Le primarie nei municipi travolgono Orfini: si faranno solo dove serve

Il commissario cambia idea e dice sì alle primarie. In 24 ore il partito si unisce contro di lui e l'ex giovane Turco è costretto al passo indietro. "Presidenti tutti ricandidati (tranne Scipioni). Se qualcuno vuole puo' tentare la scalata al Campidoglio"

No, sì, forse, dove servirà. Nel Pd romano sulle primarie nei municipi il timone è saldo, saldissimo, nel procedere con l'indecisione più totale. L'ultima è che le primarie nei municipi alla fine si terranno dove la coalizione riterrà necessario. Un topolino partorito dalla "montagna Pd" che per ore ha tremato, finendo per generare una valanga che ha, ancora una volta, travolto colui che le cose per mestiere sarebbe chiamato a metterle a posto: Matteo Orfini.

Sono state infatti ore travagliate per il commissario romano del Pd, riuscito nell'impresa di mettere insieme minoranza dem e renziani, zingarettiani e governativi, presidenti di municipio anti primarie e chi, oggi lontano da incarichi, le primarie le vuole senza se e senza ma. Una vera e propria rivolta che alla fine ha spinto l'ex giovane turco a rivedere la propria decisione. "Tutti i presidenti (tranne Scipioni) sono riconfermati. Se qualcuno vuole tentare il grande salto lo faccia presente e lì, e solo in quei territori, faremo le primarie", questa la sintesi della nuova disposizione che di fatto torna su quanto RomaToday aveva riportato mercoledì: le primarie non si faranno. 

LA PROMESSA - Secondo quanto risulta a RomaToday la promessa fatta ai presidenti di municipi era quella di assecondare la loro volontà, ovvero di puntare sulla loro riconferma nel caso si volesse tentare un altro giro, oppure di appoggiare il loro sbarco in Campidoglio nel caso dei più ambiziosi. In tre casi (VI, VII e VIII) Orfini e il partito avrebbero deciso se tenere le primarie o calare dall'alto dei candidati. I nomi già ci sono. Questo il quadro, incorniciato da un tacito accordo tra Renzi e Zingaretti testimoniato dal fulmineo appoggio del Governatore (di solito sempre sfuggente) a Roberto Giachetti. Il tutto in cambio di un tentativo, fino all'ultimo, di includere Sel.

IL CAMBIO DI ROTTA - Qualcosa però mercoledì è cambiato, sembrerebbe durante un incontro tra Orfini, Giachetti e Morassut. Così il no alle primarie sarebbe diventato un "sì, ma dopo quelle per il sindaco". Una linea nuova che in un solo colpo è riuscita a scontentare tutti dai presidenti di municipio a Sel, dai consiglieri regionali zingarettiani al Pd Lazio, fino ai due candidati alle primarie e a Patrizia Prestipino, ex assessore provinciale che martedì aveva aperto il vaso delle polemiche chiedendo il ricorso ai gazebo.

LA RIVOLTA - Il primo a puntare i piedi è stato Massimiliano Valeriani, consigliere regionale vicino a Zingaretti secondo cui le primarie nei municipi sono "un errore politico: non è possibile infatti ignorare che i presidenti in carica sono stati legittimati solo due anni e mezzo fa dal voto popolare". Stessa linea, con parole più dure, espressa dal deputato Marco Miccoli: "Se il giudizio sull'operato dei presidenti è buono non vedo motivo per metterli in discussione. Non vorrei si trattasse della richiesta di qualche capobastone, che vuole dire la propria dando avvio ad una conta e poi ad una trattativa all’interno delle Primarie per il Sindaco di Roma. Vedo molta confusione in queste ore: bisognerebbe cercare di mettere in campo strategie che portino ad allargare il campo delle alleanze e tentare fino all’ultimo di ricreare le condizioni per l’unità della coalizione di centro-sinistra". 

RENZIANI E ZINGARETTIANI INSIEME - Miccoli, minoranza dem, si ritrova incredibilmente allineato a Lorenza Bonaccorsi, renziana. "Nel Pd abbiamo delle regole chiare sulle primarie, e sulla selezione e la riconferma delle candidature per le cariche monocratiche, da cui non si può prescindere. È importante inoltre, per la città prima che per il Partito Democratico, ripartire dalle buone esperienze di Governo che abbiamo avuto in questi tre anni alla guida dei municipi. Una giovane classe dirigente che deve rappresentare un punto fermo del prossimo futuro politico". Ed anche chi le primarie le vuole, come Patrizia Prestipino, non ha nascosto il proprio malumore: "Mi lascia molto perplessa la notizia che potrebbero svolgersi dopo quelle per il Sindaco. Se è vero che le primarie sono una grande festa della democrazia, perché non pensare a un momento di voto unico che coinvolga i vari livelli territoriali? Si eviterebbe così uno sforzo organizzativo ed economico doppio, che andrebbe a gravare principalmente sui circoli e la base del partito". 

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L'INVERSIONE A U - In serata però, dopo un incontro con i presidenti di municipio in rivolta (qualcuno in mattinata aveva parlato di porcata), la marcia indietro e la nuova (vecchia) linea: le primarie si faranno solo dove serve, ovvero nel VI municipio e dove i presidenti di municipio decideranno di non ricandidarsi. Se fare o non fare le primarie deciderà la coalizione . Alla fine la notizia è questa: nel centrosinistra c'è ancora una coalizione. 

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