Ambulanti contro i trasferimenti delle bancarelle, "occupato" il dipartimento: "Lesi i nostri diritti"

Ennesima protesta dei lavoratori del settore contro le delocalizzazioni avviate dall'amministrazione Raggi

Gli striscioni di protesta

"Delocalizzazioni fatte con violenza", "lesi i nostri diritti", "Raggi caccia quel bugiardo di Coia". Gli ambulanti tornano a protestare. Questa mattina un gruppo di operatori ha appeso degli striscioni sulla balconata di via dei Cerchi, dove ha sede il dipartimento Commercio, per opporsi con ogni mezzo alle delocalizzazioni delle bancarelle avviate dall'amministrazione Raggi. 

Via Tuscolana, via Tiburtina, via Ugo Ojetti, ponte Milvio, via Appia Nuova. Ogni municipio, in ottemperanza a quanto stabilito dalla delibera 30 passata in Assemblea capitolina, sta approntando i trasferimenti di bancarelle giudicate lesive del decoro urbano. Ma i lavoratori, non ci stanno. Perché i posti alternativi offerti non avrebbero lo stesso valore commerciale.

Lo scorso 30 aprile una manifestazione in piazza Madonna di Loreto, alla quale hanno preso parte circa 200 lavoratori delle rotazione A, B, C e integrative, del settore non alimentare. Non parliamo di camion bar, per capirsi, ma di banchi che vendono per lo più abbigliamento e accessori per la casa. Ma da allora, quasi un mese fa, l'amministrazione non ha dato risposte, né cenni di passi indietro. Si va avanti con i trasferimenti e non solo. C'è anche una proposta di delibera, vidimata dal Segretariato generale a fine aprile, che punta a "trasformare i posteggi a rotazione di Roma Capitale in posteggi isolati fissi, assegnati tramite l'indizione di una procedura a evidenza pubblica".

Andrea Coia, presidente M5s della commissione Commercio, aveva annunciato uno stop dell'iter e l'avvio di un dialogo con i lavoratori. Che però, per il momento, non sono soddisfatti. "L'iter sta andando avanti" denuncia Alessia Salmoni, della UilTucs. "Non è vero che ci stanno ascoltando. La protesta di oggi era attesa, quando si dice a operatori e aziende che rischiano in prima persona i capitali che gli viene tolta la possibilità di lavorare, è il minimo che può succedere". 
 

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