Piani di zona, Comune e Regione sotto accusa nel processo per truffa: "Dovevano controllare"

I due enti sono stati citati come responsabili civili nel processo per truffa a due cooperative costruttrici

È la prima volta che accade. Nel processo per truffa aggravata a carico delle cooperative che hanno realizzato il piano di zona ‘C25’ Borghesiana-Pantano il Comune di Roma e la Regione Lazio sono state citate come responsabili civili. Lo ha deciso il gup Francesco Patrone “rilevando che alla luce della vigente normativa e della documentazione prodotta dalla parti civili istanti possono configurarsi profili di responsabilità degli enti territoriali Roma Capitale e Regione Lazio in ragione dell’omesso controllo”.

Essendo stati ammessi anche come parti civili, i due enti nel processo ricopriranno dunque un duplice ruolo: quello di danneggiati nei confronti delle società costruttrici e quello di responsabili dei danni verso gli inquilini per non aver vigilato sul corretto impiego dei fondi destinati all’edilizia agevolata. 

La vicenda richiama quella di tanti altri piani di zona, quartieri di edilizia agevolata realizzati con finanziamenti pubblici e su terreni concessi in diritto di superficie proprio perché destinati a particolari categorie sociali: sovvenzioni erogate alle società costruttrici non sottratte dal conto finale destinato agli acquirenti con il risultato che abitazioni realizzate in regime di edilizia agevolata vengono acquistate a prezzo di mercato. 

Sei persone rischiano il processo per truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche: gli allora legali rappresentanti delle società Cicchetti Remo e Figlio srl e della Appalti Cirf srl, che realizzarono gli immobili, e gli ex vertici delle cooperative Diba Prima e Diba Seconda (attualmente presiedute dagli stessi inquilini). Secondo il pm Francesco Dall’Olio le prime due società hanno ricevuto un contributo pubblico di circa 1 milione e cento mila euro complessivi nell’ambito del bando regionale ’20.000 alloggi in affitto’ del 2003 che, tra gli altri vincoli, imponeva l’obbligo della locazione. Le due società hanno invece venduto gli appartamenti alle due cooperative Diba Prima e Diba Seconda per circa 3 milioni di euro a operazione, senza decurtare il contributo regionale. 

Venerdì 14 dicembre si è tenuta l’udienza preliminare. 38 famiglie sono state ammesse come parte civile, insieme al sindacato Asia Usb, rappresentati dall’avvocato Vincenzo Perticaro. “Per la prima volta in un tribunale Comune e Regione sono chiamate a rispondere alle palesi violazioni che si sono verificate nel corso del tempo nell’utilizzo dei fondi per l’edilizia agevolata. Gli inquilini sono decisi a chiedere tutti i danni di cui sono state vittime” il commento dell’avvocato Perticaro. “All’interno dei piani di zona sono sempre di più gli inquilini che subiscono sfratti e pignoramenti, mi auguro da un lato che il M5S al Governo intervenga in loro tutela così come accaduto con l’emendamento sulle affrancazioni e dall’altra che intervenga la Regione Lazio con il blocco degli sfratti” conclude. Soddisfatta Asia Usb: “Un ulteriore passo verso la giustizia”. 

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