Roma a luci rosse, operatori in strada per salvare le lucciole: "4mila intercettate nel primo semestre 2017"

In media 620 al mese, un incremento medio mensile dell'8 per cento rispetto al 2016. Baldassarre su servizio Roxanne: "Un esempio virtuoso di integrazione sociosanitaria"

Immagine d'archivio

Protezione, reinserimento sociale, prevenzione sanitaria. Il Campidoglio tenta di lanciare un'ancora di salvataggio alle lucciole che affollano le strade della Capitale (QUI LA MAPPA). Donne sfruttate da giri di malavita, per lo più straniere, costrette ad alimentare il mercato del sesso a pagamento di giorno e di notte. Vengono intercettate da operatori sociali, coadiuvati dal dipartimento alle Politiche sociali di viale Manzoni, che offrono loro diverse tipologie di assistenza. Il servizio si chiama Roxanne, è attivo dai primi anni 2000, nato per accompagnare le donne costrette a vendersi sul marciapiede a una fruizione consapevole dei propri diritti individuali. 

"Un esempio virtuoso di integrazione sociosanitaria" come spiegato a RomaToday dall'assessore al Sociale Laura Baldassarre. Vitto, alloggio nelle "case di fuga", lavoro, assistenza legale, segretariato sociale. A operare è una rete multi agenzia che coinvolge servizi pubblici della sanità locale (ambulatori ASL, consultori, DSM, aziende ospedaliere) forze dell’ordine, enti internazionali quali l’Organizzazione mondiale per le migrazioni (OIM) e il Cies, per il rimpatrio volontario assistito. Ma partiamo dai numeri sul servizio raccolti da RomaToday. 

Nel primo semestre del 2017 (ultimi dati disponibili forniti dal Campidoglio) le unità di strada hanno intercettato 3725 ragazze durante 251 uscite degli operatori per i quartieri delle periferie capitoline. In media 620 al mese, un incremento medio mensile dell'8 per cento rispetto al 2016, che si è chiuso con 6936 ragazze assistite. Non cambio invece di anno in anno la provenienza e l'età delle donne, per l’80% tra i 20 e i 30 anni, provenienti essenzialmente dalla Romania (3644 contatti nel 2016) e dalla Nigeria (1770). 

Una volta fermate sui marciapiedi, vengono accolte allo sportello Roxanne di via Galileo Galilei, gestito dalla cooperativa Parsec, attivo 5 giorni su 7 dalle 11 alle 17. Nel 2016 si sono avvicinate ai servizi di accoglienza offerti 142 donne, 91 nel primo semestre dell'anno in chiusura. Poi ci sono la "casa di fuga" Koibè, sei posti, un servizio residenziale che si fa carico delle utenti in tutta la loro complessità, sorvegliato dagli operatori h24, che insieme alla casa di semiautonomia Waslala, ha aperto le porte a 40 donne in prevalenza nigeriane, di cui 15 in carico al 31 dicembre 2016 (i requisiti necessari per accedere ai programmi di assistenza sono previsti dall’art 18 del Decreto Legislativo n 286 del 25/07/98). In parallelo si sviluppa il sostegno di tipo lavorativo con il progetto ProHIns, che mira al reinserimento socio lavorativo e alla conquista di un'autonomia che consenta la fuoriscita dallo sfruttamento. Ha avuto in carico 13 delle 30 donne accolte nelle case di fuga.

"Come in tutte le strutture di accoglienza del circuito capitolino non ci limitiamo ad assicurare vitto e alloggio, ma garantiamo anche un supporto nella ricerca di un impiego, assistenza legale e segretariato sociale" ci spiega Baldassarre, introducendo una novità. "Abbiamo avviato una più forte ed efficace collaborazione con i centri di prima accoglienza per minorenni stranieri non accompagnati gestiti da Roma Capitale, poiché spesso le minorenni sono le più coinvolte e quindi occorre costruire raccordi funzionali"

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Già, i dati dell'ultimo dossier di Save the Children sui minori vittime di tratta parla chiaro. Un esercito di piccoli invisibili che finiscono nelle maglie di prostituzione e lavoro nero. Sbarcano nel Mediterraneo, si fermano nella Capitale, qualcuno attende i tempi eterni del ricollocamento, qualcun altro scappa dalle strutture di accoglienza, altri ancora dichiarano 20 anni ma ne hanno appena 15. L'escamotage consente loro di aggirare il sistema di protezione minorile. Così finiscono sul marciapiede. Via Collatina, via Prenestina, via Tiberina, via Salaria, via Colombo, viale Togliatti, viale Marconi, via Aurelia. Sono le strade consolari e i quartieri che si snodano intorno alle grandi arterie di periferia a raccoglierne la maggior parte. Nel 2016 l'unità di strada CivicoZero di Save the Children è riuscita a intercettare 128 presunte vittime di tratta, l'anno precedente 110.

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