Centri accoglienza, non solo mafia capitale: i lavoratori alzano la voce

Un gruppo di dipendenti dei centri di accoglienza per migranti della Capitale si è riunito sotto all'assessorato alle Politiche Sociali. La denuncia: "Basta stipendi arretrati e contratti non rispettati". Critiche anche al sistema 'dell'emergenza': "Ripensare i mega centri"

Stipendi arretrati, contratti non rispettati e un sistema di accoglienza che “costringe gli operatori sociali dei centri per migranti, richiedenti asilo e rifugiati a lavorare in condizioni di forte precarietà” con conseguenze anche sulla qualità dei servizi erogati. Si sono dati appuntamento per un'assemblea sotto all'assessorato alle Politiche Sociali di viale Manzoni i lavoratori dei centri di accoglienza della Capitale, riuniti sotto la sigla A.L.A., Assemblea dei lavoratori e delle lavoratrici dell'accoglienza che da dicembre ha dato vita a un percorso autorganizzato.

Una voce rimasta inascoltata fino ad oggi nel calderone mediatico seguito allo scoppio dell'inchiesta mafia capitale che ha mostrato il sistema corruttivo sviluppatosi attorno al business dell''emergenza migranti'. “L'idea da cui partiamo è che lo sfruttamento del nostro lavoro e la violazione dei diritti dei migranti sono due facce della stessa medaglia di questo sistema” spiega una lavoratrice al presidio. Da una parte infatti la rivendicazione di tutele lavorative che una delegazione ha portato all'assessore Francesca Danese, dall'altra l'apertura di una discussione sulla necessità di modificare un sistema d'accoglienza “tutto da ripensare”. 

“Questa è una riflessione che è nata prima dell'inchiesta mafia capitale” aggiunge un altro lavoratore. “Oggi i migranti vengono concentrati in mega centri, spesso periferici e isolati anche nella loro collocazione. Molti centri sono sotto organico e questo, aggiunto al disagio dei lavoratori che spesso vengono pagati in ritardo, ha conseguenze sulla qualità del servizio erogato e preclude un reale percorso di integrazione”. Tra le denunce anche il 'demansionamento' degli operatori: “I nostri compiti non sono chiari e non sono rari i casi in cui ci ritroviamo a svolgere servizi, come la guardiania o l'addetto mensa, che non ci competono”. 

Tra le richieste avanzate all'amministrazione capitolina, “il pagamento immediato di tutti gli stipendi arretrati” e il rispetto “dei contratti e delle mansioni che contratto nazionale prevede per la nostra figura”. E ancora: “Chiediamo meccanismi di trasparenza negli appalti pubblici e di erogazione dei fondi” perché “vogliamo avere garanzie che non siano i lavoratori a pagare per la corruzione delle cooperative”. Tra i punti anche l'inserimento tra le clausole “dirimenti” per accedere ai bandi “il rispetto delle tutele sanitarie”. Infine la “trasformazione radicale del sistema di accoglienza attraverso il superamento dei mega-centri e delle perenni politiche emergenziali, fonte primaria del business”. 

Obiettivo l'apertura di un tavolo con il Comune di Roma, l'assessorato alle Politiche Sociali, Prefettura  e Servizio Centrale Sprar “perchè vogliamo risposte immediate sul futuro dei lavoratori dell'accoglienza a Roma, per sottolineare le criticità del sistema vigente e proporre la nostra idea di accoglienza”. Intanto in mattinata una delegazione ha incontrato il caposegreteria dell'Assessorato alle politiche sociali del Comune di Roma. Come comunicano dall'assessorato, domani Francesca Danese incontrerà i lavoratori. 

A fianco dei lavoratori, sotto l'assessorato anche alcuni rappresentanti del Clap, la Camere del lavoro autonomo e precario. “Siamo qui a sostegno di una mobilitazione che denuncia come nel mondo dell'accoglienza non è solo malaffare, come ci ha raccontato l'inchiesta mafia capitale, ma anche sfruttamento, precarietà, pagamenti mancati, turni sfiancanti e demansionamento” commenta Francesco Raparelli. “Il lavoro dell'operatore sociale è al contrario altamente qualificato e in quanto tale va riconosciuto e tutelato”. In piazza anche la rete di collettivi antirazzisti Resistenza Meticcia. Commenta Giansandro: “In questi ultimi anni abbiamo seguito la mobilitazione dei migranti dentro ai centri ma siamo qui perchè crediamo che per modificare il sistema sia necessario muoversi insieme a una figura fondamentale come i lavoratori”. Presente anche l'Unione sindacale di base a difesa “da una parte di un gruppo di lavoratori impiegati nei centri gestiti dalla cooperativa Eta Beta che non vengono pagati e dall'altra degli utenti di tali strutture che non ricevono il 'pocket money' che dovrebbero invece avere” denuncia il sindacalista Pio Congi. 

Intanto c'è chi, 'dal basso', chiede l'apertura di un nuovo filone di inchiesta che porti a “contestare reati non considerati fino ad oggi e che riguardano le modalità di gestione dei centri”. Lo spiega Antonello Ciervo dell'Asgi, l'Associazione per gli studi giuridici dell'immigrazione, che insieme a Yo Migro e Lunaria hanno depositato un esposto alla Procura della Repubblica. “Fino ad oggi ci si è concentrati sull'attività di alcune persone che, attraverso la loro attività di corruzione, si sono assicurati appalti e orientato le istituzioni per trarne profitto” continua Ciervo. “Manca però un altro elemento: com'è possibile ottenere un guadagno così elevato dalla gestione dei centri? La nostra tesi è che una volta ottenuta la gestione dei centri i servizi erogati sono stati al di sotto degli standard richiesti”. Per questo le associazioni hanno deciso di costituirsi parte civile e nei confronti del Comune di Roma, “ente che aveva la responsabilità civile su quanto accaduto” nel tentativo di ottenere una “convergenza crescente di soggetti che chiederanno di essere risarciti”. 

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