Differenziata negozi, gli operatori privati ad Ama: "Noi costretti a licenziare. Non veniamo pagati"

Il presidio sotto la sede della partecipata. A casa 18 lavoratori. Rischiano quasi in trecento. E il servizio è già un flop

Circa 300 lavoratori a rischio. Per non parlare della tenuta dell'intero servizio, destinato a bloccarsi se le rappresentanze sindacali decideranno per lo sciopero, e del conclamato fallimento della strategia di esternalizzazione di parte dei servizi messa in campo dall'azienda. Ci sono una trentina di lavoratori in via Calderon de la Barca. Molti di più a combattere con lo stipendio che non arriva. In presidio da metà mattina aspettano davanti alla sede di Ama che una delegazione venga ricevuta dall'amministratore unico, pro tempore, Massimo Bagatti. 

Parliamo dei dipendenti delle società affidatarie della raccolta differenziata delle utenze non domestiche. Maxi gara da 150 milioni di euro e 15 lotti, uno per municipio, partita a fine ottobre. Un'operazione che avrebbe dovuto liberare la partecipata di risorse e mezzi. E invece a cinque mesi dall'avvio, il bilancio è disastroso. Alcune ditte appaltatrici denunciano l'insolvenza di Ama che in cinque mesi non avrebbe ancora erogato le risorse economiche pattuite. Il servizio è carente, e per garantirlo in tutta Roma l'azienda è comunque costretta a usare risorse interne. Nessun vantaggio quindi. Anzi. 

"Non è una situazione accettabile" denuncia a RomaToday Alessandro Russo, rappresentante della Fp Cgil di Roma e Lazio. "I problemi sono due: da una parte le aziende che hanno in carico il servizio hanno fatturati più bassi perché le utenze da servire sono inferiori a quelle stabilite nel capitolato di gara". Già, le mappature fatte male in qualche caso hanno indicato il doppio delle utenze poi effettivamente presenti. "Dall'altra parte - prosegue Russo - le stesse ditte non riescono a coprire il servizio come dovrebbero perché non ricevono i pagamenti delle fatture. E quindi è Ama che sopperisce, senza il sollievo alle risorse interne che si doveva avere dall'esternalizzazione". Insomma, un caos. "Diciotto lavoratori sono già stati mandati a casa - racconta ancora Franco Fanelli, altro rappresentante Fp Cgil - altri 15 sono a rischio"

La richiesta dei sindacalisti è diretta ai vertici. "Bagatti ci riceva insieme alle ditte operanti, dobbiamo sederci tutti intorno a un tavolo e capire cosa sta succedendo. Chi non paga chi". Già, perché il rischio è quello del ping pong da una società all'altra. "Non è detto poi che sia solo Ama a non pagare - prosegue Russo - e il rischio è che ci vadano di mezzo le aziende sane". I lavoratori, quelli in presidio, fanno parte dell'Ati, associazione temporanea d'impresa, guidata dalla Roma Multiservizi (società controllata del Campidoglio) che incassa da Ama e poi paga le altre società. Come la Sea Soluzioni Eco Ambientali Srl di Torino, che si occupa della raccolta dell'organico e del vetro in cinque municipi della città. "Noi in cinque mesi non abbiamo visto un euro" denuncia Massimo Pelusi, rappresentante dell'azienda, a fianco dei lavoratori nella protesta. "Abbiamo dovuto mandare a casa 18 persone su 80. Lavoriamo con appalti in molti comuni del nord Italia. Non ci era mai successa una cosa del genere". Anomalie romane, tristemente note in città. 

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