Sanità privata, lavoratori in presidio al ministero della Salute: "Avanti fino al rinnovo del contratto"

I dipendenti delle strutture accreditate chiedono il rinnovo del contratto fermo da 12 anni

Non si arresta la mobilitazione dei lavoratori della sanità privata del Lazio, ormai da mesi alle prese con la richiesta di rinnovo di un contratto fermo a 12 anni fa. Dopo i presidi in Regione, davanti alle sedi delle associazioni di categoria Aiop e Aris e i picchetti davanti a molti ospedali cittadini, questa mattina la protesta organizzata da Cgil, Cisl e Uil regionali del settore pubblico è arrivata davanti al ministero della Salute in via Lungotevere Ripa 1, a Trastevere. I lavoratori della sanità privata, solo nel Lazio, sono circa 25 mila. “Il servizio sanitario si regge per buona parte sulle spalle di questi lavoratori”, spiegano Natale Di Cola, Roberto Chierchia e Sandro Bernardini, segretari generali di Fp Cgil Roma e Lazio, Cisl Fp Lazio e Uil Fpl Roma e Lazio. “È anche grazie a loro se in questa regione, come nel resto del Paese, a tutti i cittadini è assicurato il diritto alla salute. Ma a differenza dei colleghi del pubblico, a fronte dello stesso servizio, ai lavoratori della sanità privata da 12 anni si nega il legittimo rinnovo del contratto. È inaccettabile”. 

L’ultima discussione del contratto risale al 2007 e gli incontri avuti con le rappresentanze delle strutture sanitarie private, laiche e religiose, Aiop e Aris, “non hanno portato ad alcun passo avanti”, denuncia Massimiliano Rizzuto, rappresentante sidacale di Fp Cgil di Roma e del Lazio. “Non si può pensare che siano solo le regioni e lo stato a mettere i soldi necessari al rinnovo del contratto. I soggetti privati che gestiscono questo servizio pubblico devono fare la loro parte. Oggi siamo qui di fronte al ministero perché, per arrivare ad una soluzione, serve l’attenzione di tutti”. Per il sindacalista, i lavoratori “non ce la fanno più. La parte economica degli stipendi è ferma al 2007 mentre quella normativa al 2004. La differenza con i colleghi del pubblico è grandissima su diverse questioni, dalla maternità allo stipendio. Senza contare che oggi sono obbligatori sia i corsi di formazione sia l’assicurazione, una spesa di circa mille euro all’anno che pesa sulle tasche dei lavoratori”. 

Così la mobilitazione continua. Continuano i segretari regionali: “Noi non ci fermeremo finché non costringeremo l’imprenditoria sanitaria, Aris e Aiop per prime, a rovesciare il risultato di questa equazione perversa. E continueremo a fare ogni genere di pressione su politica e istituzioni affinché cambino le regole del gioco: niente soldi pubblici a chi non rinnova i contratti, niente accreditamento a chi fa dumping contrattuale, niente servizio pubblico a chi non rispetta norme e contratti”. C’è già il prossimo appuntamento. “Il nostro obiettivo non cambia: sanità pubblica e privata, stesso salario, stessi diritti. Sarà una delle rivendicazioni centrali che porteremo in piazza l’8 giugno alla manifestazione nazionale unitaria a Roma”. 

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