto promessi completamenti disattesi e promesse disseminate a piene mani sembrano essere gli strumenti preferiti da questa amministrazione sul tema dell’abitare”.

Tra le rivendicazioni, viene richiamata la legge regionale che stanziava 194 milioni di euro per un piano per l’emergenza abitativa di Roma Capitale, “varata nel 2014 e mai applicata. Un balletto dissennato con la sindaca Raggi che ha lasciato nel cassetto inutilizzati quasi 200 milioni di euro. Mentre la graduatoria degli aventi diritto ad una casa popolare cresceva, i residence ribollivano e le occupazioni abitative venivano minacciate di sgombero, così come gli occupanti per necessità delle case popolari”.

Ma non solo. La Regione Lazio, si legge nella nota che chiama la mobilitazione, “sta per mettere mano alla Legge 12 (la legge che regola l’assegnazione delle case popolari, ndr) e lo sta facendo senza un confronto chiaro con il territorio, con le città, soprattutto con Roma. Nemmeno i sindacati degli inquilini sembrano coinvolti, tantomeno i movimenti e le realtà sociali impegnate da tempo nelle periferie sul diritto alla casa”. Tra le critiche rivolte al nuovo strumento, “la scelta di usare parametri Isee poco chiari per definire il reddito di accesso e di decadenza, parametri indirizzati a ridurre l’accesso all’edilizia pubblica alle sole situazioni di indigenza e che rischiano di tagliare fuori molti nuclei familiari oggi residenti in un alloggio popolare”, scrivono. “Anche il termine ‘cittadino equiparato’ che affronta il tema dei migranti che fanno richiesta di casa collegato anche con il tempo di residenza, sembra inseguire i furori salviniani e gestire così le paure di periferie insofferenti”.

In quanto alle regolarizzazioni per i cosiddetti senza titolo, “troviamo un chiaro omaggio all’articolo 5 della legge Renzi-Lupi del 2014, nessuna sanatoria dopo quella data. Inquietante messaggio alle migliaia di nuclei familiari che andranno per la strada a causa di un provvedimento ideologico e nemico dei poveri. Questa questione riguarda così anche le migliaia di occupanti di stabili dismessi e vuoti che invano si sono battuti per l’applicazione della delibera sull’emergenza abitativa anch’essa del 2014”. Attaccano: “Si sta per varare una legge che dovrà essere applicata con gli sgomberi e si sta portando avanti il progetto senza un confronto degno di questo nome e della gravità della situazione”.

Non manca una critica alla delibera approvata di recente “che permette la vendita agli Ater degli alloggi non solo di pregio, anche periferici. Si sta portando un ulteriore attacco all’edilizia pubblica, nonostante che quello dell’alloggio sociale, segmento del mercato della casa che tutti i centri di ricerca indicano sia l’unico carente nel nostro paese, introducendo criteri riservati all’edilizia privata”. 

Infine i piani di zona: “Continua l’ostruzionismo dell’Amministrazione regionale, che fa da sponda a quella comunale, sull’applicazione della legge sui piani di zona per imporre la fine della truffa nei confronti di decine di migliaia di cittadini o sulla mancanza di tutele verso gli inquilini degli enti previdenziali colpiti dai processi di dismissione e aumenti degli affitti”.

Ecco la piattaforma con le richieste

•        Riattivazione del piano decennale di finanziamento di edilizia pubblica di 1 Mld (nuova Gescal regionale).
•         Rendere operativo il piano regionale sull'emergenza casa (delibera n° 18/2014) utilizzando i fondi ex Gescal (200mln € di Roma ), convertendo in legge la delibera n°18/2014.
•         Fermare sfratti e sgomberi per chi ha i requisiti per l’E.R.P.
•         Un piano di regolarizzazione degli inquilini senza titolo delle case popolari aventi diritto in base ai requisiti E.R.P.
•         Innalzare i limiti di reddito per la decadenza, considerando il 30% di quello dei figli.
•         Rinnovata e vera gestione del patrimonio ERP uscendo dalla finalità aziendalistica di ATER, riportandola alla sua funzione originale ovvero ente gestore e di programmazione di tutto il patrimonio ERP escludendo ogni forma di amministrazione privata (modello Romeo, Prelious Aequa Roma).
•         Rifiuto di ogni tentativo di aumento dei canoni di locazione e adeguamento degli oneri accessori per i servizi realmente ed oggettivamente erogati.
•         L’impegno della Regione Lazio in tutela degli inquilini degli enti previdenziali (Inps, Enpaia, Enasarco, Casse ecc.), riattivando le norme regionali che prevedono la concessione di mutui agevolati o l’acquisto delle case da parte degli Ater per chi non può acquistare.
•         Attuazione della norma (L. 199/2008) che tutela chi è insolvente nel pagamento del mutuo della casa.
•         Promuovere una forte azione istituzionale da parte della Regione Lazio per: la verifica della modalità di realizzazione dei piani di edilizia agevolata ( i piani di zona) e della spesa dei fondi ( 1,5 Mld di euro negli ultimi 20 anni); fermare il sistema di gestione speculativo e sanzionare le imprese cooperative costruttrici che hanno commesso gravi violazioni. 

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